La deposizione di Hillary Clinton su Epstein: “Mai incontrato, interrogate Trump sotto giuramento”. L’ex segretaria di Stato accusa la commissione di vigilanza della Camera e rilancia
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Davanti alla commissione di vigilanza della Camera, chiamata a fare luce sul caso Jeffrey Epstein, Hillary Clinton si è presentata con il tono che le è abituale: combattivo, frontale, senza concessioni. L’ex segretaria di Stato non solo ha respinto ogni insinuazione sul proprio coinvolgimento, ma ha trasformato l’audizione in un atto d’accusa contro quella che ha definito un’inchiesta politica, costruita per proteggere altri e distogliere l’attenzione.
Nella sua dichiarazione di apertura, Clinton ha ricordato di aver depositato il 13 gennaio una dichiarazione giurata in cui affermava di non avere alcuna conoscenza delle attività criminali di Jeffrey Epstein e di Ghislaine Maxwell, né delle indagini a loro carico. Un punto ribadito senza ambiguità davanti ai deputati: “La Commissione ha giustificato la sua citazione nei miei confronti basandosi sul presupposto che io sia in possesso di informazioni riguardanti le indagini sulle attività criminali di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell. Vorrei essere il più chiara possibile. Non ne sono in possesso”.
Clinton ha escluso qualsiasi contatto diretto con Epstein, spiegando di non ricordare incontri, viaggi sul suo aereo o visite alle sue proprietà: “Non ricordo di aver mai incontrato il signor Epstein. Non ho mai volato sul suo aereo né visitato la sua isola, le sue case o i suoi uffici. Non ho nulla da aggiungere”.
Ha detto di essere rimasta “inermi e inorridita” nello scoprire l’entità dei crimini, “come ogni persona perbene”, ma ha accusato la commissione di aver impostato l’indagine in modo parziale. A suo avviso, il lavoro avrebbe dovuto concentrarsi sulla gestione delle inchieste da parte del governo, non su convocazioni simboliche. Ha sottolineato come otto funzionari delle forze dell’ordine siano stati citati, con la possibilità per la maggior parte di limitarsi a dichiarazioni formali di non conoscenza. Un metodo che, secondo Clinton, manca di trasparenza ed è deliberatamente sbilanciato.
Il passaggio più duro è arrivato quando ha denunciato quello che ha definito un fallimento istituzionale: “Questo fallimento istituzionale è concepito per proteggere un partito politico e un funzionario pubblico, anziché per cercare verità e giustizia per le vittime e i sopravvissuti, così come per il pubblico che vuole anch’egli arrivare in fondo alla questione. Mi si spezza il cuore per i sopravvissuti. E sono furiosa per loro”.
Nel suo intervento, Clinton ha ripercorso decenni di attività pubblica a difesa delle donne, delle ragazze e contro la tratta di esseri umani, presentandosi come una figura che su questi temi ha costruito una parte centrale della propria carriera. Epstein, ha detto, era un “individuo atroce”, ma non un’eccezione isolata. Da qui l’appello a un’indagine autentica, non orientata, che includa anche Donald Trump.
Nella parte conclusiva della dichiarazione, Clinton ha elencato ciò che, a suo giudizio, una commissione realmente impegnata contro la tratta dovrebbe fare. Le sue parole sono state una requisitoria articolata, più che una difesa personale: “Un comitato che si impegni a fermare la tratta di esseri umani cercherà di capire quali misure specifiche siano necessarie per porre rimedio al sistema che ha permesso a Epstein di farla franca con i suoi crimini nel 2008. Un comitato guidato da funzionari eletti e impegnato nella trasparenza garantirebbe la completa divulgazione di tutti i fascicoli. Ciò garantirebbe che le redazioni legali di quei fascicoli proteggano le vittime e i sopravvissuti, non uomini potenti e alleati politici. Si arriverebbe alla conclusione che il Dipartimento di Giustizia ha nascosto le interviste dell’FBI in cui un sopravvissuto accusa il presidente Trump di crimini efferati. Chiunque chiedesse in quale notte si sarebbe tenuta la “festa più sfrenata” sull’isola di Epstein sarebbe stato citato in giudizio. Richiederebbe la testimonianza dei procuratori della Florida e di New York sui motivi per cui hanno concesso a Epstein un accordo vantaggioso e hanno scelto di non perseguire altri che potrebbero essere stati implicati. Ciò richiederebbe che il Segretario Rubio e il Procuratore generale Bondi testimonino sul perché questa amministrazione stia abbandonando i sopravvissuti e facendo il gioco dei trafficanti. Si rivolgerebbe agli ufficiali impegnati in prima linea in questa lotta e chiederebbe loro di quale supporto hanno bisogno. Dovrebbe presentare una legge per stanziare maggiori risorse e costringere questa amministrazione ad agire. Ma questo non sta accadendo”.
Al contrario, ha accusato la maggioranza di averla convocata pur sapendo che non avrebbe potuto fornire elementi utili, solo per coprire altre responsabilità: “Invece, mi avete costretto a testimoniare, pienamente consapevole di non avere alcuna conoscenza che possa aiutare la vostra indagine, per distogliere l’attenzione dalle azioni del presidente Trump e insabbiarle nonostante le legittime richieste di risposte”.
La chiusura è stata una sfida diretta alla commissione e al suo presidente, James Comer, che Clinton aveva già provocato invitandolo a convocare anche Elon Musk. Un appello alla responsabilità istituzionale, non al teatro politico: “La mia sfida a voi, signor Presidente, membri del Comitato, è la stessa che ho posto a me stesso durante il mio lungo servizio a questa nazione. Come essere degni della fiducia che il popolo americano vi ha accordato. Si aspettano abilità politica, non giochi di prestigio. Leadership, non protagonismo. Si aspettano che usiate il vostro potere per arrivare alla verità e per fare di più per aiutare i sopravvissuti ai crimini di Epstein, così come gli altri milioni di vittime del traffico sessuale”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)