BORDERLIFE. La nostra vita dall’altra parte alla Sala Umberto


BORDERLIFE. La nostra vita dall’altra parte – Francesca Merloni, Yaser Mohamed e Radicanto al Teatro Sala Umberto il 28 aprile 2026

BORDERLIFE

Martedì 28 aprile 2026, al Teatro Sala Umberto, debutta ‘Borderlife, la nostra vita dall’altra parte’, con Francesca Merloni, Yaser Mohamed e i Radicanto, adattamento teatrale tratto dal romanzo Borderlife di Dorit Rabinyan, con la regia di Nicoletta Robello (© Am Oved Publishers Ltd. Tel Aviv, 2014 Pubblicato in Italia nel 2016 da Longanesi). In un presente attraversato da fratture geopolitiche sempre più laceranti, ‘Borderlife, la nostra vita dall’altra parte’ si impone come un dispositivo scenico necessario, capace di restituire, attraverso l’intimità di una storia d’amore, la complessità irriducibile delle identità e delle appartenenze.

‘Borderlife, la nostra vita dall’altra parte’ è uno spettacolo in forma di concerto che porta in scena una intensa storia d’amore: quella fra Liat e Hilmi, due anime straniere che si incontrano sul palcoscenico in una New York multiculturale, ancora ferita dagli attacchi dell’11 settembre. Il loro imprevedibile incontro si rivela essere karmico, tanto da travolgere ogni ostacolo; i due personaggi, come Romeo e Giulietta contemporanei, sfidano con il loro amore il mondo intero e quella cultura che invece di definirli finisce per soccombere davanti all’impeto della loro passione. Il cuore dello spettacolo è affidato alla musica calda e mediterranea dei Radicanto, importante formazione musicale pugliese che si muove tra il folk e il cantautorato d’autore e che ha composto una colonna sonora originale che attraversa per intero la storia trasformandola in un racconto musicale che delinea con profonda emozione i conflitti senza soluzione che sempre più infiammano il mondo.

È autunno, a New York. Il secondo senza le Torri. Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce, mentre pensa: Non hai già abbastanza guai? Fermati, finché puoi! Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi dolci e grandi, color cannella. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA grazie a una borsa di studio. Ha servito nell’ esercito e ama la sua famiglia (Che cosa penserebbero, se lo sapessero?). Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c’è sempre un bimbo che dorme e sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah. Che questo amore sia un’isola nel tempo, dice lei a sé stessa. Un amore a cronometro, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, la stessa impressa sul biglietto del volo di ritorno per Israele, verso la vita reale.