I farmaci agonisti del recettore del GLP-1, ormai protagonisti nella terapia del diabete di tipo 2 e dell’obesità, potrebbero offrire benefici anche in oncologia
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I farmaci agonisti del recettore del GLP-1, ormai protagonisti nella terapia del diabete di tipo 2 e dell’obesità, potrebbero offrire benefici anche in oncologia. Un’analisi real-world presentata al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) suggerisce infatti che questi farmaci siano associati a una significativa riduzione del rischio di progressione metastatica in diversi tumori correlati all’obesità.
Lo studio ha analizzato i dati di 12.112 pazienti affetti da tumore del polmone, della mammella, del colon-retto o del fegato in stadio I-III e trattati con agonisti del GLP-1 oppure con inibitori della DPP-4, un’altra classe di farmaci antidiabetici utilizzata come gruppo di confronto. I risultati mostrano una riduzione del rischio di progressione verso la malattia metastatica (stadio IV) compresa tra il 38% e il 50% nei pazienti trattati con agonisti del GLP-1.
Meno metastasi nei tumori di polmone, mammella, colon e fegato
L’effetto favorevole è emerso in modo relativamente uniforme nei diversi tipi di tumore analizzati.Nei pazienti con carcinoma polmonare, il tasso di progressione metastatica è risultato del 10% tra coloro che assumevano agonisti del GLP-1 rispetto al 22% osservato nel gruppo trattato con inibitori della DPP-4. Nel tumore della mammella i valori sono stati rispettivamente del 10% e del 20%, mentre nel carcinoma colorettale del 13% contro il 22%.
Anche nel tumore del fegato è stato osservato un beneficio, con un’incidenza di metastasi del 19% nei pazienti trattati con agonisti del GLP-1 rispetto al 28% nei controlli.
Secondo gli autori, la consistenza del segnale osservato in differenti neoplasie suggerisce che l’effetto possa riflettere un meccanismo biologico comune piuttosto che un fenomeno limitato a uno specifico tumore.
Un possibile ruolo biologico del recettore GLP-1
Per comprendere meglio i risultati clinici, i ricercatori hanno integrato l’analisi con dati provenienti dal database genomico The Cancer Genome Atlas (TCGA).
L’analisi ha mostrato che un’elevata espressione del recettore GLP-1 (GLP-1R) all’interno del tumore era associata a una riduzione del 33% del rischio di morte rispetto ai tumori con bassi livelli di espressione.
Il dato è apparso particolarmente marcato nel carcinoma mammario, dove l’elevata espressione del recettore si associava a una riduzione del rischio di mortalità del 45%.
Questi risultati rafforzano l’ipotesi che la segnalazione mediata dal GLP-1 possa esercitare un ruolo protettivo nei confronti della progressione tumorale, oltre ai ben noti effetti metabolici e sulla perdita di peso.
Quali potrebbero essere i meccanismi?
L’associazione tra obesità e cancro è ormai ben documentata. L’eccesso di tessuto adiposo favorisce infatti uno stato infiammatorio cronico, altera la secrezione di numerosi ormoni e fattori di crescita e contribuisce a creare un microambiente favorevole alla crescita tumorale.
Gli agonisti del GLP-1 potrebbero interferire con questi processi attraverso molteplici meccanismi: riduzione del peso corporeo, miglioramento della sensibilità insulinica, diminuzione dell’infiammazione sistemica e, potenzialmente, effetti diretti sulle cellule tumorali che esprimono il recettore GLP-1.
Gli autori sottolineano tuttavia che lo studio non è stato progettato per dimostrare un rapporto di causalità e che saranno necessari studi prospettici randomizzati per confermare queste osservazioni.
Nessun nuovo segnale di sicurezza
Dal punto di vista della tollerabilità, l’analisi non ha evidenziato differenze rilevanti tra i due gruppi di trattamento.
In particolare, non è stato osservato un aumento dell’incidenza di pancreatite o gastrite nei pazienti trattati con agonisti del GLP-1, effetti indesiderati già noti e monitorati per questa classe terapeutica.
Un nuovo capitolo per i farmaci anti-obesità?
Negli ultimi anni gli agonisti del GLP-1 hanno dimostrato benefici che vanno ben oltre il controllo glicemico e la perdita di peso, mostrando effetti favorevoli sul rischio cardiovascolare, sulla steatosi epatica e su diverse complicanze metaboliche.
I dati presentati ad ASCO aggiungono ora un ulteriore tassello, suggerendo che questi farmaci potrebbero influenzare anche la storia naturale di alcuni tumori associati all’obesità.
Sebbene si tratti di risultati osservazionali che richiedono conferme in studi clinici dedicati, la dimensione della coorte analizzata e la coerenza del segnale emerso in differenti neoplasie rendono l’ipotesi particolarmente interessante e meritevole di ulteriori approfondimenti.