Claudio Sottocornola torna in libreria con un nuovo lavoro


Claudio Sottocornola pubblica: ‘QUELLA VOGLIA DI VIVERE CHE NON C’È PIÙ. Emergere dal disincanto postmoderno’ (OLTRE). Dal 24 febbraio in libreria

Claudio Sottocornola

La devitalizzazione dell’esistenza sembra costituire ormai condizione comune nelle anomiche e incarognite società occidentali, dove spersonalizzazione dei rapporti e isolamento degli individui si accompagnano a ritmi frenetici e disumani nella gestione di un tempo – fra lavoro e consumi – sempre più quantitativo e alienante. Ma è possibile emergere dal disincanto postmoderno che ci attanaglia, fra crisi di ogni certezza e conseguente perdita di ogni orizzonte? Guidandoci fra le secche del non-senso che ci avvolge, l’autore attraversa con noi derive e rischi dell’attualità, fra corpi in degrado e ambizioni transumaniste, opportunismi educativi e miti emozionali, disamore per il creato e velleità tecnologico-digitali, degrado estetico e declino culturale, viaggi low cost e accidia di massa, denunciando una collettiva perdita di vitalità e speranza. Diviene quindi un compito epocale – cui questo libro vorrebbe contribuire – riaprire sentieri di senso e di valore percorribili, nel nome di una fedeltà alla propria storia e, al contempo, di una irrinunciabile coscienza utopica.

“Quella voglia, la voglia di vivere/ quella voglia che c’era allora/ chissà dov’è?/ chissà dov’è?”… I versi di Vasco in Liberi… liberi – sulla perdita del gusto di vivere – mai sono stati così attuali come nel tempo presente, anche se risalgono alla fine degli anni ’80. Saranno i cambiamenti climatici, saranno le migrazioni di massa da interi continenti, saranno i delitti di cronaca nera che crescono per efferatezza in modo esponenziale, sarà che nessuno sa più dire perché sta al mondo e in esso si affatica, ma il sapore di niente – in queste decadi iniziali del XX secolo – ci avvolge, ci annichila, ci uccide o – meglio – ci consegna a una condizione di vita umbratile, indeterminata, insensata o – peggio ancora – venale. E non basta riandare ai bei tempi andati, quando ancora la gente si parlava ed esprimeva un’altra antropologia, fatta di relazione, incontro, scambio, non basta stigmatizzare l’attualità denunciandone le brutture e l’incarognimento collettivo, non basta semplicemente lamentare l’esistente, occorre in qualche modo rimotivarsi ad esso e traghettare tutto il bene possibile là dove esso sembra latitare o addirittura negarsi nell’obnubilamento generalizzato e collettivo. Le mie riflessioni – finché avrò motivazione sufficiente a modularle – vanno in questa direzione: analizzare il dato nella sua criticità e ambivalenza, testimoniarne una qualche personale esperienza, evocare una qualche possibile trascendenza, anche solo memoriale, rispetto ad esso, e tentarne in tal modo una sintesi virtualmente salvifica o redentiva, ove poter intravedere una luce in fondo al tunnel o – se si preferisce – la luce residua che l’attuale paesaggio consente di intercettare.

Claudio Sottocornola (Bergamo, 1959) si è laureato all’Università Cattolica di Milano con una tesi in Storia della teologia. Già ordinario di Filosofia e Storia nei licei, è stato anche docente di IRC, Materie letterarie, Scienze dell’educazione e Storia della canzone e dello spettacolo alla Terza Università di Bergamo. Iscritto all’Ordine dei giornalisti dal 1991, ha collaborato con diverse testate, radio e tv. Come filosofo si caratterizza per una forte attenzione alla categoria di interpretazione, alla cui luce indaga il mondo contemporaneo, ed ha spesso utilizzato musica, poesia e immagini per parlare a un pubblico trasversale, nelle scuole, nei teatri e nei più svariati luoghi del quotidiano. È autore di saggi filosofici e di opere sulla pop culture, sillogi poetiche tradotte in più lingue e percorsi artistici musicali e multimediali. Le sue pubblicazioni coinvolgono tre aree tematiche prevalenti: l’autobiografia intellettuale, la cultura popular contemporanea, l’attuale crisi del sacro in Occidente e la sua possibile rimodulazione teologico-filosofica. Nel post-Covid si è concentrato sui temi della domanda di senso, del declino della civiltà occidentale, delle dinamiche della vita interiore e della critica alla banalità delle antropologie prevalenti nel tardo-capitalismo contemporaneo, alla ricerca di orizzonti di speranza ancora praticabili. Fra le opere più recenti, Saggi Pop (Marna, 2018), Parole buone (Marna/Velar, 2020), Occhio di bue (Marna, 2021), Tra cielo e terra (Centro Eucaristico, 2023), Fiorire nel deserto (Velar, 2023), Così vicino, così lontano (Velar, 2023), A che punto è la notte? (Oltre Edizioni, 2024), La fatica dell’intero (Oltre Edizioni, 2024), A bordo (Gammarò edizioni, 2025).