Idrosadenite suppurativa: con bimekizumab malattia sotto controllo dopo 3 anni


Idrosadenite suppurativa: bimekizumab a 3 anni mostra risoluzione delle lesioni e controllo duraturo della malattia

I pazienti con idrosadenite suppurativa, una malattia dermatologica che può portare a enormi sofferenze fisiche e psicologiche, hanno un maggior rischio di sviluppare una artrite infiammatoria

Nuovi dati triennali, annunciati oggi da UCB e che saranno presentati in questi giorni al 15^ congresso della European Hidradenitis Suppurativa Foundation (EHSF), mostrano risultati clinici rilevanti per bimekizumab nel trattamento dell’idrosadenite suppurativa moderata-grave. Il farmaco ha dimostrato, negli studi di fase 3 BE HEARD I e II e nella loro estensione, una risoluzione completa delle lesioni infiammatorie in oltre il 40% dei pazienti e una marcata riduzione della gravità della malattia nel lungo periodo. I risultati rafforzano il ruolo dell’inibizione duale di IL-17A e IL-17F nel controllo sostenuto dell’infiammazione.

Una malattia complessa e altamente invalidante
L’idrosadenite suppurativa (HS) è una patologia infiammatoria cronica della pelle, dolorosa e spesso devastante, che colpisce prevalentemente giovani adulti e ha un impatto profondo sulla qualità della vita. Noduli infiammatori, ascessi e tunnel drenanti dolorosi interessano aree sensibili come ascelle, inguine e regione glutea, causando dolore persistente, limitazioni funzionali, stigma sociale e cicatrici permanenti. Nonostante una prevalenza stimata intorno all’1% della popolazione, l’HS è storicamente sottodiagnosticata e difficile da trattare, soprattutto nelle forme moderate e gravi.
In questo contesto clinico complesso, la disponibilità di terapie biologiche efficaci e durature rappresenta una priorità non solo per il controllo dei sintomi, ma anche per prevenire la progressione strutturale della malattia. I dati a lungo termine sono particolarmente rilevanti, poiché l’HS richiede spesso un trattamento continuativo per anni.

I dati BE HEARD: efficacia sostenuta fino a tre anni
Bimekizumab è il primo e unico farmaco approvato in grado di inibire selettivamente sia l’interleuchina-17A sia l’interleuchina-17F, due citochine chiave nella cascata infiammatoria dell’HS.
I risultati mostrano un beneficio clinico profondo e duraturo. Dopo tre anni di trattamento, il 40.1% (147/367) dei pazienti valutati ha raggiunto la completa risoluzione delle lesioni infiammatorie (IHS4-100), inclusi i tunnel drenanti, una delle manifestazioni più invalidanti e difficili da trattare della malattia. Inoltre, il 59.1% (217/367) e il 77.4% (284/367) dei pazienti hanno ottenuto rispettivamente un miglioramento del 90% (IHS4-90) e del 75% (IHS4-75) rispetto al basale.

Ancora più significativo è il cambiamento nella gravità complessiva della malattia. All’inizio degli studi, l’87,4% (486/556) dei pazienti presentava una HS severa secondo l’International HS Severity Score System (IHS4). Dopo tre anni, questa percentuale si è ridotta drasticamente al 14,7% (54/367), mentre quasi il 60% (218/367) dei pazienti ha raggiunto uno stato di malattia lieve o inattiva.

Parallelamente, il numero medio di tunnel drenanti è diminuito in modo sostanziale, passando da 3,8 a 0,9, indicando non solo un miglioramento sintomatico, ma anche un potenziale effetto sulla prevenzione del danno strutturale a lungo termine.

Implicazioni cliniche e qualità di vita
Secondo il professor Thrasyvoulos Tzellos, dermatologo e responsabile del Dipartimento di Dermatologia del Nordland Hospital Trust in Norvegia, questi risultati sono particolarmente rilevanti perché le lesioni infiammatorie e i tunnel drenanti non sono solo dolorosi, ma causano cicatrici permanenti e progressione della malattia. La possibilità di ottenere una risoluzione completa e duratura dell’infiammazione apre nuove prospettive nella gestione dell’HS, spostando l’obiettivo dal semplice controllo dei flare alla modifica del decorso della patologia.

Oltre ai parametri clinici, un’analisi separata ha dimostrato miglioramenti significativi e sostenuti nel tempo anche negli outcome di qualità di vita correlati alla salute. Questo aspetto è cruciale, poiché l’HS è associata a depressione, isolamento sociale e ridotta capacità lavorativa. Ridurre in modo stabile l’attività di malattia può tradursi in benefici concreti nella vita quotidiana dei pazienti.

Dal punto di vista metodologico, i dati derivano da un’estensione in aperto osservazionale, che ha incluso pazienti trattati con bimekizumab secondo lo schema approvato: 320 mg ogni due settimane fino alla settimana 16, seguiti da una somministrazione ogni quattro settimane. Tutti i pazienti che hanno proseguito oltre la settimana 48 sono stati infine trattati con regime Q4W entro la fine del terzo anno.

Il ruolo di bimekizumab e la strategia di UCB
Donatello Crocetta, Chief Medical Officer di UCB, ha sottolineato come la profondità e la durata dell’efficacia osservate rafforzino il valore di bimekizumab sia per i pazienti sia per la comunità clinica. L’azienda ha annunciato la presentazione di quattro abstract dedicati all’HS durante il congresso EHSF e ulteriori dati attesi nel corso del 2026, a conferma dell’impegno nello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative per le malattie infiammatorie croniche severe.

Bimekizumab è già approvato nell’Unione Europea per diverse indicazioni, tra cui psoriasi a placche, artrite psoriasica, spondiloartrite assiale e idrosadenite suppurativa attiva da moderata a grave, consolidando il suo ruolo come terapia mirata nel panorama delle malattie infiammatorie immunomediate.

In conclusione, i dati triennali presentati su bimekizumab rappresentano un set di evidenze a lungo termine molto solido per l’idrosadenite suppurativa. La dimostrazione di una risoluzione completa delle lesioni infiammatorie in una quota significativa di pazienti, insieme a una drastica riduzione della gravità della malattia e a benefici sostenuti sulla qualità di vita, suggerisce che bimekizumab possa ridefinire gli obiettivi terapeutici nell’HS. In una patologia cronica, dolorosa e spesso refrattaria, la possibilità di un controllo duraturo dell’infiammazione non è solo un traguardo clinico, ma un cambiamento concreto nella prospettiva di vita delle persone colpite.