Ondata di caldo, anche i cani a rischio: ecco come proteggerli


Cani a rischio con il caldo: la veterinaria Ilacqua spiega come riconoscere i segnali d’allarme e lancia un appello sulle manovre di primo soccorso dettate dall’istinto che possono rivelarsi fatali

cani caldo

Con l’arrivo delle alte temperature estive, il colpo di calore nel cane rappresenta una vera e propria emergenza medica che può rivelarsi fatale in pochissimo tempo. A differenza degli umani, i cani non sudano ma disperdono il calore corporeo quasi esclusivamente ansimando, regolano la propria temperatura corporea principalmente tramite la polipnea termica (ansimare con la bocca aperta), sfruttando l’evaporazione dell’acqua da lingua e mucose. La sudorazione è quasi assente: l’unico punto in cui i cani sudano sono i polpastrelli. Se questo meccanismo viene ostacolato, il calore si accumula rapidamente nel corpo, portando a conseguenze drammatiche.

Per fare chiarezza interviene la dott.ssa Ivana Ilacqua, veterinaria esperta in endoscopia, gastroenterologia e medicina integrata per Napohub, il primo ecosistema italiano, fondato da Alessandra Liberali, nato per guidare i proprietari verso una relazione consapevole con i propri animali, unendo la divulgazione scientifica a un network di specialisti della salute e del comportamento per garantire il loro benessere psicofisico.

I soggetti più a rischio: la conformazione anatomica e i fattori predisponenti

La vulnerabilità al caldo non è uguale per tutti i cani e la dott.ssa Ivana Ilacqua fa luce sulle cause anatomiche che espongono maggiormente alcune razze. “I soggetti più a rischio in assoluto sono i cani brachicefali, ovvero quelli a muso schiacciato come Bulldog, Carlini, Boxer, Shih Tzu e Boston Terrier. La loro vulnerabilità dipende da una conformazione anatomica sfavorevole, nota come Sindrome ostruttiva delle vie aeree (Baos). A causa della selezione genetica, la lunghezza del loro cranio si è ridotta, ma i tessuti molli interni, come il palato e la lingua, sono rimasti delle stesse dimensioni, finendo per comprimersi e ostacolare gravemente il passaggio dell’aria. Se le vie respiratorie superiori sono ostruite, il meccanismo dell’ansimare perde drasticamente efficienza”.

Oltre alle caratteristiche di razza, l’esperta di Napohub invita a prestare attenzione all’età e allo stato di salute generale dell’animale. “I cuccioli sono vulnerabili perché il loro sistema di termoregolazione è immaturo, mentre i cani anziani hanno meno capacità di adattarsi agli sbalzi termici. Un ruolo cruciale è giocato anche dall’obesità: il grasso corporeo in eccesso agisce come una coperta isolante, impedendo al calore di disperdersi, e muovere un corpo pesante richiede un maggiore sforzo muscolare, che genera ulteriore calore interno. Non vanno poi sottovalutate le patologie cardiorespiratorie, metaboliche e neurologiche, che possono alterare l’ipotalamo, ovvero la centralina cerebrale che regola la temperatura del cane”.

 

I segnali d’allarme e la prevenzione quotidiana

I sintomi di sofferenza termica seguono una progressione clinica molto rapida. Si passa da una fase iniziale di stress termico – caratterizzata da ansimare incessante, forte bava fluida, gengive rosso mattone e tachicardia – a una fase intermedia di ipertermia severa, in cui la temperatura supera i quaranta gradi e compaiono vomito, diarrea, letargia e andatura barcollante. L’ultimo stadio è lo shock: compaiono macchie rosso-viola su gengive o pelle, convulsioni e coma, fino al rischio imminente di arresto cardiocircolatorio. Per questo, la prevenzione ambientale e la gestione quotidiana sono fondamentali.

“In casa è fondamentale garantire una ventilazione costante, sfruttando condizionatori o deumidificatori per mantenere bassa l’umidità relativa, un fattore clinico cruciale che facilita l’evaporazione polmonare attraverso l’ansimare – spiega Ilacqua – All’aperto e in spiaggia bisogna invece evitare tassativamente le ore più calde, limitando le passeggiate al mattino presto e alla tarda serata. In spiaggia ricordate che la sabbia riflette i raggi e irradia calore direttamente sull’addome del cane, e che l’ingestione di acqua salata può scatenare vomito, accelerando la disidratazione; è indispensabile sciacquare sempre l’animale con acqua dolce fresca”.

L’esperta sfata anche un falso mito legato alla toelettatura e lancia un severo avvertimento sui viaggi in auto: “È un grave errore rasare a pelle i cani provvisti di doppio pelo, perché il loro mantello funge da isolante termico naturale; la pratica corretta è una spazzolatura profonda per eliminare il sottopelo morto. Durante gli spostamenti in auto, invece, è tassativo mantenere accesa l’aria condizionata e non si deve mai lasciare l’animale nell’abitacolo spento, nemmeno per pochi minuti. L’effetto serra può far impennare la temperatura interna dell’auto oltre i cinquanta gradi in meno di venti minuti, determinando un rischio letale immediato per shock termico”.

 

Primo Soccorso: come agire e le controindicazioni assolute

In presenza di un colpo di calore, l’obiettivo prioritario è avviare il raffreddamento immediato dell’animale all’ombra e in un ambiente ventilato, bagnando il corpo con acqua tiepida o fresca di rubinetto a circa venti gradi. Bisogna concentrarsi sulle zone a maggiore vascolarizzazione superficiale – come il collo, sotto le ascelle, nella regione inguinale e sui cuscinetti plantari – e correre d’urgenza verso la clinica veterinaria più vicina.

La dott.ssa Ilacqua lancia però un severo avvertimento sulle manovre istintive da evitare assolutamente prima di raggiungere il medico: “Non bisogna mai usare acqua ghiacciata o ghiaccio diretto, perché causano una forte vasocostrizione periferica che intrappola il calore all’interno degli organi vitali, peggiorando lo shock termico. È un grave errore anche lasciare asciugamani bagnati immobili sul corpo del cane: si crea un effetto cappa caldo-umido che blocca l’evaporazione naturale, aggravando l’ipertermia”.

La veterinaria conclude infine con due importanti divieti: “Non forzate mai l’animale a bere se si trova in uno stato di semi-incoscienza o forte intorpidimento, perché perdendo i normali riflessi protettivi delle vie respiratorie rischia una gravissima polmonite ab ingestis. Infine, è vietato somministrare farmaci antipiretici contro la febbre. Il colpo di calore non è una comune febbre causata da agenti patogeni, ma un puro fallimento fisico dei meccanismi di termoregolazione; l’uso di questi farmaci è del tutto inefficace e aggraverebbe i danni ai reni e al sangue già pesantemente compromessi dallo shock”.