Uso precoce di antibiotici associato a maggior rischio di IBD da adulti


L’esposizione agli antibiotici nella prima infanzia è associata a un aumento del rischio di sviluppare malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare il Crohn

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L’esposizione agli antibiotici nella prima infanzia è associata a un aumento del rischio di sviluppare malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare il Crohn, con un’associazione più forte con l’uso di antibiotici nelle fasi più precoci dell’infanzia rispetto a quelle successive, nonché con esposizioni ripetute rispetto a singoli cicli di trattamento. Sono i risultati di una metanalisi pubblicata sulla rivista Inflammatory Bowel Diseases.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) sono condizioni croniche immuno-mediate caratterizzate da infiammazione intestinale ed extraintestinale. L’incidenza delle forme a esordio pediatrico è in crescita, e questo ha spinto la ricerca verso fattori ambientali e interazioni genetica-ambiente. In questo quadro, il microbioma è un candidato centrale, infatti nei primi anni di vita matura rapidamente verso una composizione simile a quella dell’età adulta ed è modellato da dieta, modalità di parto, allattamento e ambiente. Gli antibiotici, soprattutto se somministrati in questa finestra critica, possono comportare alterazioni più pronunciate e durature della comunità microbica.

Crohn e colite ulcerosa non si comportano allo stesso modo
La revisione sistematica ha selezionando 8 studi osservazionali per un totale di 2.783 casi che riportavano le stime di rischio (RR/OR/HR) tra l’esposizione agli antibiotici in soggetti di età inferiore ai 18 anni e lo sviluppo di IBD prima dei 18 anni.

L’analisi ha rilevato un’associazione più forte per la malattia di Crohn, dove l’esposizione agli antibiotici è risultata correlata a un incremento di rischio del 59% (RR 1,59), mentre per la colite ulcerosa l’aumento stimato è più contenuto ma significativo (RR 1,23). Questo gradiente tra le due patologie è stato interpretato come un possibile indizio di un ruolo più rilevante delle influenze microbioma-mediate nella patogenesi del Crohn.

Età di esposizione, classi e dose-risposta
Quando l’esposizione era definita nei primi 2 anni di vita, più studi riportavano un’associazione positiva con il rischio futuro di IBD, e alcuni segnalavano un legame più pronunciato nel primo anno rispetto alle età successive. Le analisi per classi antibiotiche suggerivano associazioni più deboli con penicilline a spettro più stretto rispetto ad agenti a spettro più ampio. Un elemento ricorrente è la dose-risposta, in quanto, in tutti gli studi che rilevavano un’associazione complessiva, i cicli terapeutici ripetuti (≥2) erano associati a rischio maggiore rispetto al singolo ciclo.

Considerazioni degli autori
L’uso degli antibiotici in età pediatrica rimane elevato, con differenze fino a quasi dieci volte tra Paesi e regioni, suggerendo la presenza di un’ampia variabilità prescrittiva non giustificata. Oltre al ben noto problema emergente della resistenza antimicrobica, anche i rischi a livello individuale, come il possibile sviluppo di specifiche malattie immuno-mediate, rafforzano la necessità di una prescrizione antibiotica prudente.

In diversi studi inclusi in questa metanalisi, l’esposizione agli antibiotici nel primo anno di vita è risultata più fortemente associata al rischio successivo di IBD rispetto alle esposizioni avvenute in età infantile più avanzata. Di conseguenza, un uso attento degli antibiotici in questa finestra critica dello sviluppo, quando il microbioma intestinale è particolarmente vulnerabile alle perturbazioni, rappresenta il principale messaggio operativo che emerge da queste evidenze.

Considerando il ruolo essenziale degli antibiotici nel trattamento delle infezioni gravi, risultano rilevanti anche le strategie volte a mitigare i potenziali effetti avversi. Interventi come prebiotici, probiotici, simbiotici o trapianto di microbiota fecale possono contribuire a ripristinare le alterazioni del microbioma intestinale. La composizione del microbioma è inoltre influenzata da fattori quali la modalità di parto, la dieta e l’ambiente di vita. Resta tuttora una questione aperta se la suscettibilità agli effetti negativi a lungo termine degli antibiotici possa essere modulata dalla dieta e da altri fattori dell’esposoma (l’insieme complessivo delle esposizioni ambientali a cui un individuo è sottoposto nel corso della vita), ambito che rappresenta una priorità per la ricerca futura.

Referenze

Størdal K et al. Systematic review and meta-analysis of childhood exposure to antibiotics and the subsequent risk of IBD. Inflamm Bowel Dis. 2026 Jan 31:izaf324.

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