Madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella, parla il papà di Antonella Di Ielsi


Avvelenate con la ricina, il padre di Antonella Di Ielsi ha raccontato il drammatico giorno in cui ha accompagnato la figlia in ospedale: “L’hanno portata in rianimazione poi non ce l’hanno fatta più vedere”

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Per la prima volta dalla morte della figlia, dopo un paio di mesi di indagini, audizioni fitte e accertamenti, parla davanti alle telecamere Salvatore Di Ielsi, il papà di Antonella, morta a Pietracatella insieme alla figlia 15enne Sara nei giorni subito dopo Natale dopo aver assunto ricina, un potentissimo veleno. Un elemento, questo, emerso solo a marzo, mentre prima la convinzione era che si fosse trattato di una intossicazione alimentare, o di disturbo sottovalutato all’ospedale di Campobasso, dove le due donne era state visitate due volte prima che la situazione precipitasse. È stato il padre a porta Antonella Di Ielsi in ospedale, quel terribile 27 dicembre. Lo ha raccontato durante l’intervista a Quarto grado. La figlia, Sara, era già stata accompagnata in ospedale nel pomeriggio dalla sorella maggiore e alle 22 era morta. Antonella morirà all’alba del 28 dicembre. Quando l’ha accompagnata, riusciva a camminare autonomamente anche se parlava poco. Secondo il padre della donna, Antonella appena è arrivata in ospedale ha capito che la figlia era già morta. E si è sentita male, è crollata a terra e l’hanno portata via in barella. “L’hanno portata direttamente in rianimazione e non ce l’hanno fatta vedere più“, racconta l’uomo a Quarto Grado. La donna aveva danni cardiaci diffusi e irreversibili.

QUALCUNO IN FAMIGLIA? “MI SEMBRA IMPOSSIBILE”

Quanto all’avvelenamento, Salvatore Di Ielsi esclude che ad avvelenare le due donne possa essere stato qualcuno di interno alla famiglia. “Mi sembra impossibilema poi in questo modo“. Durante la puntata di Quarto grado di ieri, giovedì 4 giugno, si è parlato anche delle ricerche in rete che sarebbero state fatte sulla ricina, in particolare su una piattaforma con sede in California che garantisce l’anonimato. Ecco perchè risalire a chi abbia scritto per avere informazioni potrebbe risultare molto difficile. Tra le ultime novità nell’inchiesta c’è anche il ritrovamento di una pianta di ricino in un campo di granturco a circa 15 chilometri da Pietracatella. Piantata dai contadini come deterrente naturale per le talpe che altrimenti distruggono i campi.

A PRANZO DAL NONNO IL 24 DICEMBRE

Con il papà di Antonella Di Ielsi e nonno di Sara, la giornalista di Quarto grado ha ripercorso anche la questione dei pranzi e cene finite nel mirino degli inquirenti. Il 23 sera, fino a oggi la cena ritenuta più ‘incriminata’ per la possibile assunzione della sostanza, Antonella, Sara e il padre Gianni Di Vita hanno mangiato a casa insieme, mentre la sorella maggiore Alice era fuori. Il pranzo del giorno della vigilia la famiglia mangiò proprio a casa dal nonno, a cucinare però fu Antonella. Cozze, spaghetti alle vongole, polpo con le patate.

IL VELENO ‘PURO’

Il veleno? Secondo alcune indiscrezioni della perizia in arrivo, la sostanza velenosa non avrebbe intaccato lo stomaco delle due vittime, non c’era irritazione. E questo significherebbe una cosa: che la sostanza era molto pura, quindi preparata da una mano ‘esperta’, che aveva purificato la tossina. Possibile pensare che qualcuno improvvisato abbia fatto tutto questo in laboratorio?

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)