L’acquisizione di RAPT Therapeutics segna un passaggio strategico netto per Gsk: entrare con decisione nell’asse respiratorio–immunologia puntando su un target clinicamente validato
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L’acquisizione di RAPT Therapeutics annunciata il 20 gennaio 2026 segna un passaggio strategico netto per Gsk: entrare con decisione nell’asse respiratorio–immunologia puntando su un target clinicamente validato (IgE) ma con un’ambizione industriale precisa, cioè migliorare il profilo d’uso di una classe già affermata.
L’operazione – $58 per azione e equity value di circa $2,2 miliardi, con costo netto stimato ~ $1,9 miliardi al netto della cassa – consegna a GSK (con esclusione della “Greater China”) i diritti su ozureprubart (RPT904), un anticorpo monoclonale anti-IgE long-acting in sviluppo per profilassi della reazione allergica da alimenti e orticaria spontanea cronica (CSU).
Perché IgE (di nuovo) è un tema “caldo”
Il razionale non è teorico: l’anti-IgE è un meccanismo con storia clinica lunga e ampia, guidata da omalizumab (Xolair), che nel 2024 ha ottenuto l’estensione Fda come primo farmaco approvato per ridurre le reazioni allergiche (inclusa anafilassi) da esposizione accidentale a uno o più alimenti in pazienti ≥1 anno con allergia alimentare IgE-mediata.
Il punto, oggi, non è “se” il target funzioni, ma come renderlo più praticabile su larga scala, soprattutto quando il bisogno clinico è cronico, l’aderenza è fragile e l’impatto familiare (specie in età pediatrica) è rilevante.
Ozureprubart, la leva è la frequenza di somministrazione
Secondo la tesi industriale esplicitata da Gsk, ozureprubart potrebbe spostare l’asticella su un parametro molto concreto: ridurre la frequenza di iniezione. Omalizumab, per l’indicazione food allergy, è somministrato ogni 2 o 4 settimane in base a IgE e peso.
Ozureprubart nasce invece come anticorpo a emivita estesa, con l’obiettivo di arrivare a un regime trimestrale (ogni 12 settimane): non un dettaglio, ma un potenziale “abilitatore” di aderenza, persistenza e scalabilità nei sistemi di cura, inclusa la pediatria. È anche il messaggio con cui GSK giustifica l’operazione: acquisire asset su target validati dove esiste unmet need e dove ci può essere una possibilità di differenziazione.
Qui entra in gioco un altro elemento, spesso sottovalutato nella narrativa mainstream: l’eleggibilità. Nell’anti-IgE tradizionale, vincoli di peso e livelli di IgE possono limitare la popolazione trattabile. RAPT ha comunicato l’intento di posizionare ozureprubart anche come opzione potenzialmente utile in segmenti oggi meno coperti, proprio grazie al profilo PK/PD atteso e alla progettazione “bio-better”.
Food allergy (prestIgE, Fase IIb). RAPT ha avviato nel 2025 lo studio prestIgE come Fase IIb randomizzata, in monoterapia, con regimi che includono la valutazione di dosing ogni 8 settimane e ogni 12 settimane (con loading). I dati top-line sono attesi nella prima metà del 2027: una timeline non breve, ma coerente con un’area in cui endpoint clinicamente solidi (es. oral food challenge) richiedono disegni rigorosi.
CSU (orticaria spontanea cronica). Per la CSU, la partita è più “market-ready”: Xolair è uno standard consolidato e la domanda è elevata. La roadmap citata pubblicamente prevede la preparazione/avvio di studi registrativi (RAPT ne aveva discusso anche in contesti investor). Per GSK, CSU può diventare un secondo pilastro: più vicino al mercato, con endpoint e percorsi regolatori relativamente noti rispetto alla profilassi dell’allergia alimentare.