Aumenta la pressione degli Stati Uniti, dopo l’incriminazione di Castro. L’ambasciatore cubano all’Onu: “Siamo disposti a parlare di tutto”

Dopo l’incriminazione di Raul Castro – “Oggi è un grande giorno per i cubani americani e per le persone che sono venuti da Cuba e vogliono vedere la loro famiglia a Cuba” dice Trump – Stati Uniti lanciano la fase due dell’operazione Cuba. La portaerei Nimitz e le sue navi di scorta sono entrate nel Mar dei Caraibi meridionale e resteranno nella regione per almeno alcuni giorni. L’idea per ora è di fare pressione sul governo cubano, secondo quanto affermato dal Comando Meridionale delle forze armate statunitensi e da un funzionario americano al New York Times.
“Should we expect any escalation here [with Cuba]?”@POTUS: “No. There won’t be escalation. I don’t think there needs to be. Look, the place is falling apart. It’s a mess, and they’ve sort of lost control.” pic.twitter.com/Zy2tER7bV5
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) May 20, 2026
Cuba prova a trattare
“È aperta a cambiamenti nella sua economia e nel suo governo, ed è desiderosa di proseguire i negoziati con gli Stati Uniti, ma non crede che Washington stia partecipando ai colloqui in buona fede”, ha dichiarato al New York Times l’ambasciatore cubano presso le Nazioni Unite Ernesto Soberón Guzmán.
“Cuba è disposta a parlare di tutto con gli Stati Uniti. Non ci sono argomenti tabù nelle nostre conversazioni, sulla base della reciprocità e dell’uguaglianza”. Ma, ha aggiunto, “ovviamente non contribuisce a creare un clima di dialogo e fiducia il fatto che ogni due giorni si sentano dichiarazioni come ‘Siamo pronti a prendere il controllo di Cuba’. “La retorica bellicosa non aiuta”, ha affermato. “Creare pretesti diversi per un’aggressione militare contro Cuba, che è ciò che stanno facendo, non aiuta”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)