Il caso di SerlinoLab, brand italiano di skincare maschile che produce le proprie formule a base di ingredienti naturali in un laboratorio artigianale in Campania
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Solo nel 2025 la Guardia di Finanza ha sequestrato in Italia oltre 81 milioni di prodotti falsi e 30 milioni di articoli ritirati per tutela del Made in Italy. Una pressione che riguarda anche la cosmetica, dove il claim “italiano” è oggi tra i più imitati al mondo.
Il paradosso è evidente: l’Italia, con i suoi laboratori, produce una parte significativa della cosmetica venduta in Europa: molti prodotti commercializzati all’estero come “americani”, “francesi” o “coreani” sono in realtà formulati qui, mentre una quota dei prodotti etichettati come Made in Italy è semplicemente packaging applicato a formule white label industriali.
Nel mezzo c’è il consumatore, sempre più attento alla composizione dei prodotti e all’origine reale di ciò che applica sulla pelle. Una sensibilità che premia chi produce davvero in Italia, ma che fatica a tradursi in scelte d’acquisto informate, perché distinguere un vero artigiano cosmetico da un brand white label resta complesso. È il punto di osservazione di SerlinoLab, brand italiano di skincare maschile, che produce nella propria filiera campana attraverso un laboratorio familiare attivo da oltre 30 anni.
“Il consumatore di oggi non è più disposto a comprare a scatola chiusa. Vuole sapere cosa applica sulla pelle, da dove arriva, chi l’ha formulato. È diventato un lettore di etichette, prima ancora che un acquirente di brand. Questo cambia profondamente il gioco: non basta più una storia ben raccontata, serve una filiera che regga la verifica. Per chi produce davvero in Italia è il miglior contesto possibile, perché premia esattamente quello che facciamo da sempre”, spiega Oscar Townsend, founder di SerlinoLab.
Il caso SerlinoLab: cosa significa avere un laboratorio artigianale
SerlinoLab, specializzato in skincare maschile per uomini over 40, produce in un laboratorio sulla costiera amalfitana. Il team interno è composto da formulatori, chimici e operatori dedicati al confezionamento. C’è un controllo diretto su ogni fase: dalla selezione delle materie prime allo sviluppo delle formule. Un modello più vicino all’artigianato che alla produzione industriale di massa.
Ogni prodotto della linea è costruito attorno a un ingrediente caratteristico italiano: derivato dell’olio d’oliva nella crema viso anti-età, estratto d’uva nel contorno occhi, carota nell’autoabbronzante corpo.
Una scelta che ha radici nel Mediterraneo prima ancora che nel marketing, anche se è proprio sul mercato americano che questa narrativa sta funzionando con maggiore intensità.
Negli Stati Uniti il Made in Italy non è solo estetica
La spinta più evidente arriva dagli Stati Uniti, dove SerlinoLab è entrato a marzo 2025 e in tredici mesi ha raccolto oltre 26.000 ordini. Nell’ultimo mese, per la prima volta, il fatturato americano ha superato quello italiano.
A spiegare l’accelerazione è una survey condotta dal brand su oltre 6.600 clienti statunitensi tra gennaio e aprile 2026. Il 63% degli intervistati cerca attivamente ingredienti come retinolo e acido ialuronico prima di acquistare. E ciò che li convince a scegliere SerlinoLab è prima di tutto la scienza dietro la formula (35,6%), seguita dall’origine italiana e dalla storia del laboratorio (21,9%).
“Negli Stati Uniti il Made in Italy è una garanzia regolamentare. Il consumatore americano della skincare oggi è scientifico, legge l’INCI, ha già provato altre creme e cerca qualcosa che funzioni meglio. Quando capisce che la nostra formula rispetta standard rigidi e che dietro c’è un laboratorio italiano vero, sa di star acquistando consapevolmente, e non solo per estetica” conclude Oscar Townsend.