Negli adulti con obesità e disturbo da uso di alcol attivamente in trattamento, semaglutide somministrato una volta a settimana ha ridotto in modo marcato, coerente e significativo i giorni di consumo eccessivo
![]()
Negli adulti con obesità e disturbo da uso di alcol attivamente in trattamento, semaglutide somministrato una volta a settimana ha ridotto in modo marcato, coerente e significativo i giorni di consumo eccessivo e i principali biomarcatori alcol-correlati, come evidenziato da uno studio pubblicato su The Lancet.
Il disturbo da uso di alcol rappresenta una delle principali cause di morbilità globale, responsabile di circa il 5% dei decessi nel mondo, con limitate opzioni farmacologiche e un loro utilizzo reale estremamente basso. In questo scenario si inserisce l’interesse crescente verso gli agonisti del recettore del GLP-1, farmaci già consolidati nel trattamento dell’obesità e del diabete, che agiscono anche sui circuiti cerebrali della ricompensa e del comportamento impulsivo.
Le evidenze precliniche e osservazionali hanno suggerito che questi farmaci possano ridurre il consumo volontario di alcol e il craving (desiderio intenso, urgente e spesso difficilmente controllabile di assumere una sostanza), e la presente ricerca rappresenta il primo trial controllato ad aver valuto in modo sistematico questo approccio in una popolazione clinicamente rilevante.
Disegno dello studio
Lo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, è stato condotto in Danimarca su 108 adulti di età compresa tra 18 e 70 anni, tutti con obesità (BMI ≥30 kg/m²) e disturbo da uso di alcol, con consumo pesante per almeno 6 giorni al mese. Al basale i partecipanti riportavano in media 17 giorni di consumo eccessivo negli ultimi 30 giorni e circa 2.200 grammi di alcol assunti nello stesso periodo.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere semaglutide 2,4 mg una volta alla settimana oppure placebo per 26 settimane, in aggiunta alla terapia cognitivo-comportamentale.
Riduzione del consumo di alcol
L’endpoint primario, rappresentato dalla variazione dei giorni di consumo eccessivo di alcol, ha evidenziato un beneficio di semaglutide clinicamente rilevante e significativo, in virtù di una riduzione del 13,7% superiore al placebo (P=0,0015). In termini assoluti, i soggetti trattati con semaglutide sono passati da circa 17 giorni di consumo pesante a circa 5 giorni negli ultimi 30 giorni, rispetto a circa 9 giorni nel gruppo placebo, corrispondente a una riduzione di circa il 50%.
Anche il consumo totale di alcol si è ridotto in modo significativo, passando da circa 2.200 g a circa 650 g ogni 30 giorni nel gruppo semaglutide, rispetto a circa 1.175 g nel gruppo placebo, con una differenza media stimata di –467,5 g/30 giorni. Parallelamente è stata osservata una diminuzione significativa dell’intensità del consumo, con una diminuzione di circa 1,5 unità alcoliche per giorno di consumo, oltre a una riduzione del craving, dell’uso dannoso e dei livelli di rischio secondo la classificazione dell’OMS.
I biomarcatori confermano la minore assunzione
I risultati clinici sono stati confermati dall’analisi dei biomarcatori validati. In particolare il fosfatidiletanolo plasmatico, considerato il gold standard per la misurazione del consumo di alcol, si è ridotto in misura significativa (–0,28 µmol/l; P<0,0001), confermando la reale diminuzione dell’assunzione. Analogamente sono state osservate riduzioni altamente significative della gamma-glutamil transferasi (–24,2 U/l; P<0,0001) e del volume corpuscolare medio (–1,7 fl; P=0,0007), evidenziando un impatto biologico coerente con la riduzione del consumo.
Oltre agli effetti sul comportamento di dipendenza, semaglutide ha mostrato benefici metabolici marcati. Il trattamento ha comportato una riduzione del peso corporeo superiore di circa il 9% rispetto al placebo, una diminuzione della circonferenza vita di 8,3 cm e una riduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c) dello 0,3% (P<0,0001 per tutti). Questi effetti suggeriscono un duplice impatto terapeutico su due condizioni frequentemente coesistenti, con potenziale miglioramento complessivo del profilo cardiometabolico.
L’efficacia è risultata ancora più pronunciata nei sottogruppi con un consumo di alcol più importante. Nei pazienti con 12–17 giorni di consumo pesante al mese, la riduzione dei giorni di forte assunzione di alcol è risultata del 22,7% superiore rispetto al placebo. In quelli con disturbo da uso di alcol severo, semaglutide ha determinato una riduzione aggiuntiva del 12%, suggerendo un beneficio clinico particolarmente rilevante proprio nei pazienti più difficili da trattare.
Sicurezza e tollerabilità
Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quello noto per la classe dei GLP-1 agonisti, con eventi avversi più frequenti di tipo gastrointestinale, più comuni rispetto al placebo ma prevalentemente di grado lieve o moderato. Quattro pazienti hanno interrotto il trattamento per gli effetti collaterali, mentre l’unico evento grave riportato è stato un ricovero per dolore addominale, senza sospensione definitiva del trattamento.
Una potenziale nuova opzione terapeutica
Gli autori sottolineano che i risultati si inseriscono in un contesto di un forte bisogno terapeutico insoddisfatto. Il numero di soggetti necessario da trattare (NNT) osservato nello studio è pari a 4,3, inferiore rispetto a quello dei farmaci attualmente approvati per il disturbo da uso di alcol, che è pari o superiore a 7, suggerendo un’elevata efficacia clinica.
In un commento di accompagnamento, Christian Hendershot, professore associato presso il Bowles Center for Alcohol Studies del Dipartimento di Psichiatria della University of North Carolina a Chapel Hill, e Klara Klein, professoressa associata nella Divisione di Endocrinologia e Metabolismo e direttrice della Endocrine Diabetes and Obesity Clinical Research Unit presso la University of North Carolina a Chapel Hill, hanno sottolineato la scarsità di farmaci per il disturbo da uso di alcol approvati dalle agenzie regolatorie globali e che meno del 2% delle persone negli Stati Uniti affette da disturbo da uso di alcol utilizza una farmacoterapia per gestire la propria condizione.
«I risultati di questo studio forniscono un cauto ottimismo riguardo alla potenziale utilità delle terapie basate sulle incretine per il trattamento del disturbo da uso di alcol. «L’importanza di valutare le terapie con GLP-1 come nuove opzioni terapeutiche per il disturbo da uso di alcol non può essere sottolineata abbastanza» hanno scritto. «Se ottenessero l’approvazione per il disturbo da uso di alcol, la loro accettazione già esistente e il loro ampio utilizzo potrebbero aumentare in modo sostanziale l’accesso al trattamento, riducendo le barriere convenzionali».
Hanno inoltre evidenziato che gli studi futuri dovranno esaminare gli effetti dose-risposta e valutare l’efficacia dei farmaci basati sulle incretine negli adulti con disturbo da uso di alcol senza obesità. Inoltre, saranno necessarie ulteriori ricerche per valutare gli effetti a lungo termine e per stabilire se una terapia continuativa con GLP-1 possa essere necessaria per mantenere i benefici.
Referenze
Klausen MK, et al. Once-weekly semaglutide versus placebo in patients with alcohol use disorder and comorbid obesity: a randomised, double-blind, placebo-controlled trial. Lancet. 2026 May 2;407(10540):1687-1698.