Narcos messicani trasformano un campo da calcio in un mattatoio


Attacco armato durante una partita a Salamanca, nello di Guanajuato: 11 morti e 12 feriti. C’è anche un bambino

sparatoria in messicoUndici morti, dodici feriti, un campo da calcio trasformato in un mattatoio. È il bilancio dell’attacco armato avvenuto domenica a Salamanca, nello stato messicano di Guanajuato, dove uomini armati hanno aperto il fuoco su persone che stavano socializzando al termine di una partita. Secondo le autorità locali, i proiettili hanno colpito spettatori e giocatori mentre il campo, come ogni fine settimana, era affollato di famiglie, bambini e bancarelle di cibo. Tra i feriti ci sono anche una donna e un minore.

L’attacco arriva al termine di giorni già segnati dal sangue: sabato, sempre a Salamanca, cinque persone erano state uccise in un altro episodio violento; una settimana prima era stato disinnescato un ordigno in un impianto petrolifero statale.

“Stiamo vivendo uno dei momenti più bui per il nostro tessuto sociale”, ha ammesso il sindaco Cesar Prieto in un videomessaggio. “I gruppi criminali stanno tentando di piegare lo Stato. Non ci riusciranno”. Parole che però faticano a rassicurare una città al centro di una guerra silenziosa.

Guanajuato è da tempo uno degli epicentri della violenza in Messico: lo scorso anno ha registrato il numero più alto di omicidi del Paese, oltre duemila, in gran parte legati allo scontro tra il cartello di Santa Rosa de Lima e il Jalisco Nueva Generación, oggi l’organizzazione criminale più potente del Messico. Salamanca, snodo strategico per la sua raffineria e per la posizione di confine tra le aree di influenza dei due gruppi, è una posta troppo alta per entrambi.

La strage rappresenta anche un problema politico per il governo federale, impegnato in una campagna di repressione dei cartelli per dimostrare a Washington di avere il controllo della situazione. Donald Trump, da mesi, minaccia interventi diretti contro i gruppi criminali messicani, sostenendo che governino intere aree del Paese. La presidente Claudia Sheinbaum ha più volte respinto l’ipotesi di un’azione unilaterale statunitense, definendola una violazione della sovranità nazionale. Negli ultimi giorni, però, il Messico ha alzato il livello dello scontro: arresti eccellenti, consegna agli Stati Uniti di decine di sospetti e una pressione crescente sui cartelli. Una strategia che ha contribuito a ridurre gli omicidi a livello nazionale, ma che ha avuto un effetto collaterale evidente: mentre il cartello di Sinaloa è stato indebolito, quello di Jalisco ha rafforzato la sua presenza in altre regioni, Guanajuato compresa.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)