La salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae), rarissima sottospecie micro-endemica delle Alpi orientali, è presente in un’area estremamente limitata tra l’Altopiano dei Sette Comuni e la Valsugana orientale
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La salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae), rarissima sottospecie micro-endemica delle Alpi orientali presente in un’area estremamente limitata tra l’Altopiano dei Sette Comuni e la Valsugana orientale, torna al centro dell’attenzione grazie a due importanti occasioni di approfondimento. Grazie a un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista Ecological Indicators – coordinato dal Cnr-Ibe – che apre prospettive innovative per la conservazione della biodiversità e per il monitoraggio degli habitat delle specie minacciate. L’interesse attorno a questa sottospecie si è ulteriormente rafforzato dopo la recente scoperta di una nuova popolazione in Val di Sella, un risultato che conferma il valore naturalistico dell’area e l’importanza delle attività di ricerca e monitoraggio condotte sul territorio.
Lo studio internazionale: l’alleanza tra botanica e zoologia
Pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Ecological Indicators, lo studio è il risultato della collaborazione tra MUSE – Museo delle Scienze di Trento, CNR, Università di Genova (DISTAV) e Università di Oviedo. La ricerca apre nuove prospettive per la conservazione della biodiversità, dimostrando come la vegetazione possa diventare uno strumento efficace per valutare la qualità degli habitat e orientare le azioni di tutela delle specie minacciate. Al centro dello studio c’è la salamandra di Aurora, anfibio raro e altamente specializzato: analizzando gli indici di vegetazione presente nei suoi habitat, il team di ricerca ha individuato le condizioni ambientali più favorevoli alla specie, evidenziando in particolare l’importanza di foreste fresche, con suoli ben aerati e ricchi di sostanza organica.
“Nel corso del 2025 abbiamo raccolto i datiin 30 aree standardizzate”, spiega Lisa Angelini, autrice dello studio e ricercatrice MUSE. “Per il calcolo degli indici botanici abbiamo identificato tutte le oltre 170 specie di piante vascolari presenti, effettuando una stima ad alta risoluzione della superficie occupata da ciascuna: un lavoro di precisione che ci ha permesso di rilevare anche porzioni minime, pari allo 0.01% dell’area indagata (appena 10 cm²). I dati sulla presenza delle salamandre sono stati raccolti attraverso8 sessioni di campionamento, effettuate in condizioni idonee all’attività della sottospecie, ovvero durante o subito dopo abbondanti piogge”.
“I nostri risultati mostrano che la salamandra di Aurora è strettamente legata ad alcune particolari condizioni microambientali”, aggiunge Luca Roner, primo autore dello studio e ricercatore dell’Università di Oviedo. “L’aerazione del suolo è risultata il fattore più importante, mentre temperature più elevate hanno un impatto negativo. Questo conferma la forte sensibilità della sottospecie anche a variazioni microclimatiche locali e sottolinea l’importanza di preservare l’effetto dello “scudo” forestale, ovvero la capacità di un bosco ben strutturato e non alterato di mitigare le temperature e proteggere la stabilità termica ed idrica del sottobosco”.
“La novità principale è aver dimostrato che informazioni ricavate dalle comunità vegetali possono fornire indicazioni preziose anche per la conservazione delle specie animali”, sottolinea Antonio Romano, primo ricercatore del Cnr-Ibe e coordinatore dello studio. “Applicare questo metodo a un anfibio micro-endemico come la salamandra di Aurora rappresenta un passo avanti importante. In un contesto di rapidi cambiamenti ambientali, disporre di strumenti efficaci per comprendere e monitorare gli habitat può fare la differenza nella tutela della biodiversità”.