Contributi per collaboratori domestici, scatta il digitale obbligatorio: guida per evitare errori


Entro il 10 aprile la prima scadenza con le nuove regole INPS. Dal 2026 stop ai bollettini cartacei e nuovi minimi retributivi in vigore. La guida di Baze su come orientarsi e quali bonus sfruttare

colf casalinghe

Sono oltre 900.000 le famiglie italiane che ogni trimestre devono versare i contributi INPS per colf, tate o baby-sitter. Il 10 aprile 2026 si avvicina la prima scadenza contributiva dell’anno relativa al primo trimestre e per molte di loro sarà la più complicata di sempre.

Il motivo? Un doppio cambio di regole entrato in vigore all’inizio dell’anno: da una parte il nuovo CCNL del lavoro domestico, che ha alzato i minimi retributivi con una prima tranche già operativa da gennaio; dall’altra la decisione dell’INPS di abolire i bollettini cartacei per i datori di lavoro con meno di 76 anni, rendendone il pagamento esclusivamente digitale. In questo contesto, Baze, la startup italiana che gestisce contratti, buste paga e contributi per le famiglie che assumono lavoratori domestici, fornisce una guida pratica per affrontare la scadenza senza errori.

“Ogni trimestre riceviamo segnalazioni da famiglie in difficoltà perché non sanno come versare i contributi, non trovano i codici giusti o si accorgono troppo tardi di essere in ritardo. Con il passaggio al digitale obbligatorio e gli aumenti contrattuali appena entrati in vigore, il rischio di sbagliare o di trovarsi in una situazione di irregolarità involontaria è più alto che mai”, dichiara Davide Lauria, co-founder di Baze.

Cosa è cambiato dal 1° gennaio 2026

Due novità strutturali stanno ridisegnando il rapporto tra le famiglie e il lavoro domestico regolare. La prima riguarda i costi: il nuovo CCNL del lavoro domestico ha introdotto aumenti progressivi dei minimi retributivi per colf, badanti e baby-sitter. La prima tranche già operativa vale +40 euro lordi al mese per lavoratore. Per una colf a tempo pieno, il costo complessivo mensile a carico della famiglia è salito in media di 83 euro al mese, pari a circa 1.000 euro in più all’anno. Ulteriori aumenti stimati in base alle rivalutazioni Istat sono previsti entro il 2028, per un totale di +100 euro lordi mensili.

La seconda novità riguarda le modalità di pagamento. Da gennaio 2026 l’INPS ha smesso di spedire i bollettini cartacei ai datori di lavoro domestico con meno di 76 anni che in passato ne avevano richiesto l’invio postale. I versamenti devono ora avvenire esclusivamente attraverso canali digitali: il Portale dei Pagamenti INPS, l’app INPS Mobile, l’app IO oppure tramite home banking (circuito CBILL), banche e uffici postali abilitati a pagoPA.

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Come pagare i contributi entro il 10 aprile: la guida passo per passo di Baze

Per i datori di lavoro che gestiscono autonomamente il rapporto con la propria colf o tata, il percorso da seguire è il seguente:

  1. Calcolare la retribuzione aggiornata. Verificare che le buste paga del primo trimestre 2026 rispecchi i nuovi minimi contrattuali previsti dal CCNL. In caso di dubbio, il testo integrale è consultabile sul sito del CNEL.
  2. Accedere al Portale dei Pagamenti INPS. Sul sito www.inps.it, nella sezione “Portale dei Pagamenti – Lavoratori Domestici”, è possibile generare l’avviso pagoPA aggiornato per il trimestre gennaio-marzo 2026. Serve il codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro domestico.
  3. Scegliere la modalità di pagamento. Il versamento può avvenire online (carta, conto corrente), tramite l’app INPS Mobile o IO, oppure fisicamente presso banche e uffici postali aderenti a pagoPA usando il QR code o il codice avviso.
  4. Rispettare la scadenza del 10 aprile. Il versamento deve coprire le retribuzioni corrisposte nel trimestre gennaio-marzo 2026. Versamenti in ritardo comportano sanzioni e interessi calcolati giornalmente.
  5. Conservare la ricevuta. Il portale permette di scaricare e ristampare le ricevute di tutti i versamenti effettuati: è buona prassi archiviarle per ogni eventuale verifica.

I bonus disponibili per le famiglie

A fronte dell’aumento dei costi, esistono alcune misure di supporto per le famiglie. La deduzione fiscale IRPEF consente di portare in deduzionei contributi previdenziali versati per i lavoratori domestici fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. Per le famiglie con anziani non autosufficienti, è inoltre possibile accedere all’indennità di accompagnamento e, in alcuni Comuni, a contributi locali per il pagamento delle badanti.

Baze: tutta la gestione in un’unica piattaforma

Per le famiglie che preferiscono delegare completamente la gestione burocratica, Baze offre un servizio integrato che copre l’intero ciclo del rapporto di lavoro domestico: dalla selezione del lavoratore tramite algoritmo di pre-screening, alla registrazione del contratto all’INPS, fino al calcolo e alla predisposizione e gestione del pagamento dei contributi trimestrali. Con il nuovo CCNL già recepito nel sistema, gli importi vengono aggiornati in automatico senza che la famiglia debba fare nulla. I 7.000 lavoratori domestici attualmente attivi sulla piattaforma testimoniano una crescita costante in un settore che in Italia vale miliardi di euro di economia regolare.

“Il lavoro domestico regolare conviene a tutti, alla famiglia, al lavoratore e al sistema previdenziale. Il problema è che la burocrazia scoraggia molte famiglie dal farlo nel modo giusto. Noi esistiamo per eliminare questo ostacolo: ci occupiamo di tutto, dalla busta paga ai contributi, in modo che le famiglie possano concentrarsi su ciò che conta davvero”, aggiunge Davide Lauria, co-founder di Baze.