Alberto Conti nelle radio e in digitale con “Oleandri”


Arriva anche rotazione radiofonica “Oleandri”, il nuovo singolo di Alberto Conti estratto dall’omonimo album disponibile sulle piattaforme digitali dal 9 gennaio

alberto conti

Oleandri” è un brano pop emotivo che esplora la parte più fragile dei rapporti: l’instabilità di una storia che non può salvarsi, la delicatezza dei legami e la difficoltà di trattenere ciò che sfugge.

Le immagini, dai “no di vetro” agli “oleandri verdi” fino alle “ombre appese”, costruiscono un paesaggio interiore sospeso, in cui presenza e distanza, desiderio e resa si rincorrono continuamente. Nel brano, gli oleandri — piante affascinanti ma velenose — diventano il simbolo di un amore intenso che custodisce al suo interno una dimensione tossica e irrisolta: luci che, inevitabilmente, proiettano ombre.

Il singolo racconta l’incapacità di proteggere un rapporto che si sgretola e il senso di smarrimento che segue ogni separazione. “Oleandri” non descrive semplicemente una fine, ma un passaggio: l’accettazione che, anche annientandosi, nulla tornerà come prima (“e per quanto mi annienterò nulla sarà più lo stesso”).

Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Questo brano parla di un amore che è ormai finito, in questo brano avviene la resa all’inevitabile rottura del rapporto. Oleandri l’ho pensato come conseguenza di Cuore Dentro, brano dove si parla di un amore che sta per finire, ma che però lascia qualche speranza di ripresa. Secondo me, la scena del tuffo, presente nel videoclip, è emblematica per capire il significato di questo brano: la liberazione da un legame ormai tossico.”

Il videoclip di “Oleandri” è ambientato in una piscina deserta in una notte d’inverno, una cornice che rappresenta visivamente la tensione tra resistenza e resa emotiva. La piscina vuota e gelida diventa metafora di uno spazio interiore disabitato, mentre il tappeto e i lumini richiamano un’intimità domestica: un ricordo caldo custodito dentro un luogo ormai freddo.

L’artista appare sdraiato su un tappeto, circondato da decine di candele che illuminano la scena; la camera si muove lentamente attorno a lui, catturando ogni respiro e ogni incertezza. La regia lavora su piani ampi e sguardi ravvicinati, alternando staticità e movimenti fluidi per sottolineare il fragile equilibrio del racconto.

Nel ritornello, il gesto simbolico di cadere vestito in acqua segna un momento di crollo e, al tempo stesso, di liberazione: un’immersione nella parte più oscura e fragile di sé. Il risultato è un video minimale e visivamente potente, capace di amplificare profondamente l’emotività del brano.