Novità in arrivo per i pazienti con insufficienza cardiaca: nuove prospettive di cura in Europa. Il CHMP raccomanda finerenone
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C’è chi se ne accorge salendo le scale, chi facendo pochi passi, chi semplicemente alzandosi dal letto al mattino. L’insufficienza cardiaca cambia il ritmo della vita prima ancora di quello del cuore. È una malattia cronica, che colpisce circa 800 mila persone in Italia, soprattutto dopo i 65 anni, e che spesso costringe a frequenti ricoveri ospedalieri, limitando autonomia, relazioni e qualità di vita.
Definita, non a caso, una pandemia silenziosa, l’insufficienza cardiaca (Heart Failure – HF) è una condizione in costante crescita, alimentata dall’allungamento della vita e da diagnosi sempre più precoci, che rappresenta una sfida clinica e sociale di grande impatto.
In questo scenario, ogni giorno guadagnato conta. Ogni ricovero evitato significa tempo restituito alla vita: più normalità, più relazioni, più possibilità di guardare al futuro con fiducia. È qui che la prevenzione e soprattutto l’innovazione terapeutica diventano strumenti di speranza concreta. Le terapie più avanzate oggi non si limitano ad alleviare i sintomi, ma possono modificare il decorso della malattia, migliorare la sopravvivenza e offrire ai pazienti una qualità di vita migliore.
È in questo contesto che si inserisce una nuova prospettiva terapeutica. Bayer ha annunciato che il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha espresso parere positivo per finerenone, antagonista selettivo non steroideo dei recettori dei mineralcorticoidi (nsMRA), indicato per il trattamento degli adulti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) ≥40%, ovvero leggermente ridotta (HFmrEF) o preservata (HFpEF). La decisione finale della Commissione Europea è attesa nelle prossime settimane.
Negli ultimi decenni la ricerca ha compiuto passi importanti nell’insufficienza cardiaca, portando nuove risposte soprattutto per quei pazienti in cui il cuore perde progressivamente la forza necessaria a far circolare il sangue. Per molti altri, in cui il cuore continua a contrarsi in modo apparentemente normale, ma fatica a riempirsi, le opzioni terapeutiche sono rimaste a lungo limitate. Una condizione spesso meno visibile, ma altrettanto invalidante, che cresce con l’invecchiamento della popolazione e accompagna i pazienti in un percorso fatto di sintomi persistenti e poche alternative.
Oggi, per la prima volta, l’arrivo di un nuovo farmaco apre una prospettiva concreta anche per questa forma complessa di insufficienza cardiaca, offrendo non solo una nuova opzione terapeutica, ma soprattutto una nuova possibilità per chi, fino ad ora, aveva poche risposte.
Il farmaco, attualmente utilizzato per la malattia renale cronica nei pazienti con diabete di tipo 2, aveva già dimostrato anche in questo setting di pazienti di essere efficace nel ridurre il loro rischio combinato di ospedalizzazione per scompenso cardiaco e mortalità cardiovascolare.
“Il parere positivo del CHMP su finerenone per il trattamento dell’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata rappresenta un passo importante nel ridurre l’elevato rischio cardiovascolare che grava su un’ampia e crescente popolazione di pazienti – ha dichiarato Christine Roth, Executive Vice President, Global Product Strategy and Commercialization and Member of the Pharmaceuticals Leadership Team di Bayer – I risultati dello Studio registrativo FINEARTS-HF hanno dimostrato un beneficio precoce, solido e duraturo di finerenone in una vasta gamma di pazienti in aggiunta alle terapie standard. Dati che rafforzano la nostra fiducia nel potenziale del farmaco di affermarsi come un’opzione terapeutica di rilievo per questi pazienti”.
La terapia dell’insufficienza cardiaca si è rafforzata da poco più di due anni, con una nuova classe di farmaci, le gliflozine, nate come antidiabetici, che hanno mostrato di essere efficaci in tutti i pazienti con insufficienza cardiaca, anche se non diabetici, e indipendentemente dalla frazione di eiezione. Il nuovo studio suggerisce che finerenone potrebbe potenzialmente rappresentare un secondo pilastro della terapia nei pazienti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione preservata o lievemente ridotta
Finerenone, il primo farmaco mirato alla via dei recettori mineralcorticoidi (MR), agisce in modo differente rispetto ad altri farmaci nel ridurre il rischio cardiovascolare, bloccando il recettore dell’ormone aldosterone, contribuendo così a ridurre infiammazione, fibrosi, fattori patogenetici centrali nella progressione delle malattie cardio-renali.
