Cybersecurity, il mercato italiano cresce del 12%, ma 9 aziende su 10 non trovano professionisti


La difficoltà di reperimento dei tecnici informatici raggiunge il 52%

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Il mercato italiano della cybersecurity continua a crescere a ritmo sostenuto, ma le aziende fanno sempre più fatica a trovare professionisti qualificati da assumere. Secondo l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, nel 2025 il settore ha raggiunto i 2,78 miliardi di euro di valore, in crescita del 12% sull’anno precedente, e 7 grandi aziende su 10 prevedono di aumentare ulteriormente il budget destinato alla sicurezza informatica nel 2026. Nello stesso periodo, però, quasi 9 grandi organizzazioni italiane su 10 dichiarano di non riuscire a coprire le posizioni aperte per mancanza di candidati con le competenze richieste.

Domanda alta, candidati pochi: i numeri del mismatch

La difficoltà di reperimento di figure tecniche specializzate è oggi una delle principali leve che frenano la crescita del comparto digitale italiano. Il bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro pubblicato a marzo 2026 indica che per i tecnici informatici la quota di assunzioni difficili da realizzare ha raggiunto il 52%, una delle più alte tra i profili tecnici monitorati. Nei servizi informatici, oltre il 40% delle assunzioni programmate è destinato a giovani under 30: un dato che racconta sia l’urgenza di nuova forza lavoro sia il margine di ingresso per chi entra oggi nel settore.

A confermare la stessa tendenza è l’analisi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, secondo cui la carenza di talenti riguarda quasi 9 grandi organizzazioni su 10 in Italia. Uno squilibrio che diventa ancora più rilevante se confrontato con la pressione crescente sulle imprese: nel 2025 il 34% delle grandi aziende italiane ha subito attacchi informatici con costi significativi di ripristino, segnale che la domanda di competenze in cybersecurity è destinata a restare alta nei prossimi anni.

Cybersecurity come opportunità di riconversione professionale

La carenza di figure nel comparto sta rendendo la cybersecurity uno dei settori più aperti a percorsi di riconversione professionale. A differenza di altre aree IT, non è richiesto necessariamente un titolo di studio specifico: contano le competenze certificate e la capacità di applicarle ai contesti aziendali reali. È una caratteristica che apre uno spazio concreto a chi proviene da settori non tecnici e cerca un cambio di carriera in un’area con domanda strutturalmente superiore all’offerta.

Visione Academy, accademia di formazione fondata nel 2022
Paolo Barberini

Su questo terreno opera Visione Academy, accademia di formazione fondata nel 2022 da Paolo Barberini e specializzata in percorsi che portano gli studenti a conseguire le certificazioni CompTIA, riconosciute a livello internazionale e di cui l’accademia è partner ufficiale. La formazione si svolge prevalentemente da remoto, con un’organizzazione pensata anche per chi affianca lo studio al lavoro o vuole cambiare professione senza doverla interrompere. Le lezioni sono affidate al Dott. Eugenio Fontana, professionista con oltre dieci anni di esperienza nella sicurezza informatica.

“Le aziende stanno investendo cifre importanti in cybersecurity ma non trovano chi assumere. Non perché il talento non esista, ma perché in molti pensano che servano lauree tecniche e anni di esperienza per entrare nel settore: in realtà oggi è una delle aree con la maggiore mobilità professionale e con i percorsi di accesso più strutturati”, commenta Paolo Barberini, founder di Visione Academy.

Dal primo inserimento allo sviluppo di carriera: il nuovo modello di accompagnamento

Per rispondere alla velocità con cui evolvono le competenze richieste dal mercato, Visione Academy ha recentemente ridisegnato il proprio servizio di accompagnamento al lavoro. Il modello tradizionale di placement, che si concludeva con il primo inserimento dello studente, è stato sostituito da un percorso continuativo che segue la persona lungo tutta la carriera, con allineamenti settimanali nella fase di ricerca attiva e check periodici negli anni successivi.

Lo studente viene seguito anche nelle transizioni successive al primo impiego: cambi di azienda, percorsi di specializzazione su tecnologie emergenti, esperienze all’estero. Un approccio che riflette la natura dinamica del mercato cyber, in cui le competenze richieste si aggiornano costantemente e le carriere raramente si svolgono all’interno di un’unica organizzazione.

“La cybersecurity è un settore in cui non si finisce mai di imparare e in cui la prima posizione lavorativa è solo l’inizio. Per questo abbiamo deciso di non interrompere il rapporto con i nostri studenti dopo l’inserimento, ma di accompagnarli anche nei passaggi successivi della loro carriera”, aggiunge Barberini.

agnesepriorelli

Giornalista