“Ametista”: il potere rivoluzionario della lettura nel romanzo distopico di Francesca Bardi


“Ametista”: il potere rivoluzionario della lettura nel romanzo distopico di Francesca Bardi. (Lorenzo de’ Medici Press Press). Dal 20 maggio

francesca bardi

In una società che non legge più e brucia i libri, un gruppo di persone cerca di salvare ciò che resta dell’antico gesto della lettura. Ma salvare i libri non è ammesso e la tutela diventa una battaglia. Ametista, al fianco dei ribelli, che hanno approfondito le incredibili capacità della mente umana, rinasce in una seconda vita. Finirà per scoprire sconvolgenti risvolti della propria esistenza in una lotta con il tempo come arma. Un romanzo che sfida le stanche abitudini del contemporaneo e riporta il libro e la lettura al centro dello scenario attuale divorato dai social media. Una protagonista che conquista il lettore trascinandolo in una trama ricca di colpi di scena e con un finale mozzafiato. “La lettura e la rilettura sono il vero atto rivoluzionario”: Roland Barthes.

Sinossi: 2038. In un futuro distopico dominato dal controllo tecnologico e dal conformismo dell’”Uffizio della Pace Sociale”, Alessandra Cantori vive una vita dorata ma vuota accanto a un marito potente. La sua realtà si incrina quando scopre la resistenza di OsaRe, un gruppo eco-culturale che opera nell’ombra per salvare il pianeta e la memoria storica. Il destino di Alessandra cambia radicalmente al Rebis, un’antica biblioteca clandestina dove i libri proibiti pulsano ancora di vita. Qui, ribattezzata Ametista, scopre la straordinaria capacità di viaggiare fisicamente attraverso le immagini. Costretta a fuggire dalle ossessioni del marito, Ametista si ritrova negli anni Settanta. In questo passato vibrante incontra l’editore Sandro Accursi, con cui vive un amore profondo che sfida le leggi del tempo. Ma il dovere la richiama nel suo presente: convinta dal ribelle Scarlatto, torna nel 2038 per combattere dall’interno, conducendo una pericolosa doppia vita come spia e moglie perfetta. Quando il marito scopre il tradimento e distrugge il Rebis, Ametista finisce in un carcere di massima sicurezza. Sola e incinta di un uomo che nel presente è ormai vecchio.

Dichiara l’AutricePerché Ametista? Ametista esprime il disagio per un tipo di vita che, infestata da sostegni tecnologici sempre più imposti, tende a separarci dalla nostra naturalità. Col pretesto di agevolare, facilitare e semplificare, la vita diventa tristemente più farraginosa, stressante, dipendente e controllata. La tecnologia è una gran bella cosa, ma quando sovrasta non va più bene. Siamo indotti ad allontanarci dalla dimensione umana a favore di ausili esterni che non tolgono solo “fatica”, ma anche il gusto di fare, il tempo di fare e più che altro la capacità di fare. Una tecnologia sempre più invasiva che, anche quando dovrebbe farci sentire più liberi, prende l’aspetto di una gabbia dove tutto è eterodiretto e controllato. Il tanto è già troppo.

IncipitHo poco tempo, devo scrivere prima di dimenticare. Non so ancora dove mi trovo né… “quando” mi trovo. So solo che devo scrivere tutto quello che ancora ricordo. Tra poco dimenticherò. Domani dovrò poter almeno sapere chi sono, o sono stata fino a oggi, e… che non potrò più essere… ma non devo lasciarmi andare, non posso, non adesso. Non devo dimenticare me stessa… ed è bene anche ricordare ciò che so che accadrà. Fin d’ora, così si potranno prendere provvedimenti; è necessario che qualcuno racconti come le cose sono andate davvero. Basta con le menzogne, ci mentono, ci mentono da troppo tempo. La storia dunque, sì, la mia almeno. Dall’inizio, devo partire dall’inizio ma… non è facile cominciare, trovare il bandolo per sbrogliare la matassa di tutto ciò che è successo. L’ordine cronologico non basta. È difficile fare ordine in tutto questo caos. Raccontare, forse, mi aiuterà nel compito, mi aiuterà a selezionare i fatti significativi, a riordinare per ricostruire la storia, o… costruirla? i fatti sono fatti e non storie; quelle, le costruiamo noi. Quindi questa non è una storia. Oh, non devo perdermi: devo raccontare la serie di eventi per una storia reale o almeno fedele anche se già la immagino poco credibile… stento a crederci io, e penso quando la rileggerò domani, dopo che avrò dimenticato. Non sarà facile.

Francesca Bardi, è nata a Firenze dove svolge il suo lavoro di architetto. Si occupa inoltre di grafica, di scrittura creativa e di arte per riviste specializzate. Si interessa alla fotografia sperimentale e agli studi sull’arte visiva e sul colore.