In occasione di The Phair 2026, Tallulah Studio Art presenta un progetto curatoriale che interroga la natura stessa dell’immagine fotografica
![]()
In occasione di The Phair 2026, Tallulah Studio Art presenta un progetto curatoriale che interroga la natura stessa dell’immagine fotografica, posta oggi all’intersezione tra memoria storica, innovazione tecnologica e corpo materico. Attraverso le opere di Phillip Toledano, Keila Guilarte e Donatella Izzo, il progetto espositivo delinea un percorso che va dalla costruzione di archivi fittizi alla riscoperta dell’archetipo, fino alla negazione del ritratto tradizionale.
DONATELLA IZZO: No-portraits e PostEden
Donatella Izzo prosegue la sua radicale indagine sul tema dell’identità femminile con un estratto dalla serie decennale No-portraits. Il suo è un gesto di rottura consapevole contro l’immagine levigata e standardizzata della cultura visiva contemporanea. L’artista propone un “anti-ritratto” dove il volto non serve a riconoscere l’altro, ma a sentirne l’inafferrabilità.
La forza dell’opera risiede nel processo: la fotografia viene stampata e poi aggredita fisicamente attraverso abrasioni, tagli e stratificazioni di polveri, inchiostri e gesso. Questo intervento materico trasforma l’immagine in un evento relazionale fragile e vulnerabile, dove l’imperfezione diventa un atto di resistenza culturale.
KEILA GUILARTE: Mi Tierra
In una dialettica di contrasti, il progetto di Keila Guilarte, Mi Tierra, riporta l’attenzione sulla fisicità del medium attraverso l’uso del bianco e nero analogico. Il suo lavoro è un’indagine visiva sul ritorno inteso come gesto critico e affettivo: frammenti di corpi, gesti sospesi e scorci urbani di Cuba si condensano in una narrazione che rifugge la cronaca per abbracciare l’archetipo.
Attraverso un linguaggio fotografico essenziale, l’artista opera per sottrazione, sospendendo il tempo e sottraendo l’immagine alla contingenza del presente. Le quattro opere selezionate per The Phair diventano dispositivi di prossimità, dove la fotografia non funge da documento, ma da spazio di riconciliazione tra appartenenza e distanza, permettendo allo sguardo di abitare nuovamente una terra che non è solo luogo geografico, ma costruzione identitaria.
PHILLIP TOLEDANO: Never Seen the Light
Tallulah Studio Art è orgogliosa di presentare l’anteprima italiana di Never Seen the Light, l’ultimo capitolo della ricerca pionieristica di Phillip Toledano sull’Intelligenza Artificiale. Il progetto si manifesta come una complessa operazione di “surrealismo storico”: una serie di stampe in bianco e nero che ricalcano fedelmente i codici estetici della fotografia documentaria degli anni Quaranta. L’artista mette in scena un archivio inedito attribuito a Edward Trevor – figura che ricalca il padre dell’artista – sostenendo che si tratti di scatti rinvenuti tra gli effetti personali di quest’ultimo. Tuttavia, questa narrazione è un dispositivo deliberatamente ingannevole: ogni singola immagine è il risultato di un processo generativo sintetico. Toledano non si limita a produrre immagini, ma costruisce una memoria artificiale che non ha alcun referente nel reale: non esistono negativi, né macchine fotografiche, né eventi accaduti. Attraverso questa tensione tra l’estrema credibilità visiva e la totale assenza di verità referenziale, Toledano interroga l’erosione dell’autorità della fotografia come prova e testimonianza del passato, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la fragilità dei meccanismi di fiducia che attribuiamo alle immagini.
L’anteprima italiana di Never Seen the Light a The Phair, OGR Torino, presenta un progetto che si confronta criticamente con le trasformazioni contemporanee dell’immagine. Collocandosi all’intersezione tra fotografia e intelligenza artificiale, il lavoro riflette sul rapporto sempre più instabile tra visione e realtà, interrogando la ridefinizione del concetto di verità visiva in un contesto profondamente mediato.