Tumore ovarico: dati promettenti per il farmaco TUB-040


Tumore ovarico: Nuovi dati presentati al Congresso ASCO 2026 rafforzano il potenziale di TUB-040, l’anticorpo-farmaco coniugato (ADC) sviluppato da Tubulis e ora di Gilead

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Nuovi dati presentati al Congresso ASCO 2026 rafforzano il potenziale di TUB-040, l’anticorpo-farmaco coniugato (ADC) sviluppato da Tubulis e recentemente acquisito da Gilead nell’ambito di un’operazione da oltre 3 miliardi di dollari. I risultati aggiornati dello studio di fase I/IIa NAPISTAR 1-01 mostrano infatti un’attività clinica incoraggiante nelle pazienti con carcinoma ovarico resistente al platino, una delle popolazioni a più elevato bisogno terapeutico in oncologia ginecologica.

Tasso di risposta superiore al 60%
L’aggiornamento presentato ad ASCO evidenzia un miglioramento dei dati di efficacia rispetto alle precedenti analisi. Nelle pazienti valutabili, TUB-040 ha raggiunto un tasso di risposta obiettiva confermata (cORR) del 61%, rispetto al 50% riportato nei precedenti aggiornamenti clinici.

I risultati appaiono particolarmente rilevanti considerando che le pazienti arruolate erano fortemente pretrattate e avevano già ricevuto numerose linee terapeutiche, incluse terapie antiangiogeniche e inibitori di PARP. Nei dataset presentati in precedenti congressi, le pazienti avevano ricevuto in media quattro linee di trattamento e il 76% era già stato esposto a PARP inibitori.

Secondo gli investigatori, il dato conferma la capacità dell’ADC di mantenere un’attività antitumorale significativa anche in una fase avanzata della malattia, dove le opzioni disponibili sono limitate e le risposte cliniche spesso di breve durata.

Un ADC mirato contro NaPi2b
TUB-040 è un ADC diretto contro NaPi2b (SLC34A2), una proteina fortemente espressa in diversi tumori solidi, in particolare nel carcinoma ovarico sieroso ad alto grado, ma anche in alcuni tumori del polmone e dell’endometrio.

La molecola combina un anticorpo monoclonale IgG1 anti-NaPi2b con exatecan, un potente inibitore della topoisomerasi I, attraverso una tecnologia proprietaria di coniugazione sviluppata da Tubulis. L’obiettivo è aumentare il rilascio selettivo del payload citotossico all’interno delle cellule tumorali riducendo al contempo la tossicità sistemica.

Il farmaco utilizza una piattaforma denominata Tubutecan Technology, progettata per ottenere ADC altamente omogenei e stabili, con un drug-antibody ratio (DAR) elevato e controllato. Questa caratteristica potrebbe contribuire a migliorare il cosiddetto “indice terapeutico”, ovvero il rapporto tra efficacia e tossicità.

Profilo di sicurezza considerato favorevole
Anche il profilo di tollerabilità continua a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del programma.
Secondo quanto riportato ad ASCO, gli eventi avversi più frequenti sono stati nausea e fatigue. Tra le tossicità ematologiche, neutropenia di grado ≥3 è stata osservata nel 42% delle pazienti, mentre anemia e trombocitopenia severe sono state riportate rispettivamente nel 27% e nel 18% dei casi.

Particolarmente rilevante, secondo gli esperti coinvolti nello sviluppo, è l’assenza di alcuni effetti collaterali spesso problematici per questa classe di farmaci, come tossicità polmonare e tossicità oculare, che potrebbero favorire future strategie di combinazione con la chemioterapia a base di platino nelle linee più precoci di trattamento.

Perché Gilead ha investito oltre 3 miliardi di dollari
I dati clinici di TUB-040 rappresentano una delle principali ragioni che hanno spinto Gilead ad acquisire Tubulis nel 2026 per 3,15 miliardi di dollari upfront, con ulteriori milestone potenziali fino a 1,85 miliardi.
L’interesse dell’azienda americana non riguarda soltanto il singolo farmaco, ma anche la piattaforma tecnologica sviluppata dalla biotech tedesca. Secondo il management di Gilead, Tubulis diventerà un vero e proprio centro di innovazione per gli ADC in Europa, contribuendo ad ampliare la pipeline oncologica del gruppo.

Verso studi registrativi
Sulla base dei risultati ottenuti finora, Gilead starebbe già discutendo con la Fda il possibile disegno di uno studio registrativo di fase III nel carcinoma ovarico resistente al platino. Parallelamente, il programma clinico continua ad espandersi anche in altre neoplasie solide che esprimono NaPi2b.

Il crescente interesse verso TUB-040 si inserisce nel più ampio sviluppo degli ADC di nuova generazione, una delle aree più dinamiche dell’oncologia contemporanea. Dopo il successo di farmaci come trastuzumab deruxtecan e mirvetuximab soravtansine, il carcinoma ovarico potrebbe rappresentare uno dei prossimi grandi campi di espansione di questa tecnologia.

Se i dati verranno confermati negli studi successivi, TUB-040 potrebbe candidarsi come una delle nuove opzioni terapeutiche per le pazienti con malattia resistente al platino, una condizione che continua a rappresentare una delle principali sfide cliniche dell’oncologia ginecologica.