Madre e figlia avvelenate con la ricina, sentito anche il sindaco di Pietracatella: “Gianni? Sta giù, troppa pressione mediatica”
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Al lungo elenco di testimoni ascoltati dagli inquirenti sul giallo di Pietracatella oggi si aggiunge il nome di Antonio Tomassone, sindaco appena rieletto nel piccolo paese in provincia di Campobasso. La località da poco più di mille abitanti inspiegabilmente è piombata alla ribalta delle cronache per la morte da avvelenamento da ricina di Antonella di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, avvenuta pochi giorni dopo Natale scorso.
LA PISTA DEI POSSIBILI RISENTIMENTI PER L’ATTIVITÀ POLITICA
Dopo le ultime persone ascoltate dagli investigatori della squadra mobile di Campobasso dunque, tra cui la 90enne zia Isuccia. che avrebbe preparato una torta in occasione della vigilia di Natale, e la prof di matematica, amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, questa mattina è stata dunque la volta di Tomassone. Il primo cittadino si è recato negli uffici della questura per circa un’ora e mezza in qualità di amico personale di Di Vita, con cui ha condiviso l’attività politica in comune. A legare Tomassone a Di Vita è infatti anche l’impegno di assessore assunto quando lo stesso marito e padre delle vittime ricopriva il ruolo di sindaco. È possibile che gli investigatori- anche se stanno battendo da tempo la pista di dissidi in ambito familiare- non vogliano tralasciare l’eventualità ci siano dei risentimenti contro lo stesso Di Vita per i suoi trascorsi in ambito politico locale.
“GIANNI STA GIÙ, TROPPA PRESSIONE MEDIATICA”
“Non ero ancora stato sentito, credo anche perché in paese ci sono state le elezioni, e penso sia normale che anche io sia stato convocato”, sono state le parole rilasciate da Tomassone ai cronisti, all’uscita dalla questura, al termine dell’audizione. “Gli inquirenti stanno sentendo un pò tutti per capire realmente cosa sia accaduto e io mi fido del loro lavoro”, ha proseguito il sindaco. A chi gli chiedeva cosa gli avessero chiesto gli inquirenti, si è limitato a dire che non può riferire dettagli, “ma si è parlato di tutto- ha spiegato- ed è normale che ci siano accertamenti su tutto, io sono stato assessore con Gianni sindaco”. infine: “Abbiamo capito che ci vorrà tempo perché la situazione è complessa- si è poi lasciato andare- La nostra comunità ora chiede solo di poter vivere con un po’ di tranquillità questa attesa degli sviluppi delle indagini”. Il primo cittadino si è fatto quindi portavoce dello stato d’animo dei suoi concittadini, naturalmente ancora molto scossi dalla vicenda. “Proviamo ad andare avanti, a tornare alla normalità – ha concluso – ma allo stesso tempo restiamo stretti attorno ai parenti delle vittime, resta un grande dolore per tutti ma la comunità deve andare avanti”. Infine i giornalisti gli hanno chiesto come sta ora Gianni Di Vita. “È giù- ha risposto- anche perché lui e la figlia non riescono a vivere una vita normale per la elevata pressione mediatica”. Proprio per sfuggire all’attenzione mediatica e allentare la tensione, Gianni Di Vita e la figlia maggiore, Laura, da qualche settimana si sono trasferiti da Pietracatella a Campobasso, anche in vista degli esami di maturità che dovrà affrontare la ragazza.
LE INDAGINI
Mentre procedono senza sosta le audizioni delle persone che, a vario titolo, ruotano attorno alla famiglia Di Vita, e proseguono gli accertamenti su telefoni, computer, modem e router sequestrati nella loro casa, i attende la consegna della relazione finale delle autopsie, attesa per il prossimo 30 giugno.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)