Diabete gestazionale, il 12% ha segni di disfunzione renale già a 5 mesi dal parto


In una coorte di oltre 800 donne con diabete gestazionale, il 12% ha presentato segni di disfunzione renale già a 5 mesi dal parto

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In una coorte di oltre 800 donne con diabete gestazionale, il 12% ha presentato segni di disfunzione renale già a 5 mesi dal parto, quasi sempre sotto forma di microalbuminuria con filtrato ancora conservato, mentre il 75% mostrava almeno un fattore di rischio cardiometabolico. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology, che suggerisce di intervenire precocemente per intercettare e ridurre il rischio di malattia renale cronica e cardiovascolare.

Razionale e obiettivi dello studio
Il diabete gestazionale è tradizionalmente percepito come una condizione transitoria, legata alla gravidanza, ma appare sempre più chiaro che rappresenti un forte segnale di rischio per patologie future, in particolare diabete tipo 2, nefropatia cronica e malattia cardiovascolare. Le donne che sviluppano diabete gestazionale presentano tassi più elevati di albuminuria nel tempo, ma non è noto quanto precocemente compaiano segni di danno renale dopo il parto, né quanto spesso coesistano altri fattori di rischio cardiometabolico.

L’obiettivo degli autori di questo studio è stato quello di valutare, in una grande coorte di donne con pregresso diabete gestazionale, la presenza di caratteristiche di malattia renale cronica e di fattori di rischio cardiovascolare già a 5 mesi dal parto, verificando se l’ambulatorio post-partum possa rappresentare una finestra privilegiata per diagnosi e intervento precoci, in particolare nelle donne appartenenti a gruppi socialmente più vulnerabili.

Disegno dello studio
Lo studio ha reclutato 817 donne, aventi un’età media 35 anni, che avevano sviluppato diabete gestazionale e ricevuto assistenza prenatale in un ospedale ostetrico di terzo livello tra il 2023 e il 2025. La popolazione era etnicamente eterogenea (circa il 45% delle donne dello studio era di etnia caucasica, mentre il 25% era di etnia afro-americana). Tutte le donne incluse nello studio sono state convocate ad una visita ambulatoriale a 5 mesi dal parto.

L’endpoint principale era la presenza di disfunzione renale, definita come albuminuria clinicamente significativa (rapporto albumina/creatinina urinaria ≥3 mg/mmol) e/o eGFR <60 mL/min/1,73 m².
Sono stati inoltre valutati glicemia e parametri di dismetabolismo, pressione arteriosa, adiposità e profilo lipidico, per identificare fattori di rischio cardiometabolico concomitanti.

Risultati principali
Prevalenza di disfunzione renale
A 5 mesi dal parto, il 12% delle donne valutate presentava segni di disfunzione renale. Nella grande maggioranza dei casi si trattava di albuminuria con filtrato glomerulare ancora nei limiti: il 94% aveva microalbuminuria, il 5% macroalbuminuria, mentre solo una donna mostrava eGFR <60 mL/min/1,73 m² in assenza di proteinuria. In pratica, nella quasi totalità delle donne incluse nello studio le alterazioni erano subcliniche ma già rilevabili, con funzione renale apparentemente preservata.

Profilo di rischio e caratteristiche associate
Le donne con disfunzione renale differivano per vari aspetti da quelle senza alterazioni. Erano più frequentemente di etnia afro-americana (39% vs 23%), presentavano più spesso una storia familiare di diabete (67% vs 49%) ed erano andate incontro a forme più severe di diabete gestazionale (29% vs 18%), con maggiore necessità di ricorso alla terapia farmacologica per il controllo glicemico durante la gravidanza (70% vs 59%).

Nonostante ciò, solo il 9% soddisfaceva già i criteri per una diagnosi di diabete tipo 2, a sottolineare come il danno renale iniziale possa emergere prima di un diabete manifesto.

Fattori di rischio cardiometabolico
Nel complesso, tre donne su quattro presentavano almeno un fattore di rischio cardiometabolico tra alterazione glicemica, ipertensione, sovrappeso/obesità e dislipidemia, mentre oltre un terzo ne riportava due o più.
Questo profilo suggerisce come il periodo immediatamente successivo al parto rappresenti un momento di particolare vulnerabilità, in cui più elementi di rischio per malattia renale e cardiovascolare si concentrano nello stesso gruppo di pazienti.

Implicazioni cliniche
Lo studio rafforza l’idea che il diabete gestazionale non si esaurisca con la fine della gravidanza, ma segni l’inizio di una “finestra di rischio” renale e cardiovascolare. La presenza di albuminuria in una quota non trascurabile di donne, pur in presenza di eGFR ancora normale e in assenza di diabete conclamato, indica che il follow-up post-partum dovrebbe includere un’attenta valutazione della funzione renale e del profilo cardiometabolico, soprattutto nelle donne con fattori di rischio aggiuntivi.

Le visite post-partum, spesso sottoutilizzate, possono diventare un’occasione preziosa per identificare precocemente le donne a maggior rischio, avviare interventi sullo stile di vita, ottimizzare la gestione di pressione, peso e glicemia ed eventualmente programmare un monitoraggio nefrologico più ravvicinato.

Limiti studio
Lo studio non era esente da alcuni limiti metodologici, ammessi dagli stessi autori. Segnaliamo in primis il disegno osservazionale e il fatto che si basi su un’unica valutazione a 5 mesi dal parto, senza un follow-up a lungo termine che permetta di definire quante di queste alterazioni evolveranno verso una vera malattia renale cronica.

Inoltre, non era presente un gruppo di controllo di donne senza diabete gestazionale, il che limita la possibilità di quantificare l’eccesso di rischio attribuibile in modo specifico al diabete gestazionale.
Da ultimo, i dati provenivano da un singolo centro di riferimento e potrebbero non essere completamente generalizzabili ad altri contesti o sistemi sanitari.

Bibliografia
Hamill M, et al. Kidney Dysfunction Following Gestational Diabetes Mellitus. Clin J Am Soc Nephrol. 2025;doi:10.2215/CJN.0000000802.
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