Nei pazienti con obesità trattati con interventi farmacologici e comportamentali la stabilizzazione del peso è un fenomeno atteso e non equivale a inefficacia
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Nei pazienti con obesità trattati con interventi farmacologici e comportamentali la stabilizzazione del peso è un fenomeno atteso e non equivale a inefficacia, alla luce di benefici cardiometabolici e di qualità di vita documentati anche in assenza di ulteriore calo ponderale, come evidenziato in una relazione tenutasi al congresso dell’Obesity Medicine Association.
La stabilizzazione del peso corporeo durante un percorso di dimagrimento (plateau) rappresenta una fase fisiologica che, secondo la Mayo Clinic, si verifica in tutti i soggetti che tentano di perdere peso. Nel contesto della medicina dell’obesità, questo fenomeno è spesso interpretato erroneamente come fallimento terapeutico, mentre riflette piuttosto una risposta biologica complessa e variabile.
Come sottolineato dalla relatrice Jaime Almandoz, professore di medicina presso lo University of Texas Southwestern Medical Center, il problema principale non risiede nel plateau in sé, ma nella mancata identificazione e gestione precoce di questa fase, dovuta a fattori quali monitoraggio clinico non ottimale, aspettative irrealistiche o percezione di limitate opzioni terapeutiche. Il riconoscimento tempestivo del plateau consentirebbe di intervenire precocemente, evitando la persistenza prolungata di una condizione patologica e migliorando gli esiti complessivi. In questo senso, il plateau deve essere interpretato come una fase del percorso terapeutico e non come un endpoint negativo.
Risposta variabile da paziente a paziente
I dati disponibili mostrano come gli interventi su dieta e stile di vita determinino, nella migliore delle ipotesi, una riduzione ponderale media di circa il 5% del peso corporeo, spesso seguita da recupero del peso, generalmente percepita come insufficiente dai pazienti con obesità, che tendono a considerare obiettivi più ambiziosi, nell’ordine del 15%, 20% o 25%.
Negli ultimi anni i farmaci incretinici hanno modificato questo scenario. Semaglutide consente una riduzione media del peso corporeo di circa il 15%, mentre tirzepatide mostra, in media, una perdita superiore, con una maggiore probabilità di raggiungere soglie clinicamente rilevanti del 20% e del 25%. Tuttavia la risposta al trattamento segue una distribuzione ampia e variabile, con alcuni pazienti che ottengono perdite superiori al 50% del peso corporeo e altri che possono non rispondere o addirittura aumentare di peso.
Questa eterogeneità implica che il concetto di plateau è intrinsecamente relativo. Una stabilizzazione del peso dopo una riduzione del 40% ha un significato clinico profondamente diverso rispetto a un plateau dopo una perdita del 2%, rendendo essenziale la definizione individuale degli obiettivi terapeutici.
Plateau e sospensione del trattamento: un rischio per gli outcome
Un elemento critico evidenziato è l’elevato tasso di interruzione dei trattamenti, spesso legato a fattori quali effetti collaterali, accesso alle cure o costi. I farmaci, generalmente somministrati su base settimanale, possono essere utilizzati con schemi non ottimali, ad esempio con somministrazioni diradate, riducendone l’efficacia.
I dati dei trial clinici indicano chiaramente che la sospensione del trattamento, anche in presenza di plateau, è associata a recupero ponderale. Questo comportamento è spesso guidato dalla percezione che la terapia non sia più efficace, mentre in realtà si traduce nella perdita dei benefici ottenuti. Il plateau, quindi, non rappresenta una perdita di efficacia, ma una fase in cui il trattamento continua a esercitare effetti clinicamente rilevanti.
Ridefinire il successo terapeutico oltre il peso
Un aspetto centrale emerso riguarda la necessità di ridefinire il concetto di successo terapeutico, andando oltre la semplice riduzione del peso corporeo. Gli outcome rilevanti includono il miglioramento di parametri cardiometabolici e di marker di malattia. Ad esempio, nei pazienti con diabete, la riduzione dell’emoglobina glicata (HbA1c) rappresenta un obiettivo chiave, con target inferiori al 7% secondo le raccomandazioni dell’American Diabetes Association.
Altri indicatori includono la sicurezza epatica, valutata attraverso transaminasi e marker di steatosi, nonché il miglioramento di condizioni associate come l’apnea ostruttiva del sonno, con possibile riduzione o sospensione della necessità di CPAP (Continuous Positive Airway Pressure). Questi parametri forniscono una misura oggettiva del beneficio terapeutico indipendente dalla variazione del peso.
Parallelamente, assume rilievo la valutazione della qualità di vita. Strumenti validati come lo SF-36 36v2 (Short Form-36 Health Survey) o l’IWQOL-Lite (Impact of Weight on Quality of Life-Lite) documentano miglioramenti in domini quali funzionalità fisica, dolore corporeo e benessere generale. Nonostante ciò, tali misure sono ancora poco integrate nella pratica clinica, spesso per difficoltà operative o per una sottostima del loro valore rispetto agli indicatori più immediati.
Un approccio centrato sul paziente
Il messaggio principale emerso dalla relazione è che i plateau di peso sono attesi e non rappresentano un fallimento né un punto di arrivo del trattamento. La risposta alla terapia farmacologica è intrinsecamente variabile e anche riduzioni modeste del peso corporeo possono tradursi in benefici significativi e duraturi sulla salute cardiometabolica e sulla qualità di vita.
È fondamentale valutare se il plateau sia legato a fattori modificabili, come un dosaggio inadeguato, prima di considerare il trattamento inefficace. Inoltre, è essenziale evitare di attribuire al paziente la responsabilità di una risposta inferiore alla media, poiché questo approccio può essere stigmatizzante e compromettere l’aderenza.
Infine, è necessario riconoscere che le terapie per l’obesità agiscono su molteplici dimensioni della malattia. Interrompere il trattamento esclusivamente sulla base di una riduzione ponderale ritenuta insufficiente comporta la perdita di benefici clinici rilevanti. Il plateau, pertanto, deve essere interpretato come parte integrante del percorso terapeutico e gestito attivamente all’interno di una strategia di lungo periodo orientata agli outcome complessivi del paziente.
Referenze
Almandoz J. Breaking through weight plateaus: A practical framework for defining success in obesity care. Presented at: Obesity Medicine 2026. April 10-12, 2026; San Diego.