Askatasuna: chi sono i 3 arrestati e i 24 indagati per le violenze e il pestaggio all’agente. I Pm valutano la devastazione, non il tentato omicidio. In cella Angelo Francesco Simionato, 22 anni per i genitori è “un bravo ragazzo”
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“Questi non sono manifestanti, ma criminali organizzati; non è una protesta, si chiama tentato omicidio”: così la premier Giorgia Meloni, si è espressa molto duramente sugli autori delle violenze al corteo di Torino di sabato scorso, nella visita all’ospedale Molinette al poliziotto vittima, Alessandro Calista, ora dimesso.

L’IPOTESI DI DEVASTAZIONE
L’auspicio della premier però, a tre giorni dalle azioni di guerriglia urbana e da quella violenta aggressione, almeno per il momento, resta disatteso. La procura di Torino infatti pare aver scartato l’ipotesi di tentato omicidio, come reato contestato per l’aggressione al poliziotto, nel corso della manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Sono inoltre in corso le indagini per individuare i violenti che hanno colpito a calci, pugni e martellate l’agente Calista. I procuratori torinesi stanno invece valutando il reato di devastazione. A rafforzare l’ipotesi, quanto emergerebbe dalla prima informativa dalla Digos che farebbe riferimento ad ‘arredi urbani divelti’ e dehors, ringhiere, cartelli stradali trasformati in “oggetti da lanciare contro gli agenti”.
I 24 INDAGATI, CHI SONO
Nel frattempo, sono stati iscritti nel registro degli indagati i nomi di 24 dimostranti per reati che vanno dalla resistenza e violenza a pubblico ufficiale al porto d’arma impropria e travisamento. Negli zaini di alcuni di loro sono stati rinvenuti sassi, chiavi inglesi e coltelli, tutti poi sequestrati. Tre i 24 indagati a piede libero ci sono 4 ragazze, la maggior parte sono italiani, ma diversi hanno nazionalità straniera e sarebbero arrivati da oltre confine, hanno tutti un’età compresa tra i 19 e i 48 anni.
I TRE ARRESTATI, CHI SONO
Tre invece gli arrestati: solo uno però avrebbe fatto parte del gruppo di aggressori dell’agente Calista. Si tratta di un 22enne della provincia di Grosseto, Angelo Francesco Simionato. Sarebbe colui che ha rubato scudo e manganello al poliziotto, impedendogli così di difendersi, ma non lo avrebbe colpito in alcun modo. Pertanto Simionato è accusato di lesioni personali e rapina in concorso.
Gli altri due arrestati sono il 31enne torinese Pietro Desideri e il 35enne Matteo Campaner di Grugliasco, entrambi devono rispondere di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. L’udienza di convalida è avvenuta ieri e il gip si è riservato sulla decisione, che dovrebbe arrivare oggi.
IL VENDITORE DI DOLCI ‘INORRIDITO’ DALLE VIOLENZE
Tutti e tre hanno ammesso la loro partecipazione alla manifestazione ma negato di avere preso parte attiva agli scontri o all’aggressione dell’agente. In dettaglio, Campaner, che di mestiere fa il venditore ambulante di dolciumi, ha dichiarato ai pm di essere stato in piazza da solo, per manifestare pacificamente. L’accusa per lui è quella di aver preso a calci e pugni gli agenti mentre veniva bloccato. La sua versione è invece che ha provato ad allontanarsi quando ha visto che la manifestazione stava diventando pericolosa: “Ho cercato di allontanarmi ma ho sbagliato la direzione e mi sono ritrovato davanti agli agenti”, ha detto, specificando di indossare jeans e non abbigliamento scuro, nè tantomeno di essere incappucciato. E ancora, il 35 enne ha stigmatizzato l’aggressione al poliziotto dichiarando di “essere rimasto inorridito dalla violenza” contro di lui e esprimendo la sua solidarietà. Dei tre arrestati solo Simionato ha precedenti: risulta segnalato per imbrattamento e per la partecipazione a dei rave. Desideri e Campaner sono incensurati e hanno dichiarato di essere lontani da Askatasuna e dal mondo antagonista.
SIMIONATO, UNO SCONOSCIUTO PER LA DIGOS, FIGLIO DI PACIFISTI
“Siamo brave persone. Ci dispiace molto per quello che è successo. Nostro figlio è un bravo ragazzo”, avrebbero detto- secondo quanto riportato dal Corriere della Sera- i genitori di Simionato, domenica scorsa, davanti agli ingressi del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove si trova il figlio. Il 22enne, ora in cella per il pestaggio all’agente, era di fatto sconosciuto alla Digos. Originario di Montelaterone, sul Monte Amiata, frazione del comune di Arcidosso, in provincia di Grosseto, risiede attualmente per lo più nel Bolognese. Nel paese sull’Amiata però, dove vivono i suoi, mantiene la residenza e torna in estate per lavorare come cameriere. Entrambi i suoi genitori sarebbero attivisti ,riporta sempre il Corriere della Sera, e partecipano a manifestazioni per la pace, impegnati in attività culturali e sociali del loro paese.
(fonte foto di apertura: Dario Nardella/X)
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)