Idrosadenite suppurativa: fallisce lo studio di fase 2b CEDAR su brensocatib


Delusione per Insmed Incorporated nello sviluppo di nuove opzioni terapeutiche per l’idrosadenite suppurativa (HS) dallo studio di fase 2b CEDAR

idrosadenite suppurativa recalcitrante

Delusione per Insmed Incorporated nello sviluppo di nuove opzioni terapeutiche per l’idrosadenite suppurativa (HS). Lo studio di fase 2b CEDAR, che valutava l’efficacia e la sicurezza di brensocatib in pazienti adulti con malattia moderata-severa, non ha raggiunto né l’endpoint primario né quelli secondari.

Nonostante il buon profilo di tollerabilità del farmaco, l’azienda ha annunciato l’interruzione del programma di sviluppo di brensocatib per questa indicazione.

Il razionale: modulare l’infiammazione neutrofilica

Brensocatib è un inibitore orale della dipeptidil peptidasi 1 (DPP1), enzima coinvolto nell’attivazione delle proteasi seriniche dei neutrofili, tra cui elastasi, proteinasi 3 e catepsina G.

Nell’idrosadenite suppurativa, una malattia infiammatoria cronica della cute caratterizzata da noduli, ascessi e fistole, i neutrofili giocano un ruolo chiave nella perpetuazione del danno tissutale e dell’infiammazione. L’inibizione di DPP1 era quindi considerata una strategia promettente per ridurre l’attività delle proteasi neutrofiliche e, di conseguenza, l’infiammazione e la distruzione dei tessuti.

Questo approccio aveva già mostrato segnali positivi in altre patologie caratterizzate da infiammazione neutrofilica, sostenendo lo sviluppo clinico anche nell’HS.

Risultati inferiori al placebo

Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 214 pazienti in 72 centri a livello globale. I partecipanti sono stati trattati per 16 settimane con brensocatib 10 mg, 40 mg oppure placebo.

Alla settimana 16, la riduzione della conta totale di ascessi e noduli infiammatori (AN) è risultata:

  • 45,5% nel gruppo brensocatib 10 mg
  • 40,3% nel gruppo brensocatib 40 mg
  • 57,1% nel gruppo placebo

Un dato che evidenzia una performance inferiore rispetto al placebo in entrambi i bracci attivi.

Sicurezza confermata

Dal punto di vista della sicurezza, brensocatib è risultato ben tollerato, senza nuovi segnali emersi:

  • Eventi avversi emergenti dal trattamento: 55,4% (10 mg), 42,9% (40 mg), 45,7% (placebo)
  • Eventi gravi: rari e comparabili tra i gruppi

Il dosaggio da 40 mg, il più alto studiato finora, non ha evidenziato criticità aggiuntive.

Le prospettive

“Lo studio era concepito come proof-of-concept in una patologia complessa, caratterizzata anche dall’assenza di modelli animali consolidati”, ha dichiarato Martina Flammer, Chief Medical Officer dell’azienda. “Sebbene i risultati siano deludenti, riteniamo che i dati raccolti possano contribuire alla comprensione scientifica della malattia”.

I risultati completi dello studio saranno presentati in un prossimo congresso scientifico.

L’idrosadenite suppurativa resta una patologia infiammatoria cronica con bisogni terapeutici ancora largamente insoddisfatti. Il fallimento di CEDAR sottolinea le difficoltà nello sviluppo clinico in questo ambito e la necessità di nuovi target e strategie terapeutiche.