Docufilm su Regeni, Mollicone ribadisce: “La commissione tecnica ha sbagliato”


Lo dice il presidente della Commissione Cultura della Camera commentando le recenti polemiche sulle concessioni pubbliche per il cinema

“Il documentario su Giulio Regeni è stato respinto due volte da una commissione tecnica, non politica, giusto o sbagliato che sia. Per me è stato sbagliato, bastava controllare sul web le posizioni di Fratelli d’Italia, dal presidente Meloni fino al coordinatore Donzelli e tanti altri ancora, che sono state sempre a favore della verità su Regeni. Non dimentichiamo che era un ricercatore italiano sequestrato e torturato da alcuni agenti dei servizi egiziani. Su questo c’è un processo in atto ed è interesse nazionale tutelare la verità su un cittadino italiano all’estero. Questa è la posizione ufficiale di Fratelli d’Italia. Fermo restando che le commissioni tecniche sono autonome. Abbiamo contattato il regista Simone Manetti per ospitare una proiezione alla Camera invitando anche i genitori, che se vorranno saranno ospiti di un dibattito e un confronto”.

Lo dice Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, ai microfoni di Radio Roma Sound, nella programma Fiato alle Polveri, commentando le recenti polemiche sulle concessioni pubbliche per il cinema.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo

“Ci sono centinaia di film prodotti che vanno in sala ma non hanno successo, gli stessi che vengono prodotti grazie ai finanziamenti e al tax credit. Il tema è un altro: noi stiamo facendo un testo di delega al governo perché riformi tutta la governance del cinema, e su questo sono il primo firmatario del testo della maggioranza, che si confronterà con i testi delle opposizioni per fare un testo unico che andrà in aula e verrà votato. Quindi da qui si capiscono anche questi attacchi. La delega del parlamento al governo, espliciterà gli indirizzi, e riformerà anche il tax credit. Da qui c’è anche la lettura di questo clima incandescente, ma noi andremo avanti lo stesso perché pensiamo che sia necessario e che la struttura creata dal ministro Franceschini sia superata. Quindi c’è da parte del governo un iperattivismo e una grande attenzione al dialogo proprio per riformare radicalmente questo sistema che nel corso degli anni – le cifre sono altissime – ha erogato soldi attraverso il tax credit per film che molto spesso non lo meritavano. I requisiti non li ha stabiliti il governo Meloni, esistono da anni e li ha introdotti il centrosinistra con il ministero di Franceschini, a cui non faccio una colpa, ma è così. Ai film prima gli vengono dati i soldi, poi si scopre se ha successo o meno”.

“C’è stato per decenni e c’è ancora da parte di una certa critica autoriale un razzismo culturale nei confronti della commedia all’italiana. Il film che ha sbaragliato tutti, da quelli autoriali ai blockbuster, è stato quello di Checco Zalone, considerato tutt’ora un genere da serie B dagli intellettuali progressisti che difendono il genere autoriale come se fosse esclusivo. E successo anche per “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, che commissioni precedenti non considerarono di interesse pubblico, come per Regeni, ma poi sbancò tutti i festival e tutti i premi fino ad arrivare a livelli internazionali. Questo per dire che tutte le commissioni possono sbagliare, ma il tema è che i criteri di valutazione purtroppo sono questi. In conclusione, bisogna riformare i criteri e le governance, cosa che il governo sta facendo”.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)