Fondata nel 2025 a Cagliari, Xference nasce per riportare l’AI all’interno del dominio del cliente. Obiettivo: consentire a chiunque di utilizzare la potenza dell’AI generativa
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Xference, inference provider italiano specializzato in infrastrutture di AI privata, raccoglie 700.000 euro in fase Preseed e annuncia l’apertura del round Seed a investitori istituzionali. A un anno dalla nascita, la società crea la propria infrastruttura distribuita sul territorio europeo partendo da uno dei più importanti datacenter Italiani e si prepara ad aprire il servizio in Beta su invito ai primi 100 utenti che rappresenteranno gli early-adopter della tecnologia sviluppata in Italia.
Co-fondata nel 2025 a Cagliari da Andrea Pili (CEO), Michele Fadda (CTO) e Francesca Audino (CSO), Xference nasce con un posizionamento chiaro: offrire un’infrastruttura di inferenza AI privata sicura, performante, flessibile e affidabile, costruita e gestita interamente in data center nazionali certificati e disponibile anche in versione on-premise. L’obiettivo è consentire a chiunque di utilizzare la potenza dell’AI generativa garantendo al contempo pieno controllo dei dati, sovranità digitale e massimi standard di privacy, ottimizzati per un consumo energetico ridotto.
“Si tratta di una risposta a un paradosso dell’AI contemporanea”, commenta Andrea Pili, Founder&CEO “Per ottenere un’inferenza mirata su dati interni come documenti, immagini, database, le aziende oggi utilizzano infrastrutture globali sovradimensionate rispetto alle necessità reali, con un dispendio significativo di energia e costi. Ma per fare un’inferenza contestuale non è necessario consultare un ambiente così vasto. L’inferenza è un calcolo matematico su un modello già addestrato. Se il perimetro informativo è interno all’azienda, ha senso che anche l’elaborazione resti lì. Xference nasce per riportare l’AI all’interno del dominio del cliente, senza compromessi su prestazioni e semplicità d’uso”.
Cosa fa e come funziona
Xference non addestra quindi modelli proprietari: ottimizza e governa il funzionamento di Large Language Model open source, tra cui Qwen, Llama e Mistral, installati e “congelati” localmente su server dedicati. I modelli non si collegano a Internet, non inviano dati a server remoti e operano in modo isolato.
La soluzione abbina un motore di reasoning intelligente a strumenti no-code e connettori API plug-and-play che consentono di integrare più fonti dati in un’unica interfaccia. L’utente può caricare documenti, collegare drive aziendali e interrogare le proprie basi informative tramite prompt, senza competenze tecniche.
L’architettura è progettata per garantire scalabilità lineare – da un singolo nodo a migliaia – minima latenza, ottimizzazione dei consumi energetici e compatibilità con diverse infrastrutture hardware, dai processori standard agli acceleratori AI.
“Abbiamo costruito una infrastruttura completa, orchestrando hardware e software, rendendo indipendente la nostra tecnologia da qualsiasi produttore”, spiega Michele Fadda, Founder&CTO. “L’obiettivo è rendere l’inferenza privata misurabile, efficiente e sotto il pieno controllo di chi detiene i dati, riducendo la dipendenza da infrastrutture globali”.
Privacy, sovranità e posizionamento europeo
Come azienda europea, l’infrastruttura di Xference è progettata nativamente in conformità con GDPR e AI Act. La privacy non è un adattamento successivo ma un principio architetturale: i dati non vengono trasferiti né archiviati su cloud esterni e l’elaborazione avviene esclusivamente nell’ambiente sicuro dell’utente.
In un contesto dominato dai grandi provider internazionali, Xference si propone come alternativa europea basata su una infrastruttura diversa: meno iper-centralizzazione, minori costi infrastrutturali, maggiore efficienza energetica e piena sovranità dei dati.
“La privacy è la sfida più complessa dell’AI contemporanea”, aggiunge Pili. “Crediamo che l’Europa possa e debba costruire una propria infrastruttura di AI: più sicura, più controllata, più consapevole. Non è solo una scelta tecnologica ma culturale e strategica. La privacy non è negoziabile”.