Il paracetamolo in gravidanza non c’entra niente con l’autismo, ribadisce la scienza. L’analisi pubblicata su The Lancet ha passato in rassegna 43 studi internazionali
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Una maxi-revisione scientifica mette un punto fermo sul paracetamolo in gravidanza: nessuna prova di un aumento del rischio di autismo o di altri disturbi del neurosviluppo. L’analisi, pubblicata venerdì su The Lancet, ha passato in rassegna 43 studi internazionali e conclude che l’uso dell’analgesico non è associato a incrementi clinicamente significativi di autismo, ADHD o disabilità intellettiva.
“Non abbiamo riscontrato alcun aumento clinicamente significativo del rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettiva”, ha spiegato Asma Khalil, professoressa di ostetricia e medicina materno-fetale allo St. George’s Hospital dell’Università di Londra e prima firmataria dello studio. Alla luce dei dati disponibili, il paracetamolo – principio attivo del Tylenol – resta “il trattamento di prima linea” raccomandato alle donne incinte in caso di dolore o febbre.
La revisione arriva in un contesto reso incandescente dal dibattito politico. A settembre Donald Trump aveva invitato pubblicamente le donne in gravidanza a evitare il Tylenol, sostenendo – senza basi scientifiche – un possibile legame con l’autismo. Dichiarazioni subito contestate da società scientifiche di tutto il mondo, tra cui l’American College of Obstetricians and Gynecologists, che hanno ricordato come la febbre non trattata in gravidanza rappresenti un rischio concreto per madre e feto.
Il tema è studiato da oltre dieci anni, anche perché il paracetamolo attraversa la placenta e raggiunge il cervello fetale. Le conclusioni definitive, però, sono state finora elusive: mancano studi clinici randomizzati per evidenti limiti etici e l’ampia diffusione del farmaco, venduto senza ricetta, rende difficile monitorarne dosi e tempi di assunzione. Da qui risultati contrastanti: alcuni studi non hanno trovato associazioni, altri hanno suggerito aumenti di rischio modesti.
La nuova analisi ha scelto una linea più rigorosa, escludendo gli studi che non tenevano conto dei cosiddetti fattori confondenti, come infezioni o febbre in gravidanza – condizioni che di per sé possono incidere sullo sviluppo neurologico. Maggior peso è stato dato invece alle ricerche che confrontano fratelli nati dalla stessa madre, un metodo che consente di controllare meglio genetica e ambiente familiare. “Si trattava di tentativi di ricavare le prove da studi di buona qualità”, ha chiarito Khalil.
Tra questi spicca un vasto studio svedese del 2024 su quasi 2,5 milioni di bambini: una prima analisi aveva rilevato una lieve associazione tra paracetamolo e disturbi del neurosviluppo, ma il confronto diretto tra fratelli – uno esposto in utero e l’altro no – ha fatto scomparire qualsiasi collegamento.
Sul fronte giudiziario, intanto, la questione resta aperta. Negli Stati Uniti sono state intentate centinaia di cause contro i produttori di Tylenol e dei generici, accusati di aver sottovalutato i rischi. Il principale contenzioso federale è stato archiviato nel 2023 per mancanza di prove scientifiche solide, decisione ora in appello. A ottobre, inoltre, il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha citato in giudizio Johnson & Johnson e la società Kenvue, sostenendo che i potenziali rischi per lo sviluppo cerebrale dei bambini sarebbero stati nascosti. La scienza, per ora, ribadisce altro.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)