Bristol Myers Squibb ha annunciato una delle più grandi partnership strategiche degli ultimi anni siglando un accordo con la cinese Hengrui Pharma
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La geografia dell’innovazione farmaceutica globale continua a cambiare, e sempre più rapidamente. Bristol Myers Squibb ha annunciato una delle più grandi partnership strategiche degli ultimi anni siglando un accordo con la cinese Hengrui Pharma che potrebbe arrivare a valere fino a 15,2 miliardi di dollari.
Al centro dell’intesa ci sono 13 programmi terapeutici tra oncologia e immunologia, in una collaborazione che conferma il crescente peso della Cina nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci.
L’accordo prevede lo sviluppo congiunto di quattro candidati oncologici di Hengrui, quattro asset immunologici di Bristol Myers e altri cinque programmi innovativi che saranno co-sviluppati dalle due aziende. Bristol otterrà i diritti globali – esclusa la Greater China – sui farmaci sviluppati da Hengrui, mentre la biotech cinese controllerà i diritti per Cina continentale, Hong Kong e Macao dei programmi originati da Bristol Myers.
Sul tavolo ci sono 600 milioni di dollari immediati da parte di Bristol Myers, seguiti da ulteriori tranche da 175 milioni nei prossimi anni. Sommando milestone e opzioni future, il valore totale della partnership potrebbe superare i 15 miliardi di dollari, rendendola una delle operazioni più rilevanti del biotech globale nel 2026.
Ma il vero significato dell’operazione va oltre i numeri. Negli ultimi anni le big pharma occidentali hanno intensificato la ricerca di innovazione in Cina, attratte dalla rapidità dello sviluppo clinico, dai costi competitivi e da un ecosistema biotech in piena espansione. Secondo i dati citati da BioPharma Dive, nel solo 2025 sono stati firmati oltre 60 accordi tra aziende statunitensi o europee e società farmaceutiche cinesi, mentre nel 2026 le intese proseguono a ritmo sostenuto.
Anche se le aziende non hanno ancora rivelato i nomi dei candidati coinvolti né i target molecolari specifici, emergono già indicazioni importanti sulle piattaforme tecnologiche che potrebbero essere al centro dell’alleanza. Hengrui è infatti considerata una delle biotech cinesi più avanzate nello sviluppo di anticorpi monoclonali di nuova generazione, anticorpi bispecifici, immunoterapie mirate e soprattutto ADC (antibody-drug conjugates), oggi tra le tecnologie più promettenti dell’oncologia.
Gli ADC rappresentano una nuova frontiera terapeutica: utilizzano un anticorpo capace di riconoscere selettivamente le cellule tumorali per trasportare direttamente all’interno del tumore un agente citotossico, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali sistemici. Hengrui ha già sviluppato programmi diretti contro target molto strategici come HER2, TROP2, HER3 e CLDN18.2, tutti bersagli centrali nella corsa globale ai trattamenti per tumori della mammella, del polmone e gastrointestinali.
Per Bristol Myers l’accordo potrebbe rappresentare anche un modo per rafforzarsi in un segmento – quello degli ADC – dove concorrenti come AstraZeneca/Daiichi Sankyo e Gilead hanno assunto una posizione dominante negli ultimi anni.
Parallelamente, Hengrui dispone di una pipeline molto ampia nell’immuno-oncologia, con programmi focalizzati su checkpoint immunitari di nuova generazione come TIGIT, LAG-3 e PD-1 evoluti, destinati probabilmente a essere combinati con le piattaforme immunoterapiche già consolidate di Bristol Myers, forte dell’esperienza maturata con nivolumab.
Ma una parte strategica dell’accordo riguarda anche l’immunologia e le malattie autoimmuni. Secondo gli analisti, i programmi coinvolti potrebbero includere farmaci diretti contro pathway come IL-17, IL-23, TYK2 e JAK selettivi, aree oggi centrali nella competizione tra le grandi aziende impegnate in dermatologia, gastroenterologia immunomediata e malattie infiammatorie croniche.
Il vero valore industriale dell’operazione, tuttavia, sembra essere il modello di sviluppo. Hengrui guiderà infatti gran parte della fase clinica precoce dei programmi, sfruttando la velocità del sistema cinese nell’arruolamento dei pazienti e nella conduzione degli studi proof-of-concept. Negli ultimi anni la Cina è diventata uno dei poli più competitivi al mondo per la sperimentazione clinica grazie a costi inferiori, tempi più rapidi e un’enorme disponibilità di centri oncologici altamente specializzati.
Un elemento particolarmente significativo è che tutti i 13 programmi sarebbero ancora in fase preclinica o pre-Fase I. Questo significa che Bristol Myers non sta acquistando prodotti quasi pronti, ma sta investendo direttamente nella capacità cinese di generare innovazione farmacologica fin dalle primissime fasi della ricerca.
Hengrui rappresenta ormai uno dei simboli più evidenti di questa trasformazione. Il gruppo cinese ha già stretto partnership con GSK, Merck KGaA, Merck & Co. e Braveheart Bio, oltre ad aver ceduto un portafoglio di farmaci anti-obesità a Kailera Therapeutics.
L’alleanza con Bristol Myers segna quindi una nuova fase dell’industria farmaceutica globale: non più semplici accordi di licensing su singoli prodotti, ma collaborazioni strategiche integrate, nelle quali le aziende cinesi diventano partner centrali nella discovery, nello sviluppo clinico e nella futura commercializzazione delle terapie innovative.
Una dinamica che, se da un lato continua a suscitare preoccupazioni negli Stati Uniti per la crescente influenza cinese nella farmaceutica globale, dall’altro appare ormai irreversibile. La Cina non è più soltanto una piattaforma produttiva o un mercato emergente: sta diventando uno dei motori centrali dell’innovazione biomedicale mondiale.