La raccomandazione del CHMP nasce da evidenze cliniche solide, ma soprattutto da risultati che si traducono in benefici tangibili per i pazienti. Lo studio registrativo di Fase III FINEARTS-HF ha, infatti, dimostrato che finerenone è in grado di ridurre in modo significativo il rischio combinato di morte cardiovascolare e di ospedalizzazioni e visite urgenti per scompenso cardiaco rispetto al placebo, in aggiunta alla terapia standard. In termini concreti, meno accessi in ospedale e una maggiore continuità di vita fuori dalle corsie.
Un beneficio che si è dimostrato costante nel tempo e trasversale ai diversi profili di pazienti: indipendente dalle terapie di base, dalla presenza di comorbilità o dalla storia di ospedalizzazione, compresi i sottogruppi definiti dalla frazione di eiezione o dall’uso concomitante di inibitori SGLT2. Risultati che rafforzano il valore di finerenone come opzione terapeutica per una popolazione ampia ed eterogenea.
I dati dello studio FINEARTS-HF sono stati presentati al Congresso ESC 2024 e pubblicati contestualmente sul New England Journal of Medicine, a conferma della loro rilevanza scientifica. Lo studio si inserisce nel programma MOONRAKER, uno dei più ampi programmi di sperimentazione clinica di Fase III mai realizzati nell’insufficienza cardiaca, che coinvolge oltre 15.000 pazienti e mira a costruire una comprensione completa del ruolo di finerenone lungo tutto lo spettro della malattia e nei diversi contesti clinici.
Informazioni su finerenone
Finerenone è un antagonista selettivo dei recettori mineralcorticoidi non steroideo (nsMRA), che ha dimostrato benefici cardiovascolari in pazienti con scompenso cardiaco con frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) ≥40% nello studio di Fase III FINEARTS-HF, ed è già entrato nella pratica clinica per il trattamento di pazienti adulti con malattia renale cronica (CKD) associata a diabete di tipo 2 (T2D) in oltre 95 Paesi in tutto il mondo, tra cui Cina, Europa, Giappone e Stati Uniti. Negli Stati Uniti e in Giappone, finerenone è anche approvato per il trattamento dell’insufficienza cardiaca con LVEF ≥ 40%. Le applicazioni nell’HF con LVEF ≥ 40% in altri mercati, tra cui la Cina, sono in fase di revisione.
Finerenone ha dimostrato di bloccare gli effetti dannosi dell’iperattivazione dei recettori MR che contribuisce alla progressione della malattia renale cronica (CKD) e al danno cardiovascolare, che può essere causato da fattori metabolici, emodinamici o infiammatori e fibrotici.
Il programma di studi clinici con finerenone, FINEOVATE, comprende attualmente dieci studi di Fase III con programmi dedicati rispettivamente all’HF e alla CKD. Il programma MOONRAKER include lo studio registrativo di Fase III FINEARTS-HF, già completato, nonché gli studi collaborativi in corso sponsorizzati dai ricercatori REDEFINE-HF, CONFIRMATION-HF e FINALITY-HF. Il programma THUNDERBALL CKD comprende gli studi di Fase III completati FIDELIO-DKD, FIGARO-DKD e FINE-ONE, lo studio di Fase II CONFIDENCE, nonché gli studi di Fase III in corso FIND-CKD, FIONA e FIONA-OLE.
Informazioni sullo Studio FINEARTS-HF
FINEARTS-HF è uno Studio di Fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, multicentrico ed event-driven, che valuta l’efficacia e la sicurezza di finerenone nella prevenzione della morte cardiovascolare e degli eventi di scompenso cardiaco (HF) in pazienti con diagnosi di insufficienza cardiaca sintomatica (classe II-IV della New York Heart Association), con frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) ≥40%, misurata con qualsiasi modalità negli ultimi 12 mesi, nonché sottoposti a trattamento diuretico per almeno 30 giorni prima della randomizzazione. L’endpoint primario di FINEARTS-HF era il composito di morte cardiovascolare ed eventi di scompenso cardiaco totali (primari e ricorrenti), definiti come ricoveri ospedalieri o visite urgenti.
