Al Senato ok al ddl Antisemitismo, le ragioni del no di Avs e M5s


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Ok dall’Aula del Senato al ddl Antisemitismo con 105 voti a favore, 24 contrari e 21 astenuti. Il testo, a firma del leghista Massimiliano Romeo, passerà ora alla Camera. Pd, M5s e Avs chiedevano di sostituire la definizione dell’Ihra con quella di Gerusalemme. Con la bocciatura degli emendamenti sul tema i senatori M5s e Avs hanno votato contro. Astenuti i dem, con alcune eccezioni. Hanno votato sì al testo infatti i senatori Pd Valter Verini, Sandra Zampa, Pierferdinando Casini, Graziano Del Rio, Alfredo Bazoli e Filippo Sensi. Voto favorevole anche da Iv e Azione. “Crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio e una timidezza della cultura democratica di questo paese che non ha discusso abbastanza su questo problema”, ha detto Delrio.

AVS: DICHIARAZIONE IHRA SBAGLIATA, MEGLIO CARTA GERUSALEMME

“Il nostro dissenso sulla legge sull’antisemitismo è esattamente la dichiarazione dell’IHRA. E’ vero che in quella dichiarazione c’è scritto che le critiche a Israele non possono essere considerate antisemite. Ma il problema è che nei paesi in cui è stata adottata, questa dichiarazione è stata esattamente utilizzata per fare il contrario di quello che dice. In base a questa dichiarazione è stata vietata nell’università di Oxford una conferenza alla quale partecipava il regista Ken Loach. Il processo politico che ha subito Jeremy Corbin in Inghilterra è stato fatto esattamente a partire dalla dichiarazione dell’IHRA. Oppure quelli che fanno il boicottaggio, che è una forma di lotta protetta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il punto è che con la definizione IHRA si fa passare l’idea che il boicottaggio sia antisemita e questo non è accettabile. C’è solo un modo per uscire da questo pantano, sostituire la dichiarazione IHRA con la Carta di Gerusalemme sull’antisemitismo. Carta redatta, da una serie di intellettuali molti dei quali ebrei, successivamente a quella dell’IHRA proprio sulla base delle cose che sono successe in Europa. La carta di Gerusalemme esplicita chiaramente come un conto sia l’antisemitismo e un conto sia la critica politica, anche la più radicale delle critiche politiche, e mira a proteggere gli ebrei dall’odio e dalla discriminazione, garantendo al contempo la libertà di espressione politica riguardo allo Stato di Israele”. Lo afferma in aula a palazzo Madama il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto.

PATUANELLI (M5S): DEBOLE E SENZA NORME CONTRO APOLOGIA FASCISMO

“Il Movimento 5 Stelle voterà contro il disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo. Una scelta che esprimiamo con rammarico, perché in commissione e in Aula molti colleghi, insieme alla relatrice, hanno lavorato con serietà e buona fede per cercare una sintesi parlamentare su un tema estremamente delicato”. Lo ha dichiarato in Aula al Senato il vicepresidenete del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli. “Proprio per la gravità del tema – ha spiegato – riteniamo che il risultato finale sia insufficiente. Il tentativo di trovare un compromesso per dare un segnale unitario rischia di produrre un provvedimento debole: la montagna rischia di partorire un topolino”. Patuanelli ha richiamato la recente decisione del tribunale di Roma che il 20 febbraio 2026 ha prosciolto 29 indagati, in gran parte appartenenti a CasaPound, accusati di apologia di fascismo per i saluti romani ad Acca Larentia. “Questo dimostra che l’attuale impianto normativo non fornisce alla magistratura strumenti adeguati. Se si vuole davvero contrastare l’antisemitismo e i rigurgiti neofascisti, il primo passo dovrebbe essere rafforzare le norme contro l’apologia del fascismo e dare strumenti chiari per intervenire”. “Senza questo intervento strutturale – ha concluso – il rischio è approvare un provvedimento simbolico che non affronta il nodo principale del problema”.

CATALDI (M5S): LEGGE NON PUO’ CONTENERE ELENCO ESEMPI

“Le norme giuridiche devono essere generali e astratte ed esse non sono fatte di esempi, soprattutto perché se noi pensiamo di prendere un documento che contiene un elenco di esempi e trasformarlo in una norma giuridica con un’elencazione tassativa, rischiamo di lasciare fuori qualcosa. Pensate che in questa definizione, ad esempio, viene indicato il fatto che potrebbe essere antisemitismo il paragone che un cittadino può fare tra le politiche del Governo israeliano e le politiche dei nazisti. Supponiamo che un altro cittadino faccia un paragone delle politiche di Netanyahu con quelle di un altro dittatore o le faccia con Putin: uno dei due cittadini sarebbe antisemita e l’altro no. La maggioranza dice che non ha mai avuto l’intenzione di silenziare le piazze che esprimono dissenso verso le politiche di Israele. Eppure quando in commissione è arrivato il testo le intenzioni erano manifeste. Poi in sede di esame il provvedimento è stato migliorato, giusto ricordarlo. Ma se non accogliete i nostri emendamenti dimsotrate di non voler sgombrare il campo dalle ambiguità sulla criminalizzazione del dissenso verso le politiche di Israele. Vorrei ricordare quando il provvedimento è arrivato qui con quell’articolo 3: in concomitanza con le manifestazioni con in cui i cittadini scendevano in piazza perché volevano la pace in Palestina”. Lo ha detto in aula al Senato il senatore M5S Roberto Cataldi.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)