Tumore della vescica non muscolo-invasivo: Fda approva durvalumab più BCG, prima novità terapeutica in oltre 30 anni
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Nuovo importante traguardo per l’immunoterapia nel tumore della vescica. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato l’impiego di durvalumab (Imfinzi) in combinazione con il Bacillo di Calmette-Guérin (BCG) per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma uroteliale non muscolo-invasivo ad alto rischio (NMIBC) naïve al BCG.
Si tratta della prima nuova opzione terapeutica approvata in oltre tre decenni per questa popolazione di pazienti, storicamente trattata con la sola immunoterapia intravescicale a base di BCG, uno standard di cura rimasto sostanzialmente invariato dagli anni Novanta.
L’approvazione rappresenta inoltre il primo via libera negli Stati Uniti per una combinazione che associa un inibitore dei checkpoint immunitari al BCG nei pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo ad alto rischio.
I risultati dello studio POTOMAC
Il via libera regolatorio si basa sui dati dello studio registrativo di fase III POTOMAC, che ha coinvolto 1.018 pazienti sottoposti a resezione transuretrale del tumore vescicale (TURBT).
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere durvalumab associato a BCG in induzione e mantenimento, durvalumab con il solo ciclo di induzione di BCG oppure il trattamento standard con BCG in induzione e mantenimento.
Dopo un anno di follow-up, lo studio ha raggiunto l’endpoint primario dimostrando un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da malattia nel braccio trattato con durvalumab più BCG rispetto al solo BCG.
In particolare, la combinazione ha determinato una riduzione del 32% del rischio di recidiva della malattia ad alto rischio, progressione o morte rispetto allo standard terapeutico.
Si tratta di un risultato particolarmente importante in una patologia caratterizzata da elevati tassi di recidiva e dalla necessità di controlli e procedure invasive ripetute nel tempo.
Un possibile cambio di paradigma
Il tumore della vescica non muscolo-invasivo rappresenta circa il 70-75% delle nuove diagnosi di carcinoma vescicale. Sebbene la malattia sia confinata agli strati più superficiali della parete vescicale, le forme ad alto rischio presentano una significativa probabilità di recidiva e progressione verso stadi più avanzati e potenzialmente letali.
Per oltre trent’anni il trattamento di riferimento è stato il BCG intravescicale, una forma attenuata di Mycobacterium bovis in grado di stimolare una risposta immunitaria locale contro le cellule tumorali. Nonostante l’efficacia consolidata, molti pazienti vanno incontro a recidiva o progressione della malattia.
L’aggiunta di durvalumab, anticorpo monoclonale diretto contro PD-L1, punta a potenziare la risposta immunitaria antitumorale attivata dal BCG, creando una sinergia tra immunità locale e sistemica.
Secondo gli sperimentatori dello studio, questi risultati potrebbero segnare un cambiamento significativo dello standard terapeutico nei pazienti ad alto rischio al momento della diagnosi.
AstraZeneca rafforza la propria presenza nel tumore della vescica
L’approvazione consolida ulteriormente il ruolo di durvalumab nell’oncologia urologica. Nel 2025 il farmaco aveva già ottenuto l’approvazione negli Stati Uniti per il trattamento perioperatorio del carcinoma della vescica muscolo-invasivo (MIBC) eleggibile al cisplatino grazie ai risultati dello studio NIAGARA, che aveva mostrato una riduzione del 25% del rischio di morte.
AstraZeneca continua inoltre a espandere il programma di sviluppo clinico nel tumore della vescica. Recentemente lo studio di fase III VOLGA ha evidenziato benefici significativi in sopravvivenza libera da eventi e sopravvivenza globale con una strategia perioperatoria basata su durvalumab associato all’anticorpo farmaco-coniugato enfortumab vedotin nei pazienti non candidabili al cisplatino.
Nel frattempo, le autorità regolatorie europee, giapponesi e di altri Paesi stanno esaminando le domande di autorizzazione per la nuova indicazione di durvalumab sulla base dei risultati dello studio POTOMAC.