Circa 6.000 pazienti sono stati randomizzati da oltre 630 centri in 37 Paesi in tutto il mondo per ricevere finerenone o placebo una volta al giorno. Inoltre, i pazienti dello Studio hanno ricevuto la terapia abituale per il trattamento dei sintomi e delle comorbilità.
Informazioni sull’insufficienza cardiaca
L’insufficienza cardiaca rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per la salute pubblica. Colpisce oltre 64 milioni di persone nel mondo e almeno 15 milioni in Europa ed è la principale causa di ospedalizzazione negli over 65. Circa la metà dei pazienti presenta una forma di insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) ≥40%, spesso associata a una molteplicità di comorbilità – tra cui malattia renale cronica, ipertensione e fibrillazione atriale – che contribuiscono ad aumentare il rischio di ricoveri ripetuti e di mortalità. Nonostante l’elevato rischio di eventi cardiovascolari, le opzioni terapeutiche approvate e raccomandate dalle Linee Guida per questa popolazione rimangono tuttora limitate. Le attuali tendenze indicano, inoltre, che nel prossimo futuro, questi pazienti rappresenteranno la maggioranza dei ricoveri ospedalieri per insufficienza cardiaca. I ricoveri ripetuti costituiscono una delle principali voci di costo della patologia, con un impatto economico stimato in circa 29 miliardi di euro all’anno nell’Unione Europea.
L’insufficienza cardiaca è una sindrome clinica complessa, caratterizzata da un progressivo declino della capacità del cuore di riempirsi e di pompare una quantità di sangue adeguata a soddisfare il fabbisogno di ossigeno dell’organismo. La sua prevalenza è destinata ad aumentare significativamente nel prossimo decennio, in gran parte a causa dell’invecchiamento della popolazione. La prognosi rimane sfavorevole: i tassi di mortalità sono paragonabili, se non superiori, a quelli dei tumori più comuni. Il quadro clinico può includere sintomi debilitanti come vertigini, dispnea, affaticamento, disturbi del sonno, fastidio toracico, edema degli arti inferiori e tosse cronica o respiro sibilante.
I principali fattori di rischio comprendono ipertensione, diabete mellito, fumo, pregresso infarto miocardico e malattia coronarica. Nonostante i progressi terapeutici degli ultimi anni, l’insufficienza cardiaca continua a essere gravata da un’elevata mortalità: circa il 30% dei pazienti muore entro un anno dalla diagnosi, percentuale che sale a circa il 40% a cinque anni.
Quando classificata in base alla frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF), misura della funzione cardiaca che indica la quantità di sangue pompata dal ventricolo sinistro ad ogni contrazione, l’HF si divide in tre diverse categorie:
- L’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta (HFrEF) è caratterizzata dalla compromissione della capacità del cuore di espellere sangue ricco di ossigeno in misura sufficiente durante la fase di contrazione, con LVEF ≤40%;
- L’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione leggermente ridotta (HfmrEF) riguarda una categoria di pazienti con LVEF compresa tra il 41 e il 49% e con una lieve compromissione della capacità di pompaggio del cuore;
- L’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione preservata (HfpEF con LVEF ≥50%) è una condizione caratterizzata da rigidità del cuore, che porta ad anomalie di riempimento poiché il ventricolo sinistro non è in grado di rilassarsi sufficientemente per riempirsi di sangue.
Sebbene l’LVEF ≤40% e l’LVEF ≥40% rappresentino ciascuno circa la metà di tutti i casi di scompenso cardiaco, il carico delle comorbilità cardiovascolari e non cardiovascolari è maggiore nei pazienti con LVEF ≥40%. Le tendenze temporali suggeriscono, inoltre, che l’LVEF ≥40% rappresenterà presto la maggioranza dei pazienti ospedalizzati per scompenso cardiaco. Sebbene siano stati compiuti progressi terapeutici nello scompenso cardiaco con LVEF ≤40%, le opzioni terapeutiche per lo scompenso cardiaco con LVEF ≥40% sono limitate.