È passato l’emendamento che boccia la settimana da 32 ore lavorative anzichè 40
![]()
Bocciata la proposta per la settimana corta che era stata presentata di Avs, M5s e Pd: primo firmatario Nicola Fratoianni insieme ai tre leader Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Elly Schlein. È stato infatti approvato l’emendamento per sopprimere l’idea della settimana da 32 ore, anziché 40, a parità di salario: i favorevoli all’emendamento sono stati 132, 90 i no e 9 gli astenuti. L’emendamento recepiva il parere contrario della commissione Bilancio sul testo.
Perché la proposta è stata cassata? È stata ribadita l’assenza di coperture, soprattutto per le ricadute della norma sui dipendenti pubblici, che sarebbero ricompresi nelle nuove norme: “In seno alla proposta di legge- spiega il deputato Walter Rizzetto- non c’è una espressa esclusione della pubblica amministrazione. Quindi la settimana corta si applicherebbe anche a tutta la Pa, con ricadute certamente pesanti perché avrebbe un fabbisogno aggiuntivo di personale è questo potrebbe essere un primo grosso problema”.
CONTE: “CONTINUEREMO A BATTERCI”
Ad annunciarlo, in serata ieri, è stato il leader del Movimento 5 stelle: “Lo hanno fatto di nuovo“, ha scritto sui social il leader M5s Giuseppe Conte. “Come sul salario minimo, come sui congedi paritari. Poco fa alla Camera la maggioranza ha bocciato la nostra proposta di legge per avviare, anche in Italia, la sperimentazione della riduzione orario di lavoro a parità di salario. Una misura su cui oltre il 70% degli italiani è d’accordo. Chiedevamo di ridurre l’orario da 40 a 32 ore settimanali senza tagli di stipendio, il tutto, peraltro, all’interno della contrattazione collettiva e prevedendo esoneri contributivi per quei datori di lavoro che avrebbero utilizzato tale possibilità. Ovunque è già stata testata, la ‘settimana corta’ ha aumentato la produttività, creando benessere per i lavoratori e vantaggi per i datori di lavoro. Maggioranza e governo, invece hanno detto ancora una volta no. L’unica cosa che sanno fare è proporre vergognose norme per aggredire i diritti dei lavoratori sfruttati e sottopagati, togliendo loro anche gli arretrati malgrado il pronunciamento di un giudice. Continueremo a batterci perché la riduzione dell’orario di lavoro diventi realtà anche in Italia”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)