Debutta “Riccardo, l’anarchia delle ombre -uno studio sul potere”


Debutta “Riccardo, l’anarchia delle ombre -uno studio sul potere”, spettacolo ideato e diretto da Emanuela Rolla, dal 23 al 25 gennaio al Teatro Garage di Genova

riccardo

Debutta al Teatro Garage di Genova- Sala Diana, il 23-24-25 gennaio, “RICCARDO, L’ANARCHIA DELLE OMBRE- uno studio sul potere” con la regia di Emanuela Rolla.

Un coro di figure che viene dall’ombra: regine in carica, ex regine, alcune figlie mai riconosciute, altre esiliate nel silenzio. Sono loro a muovere la trama, a guidarne silenziosamente i percorsi, le Regine: le madri, le vedove, le sorelle, presenze lucide, capaci di vedere là dove gli uomini agiscono. Dalle donne del Riccardo III shakespeariano (la Regina Elisabetta, la Duchessa di York, Lady Anna, la Regina Margherita), fino a quelle ispirate alle vere sorelle di Riccardo Plantageneto, lo spettacolo porta in scena un polifonico coro sommerso, voce di un potere laterale, di una memoria cancellata, di una sapienza non riconosciuta.

Il protagonista indiscusso di questo progetto-studio, mi piace chiamarlo così, come se fosse una materia sempre in divenire, è il POTERE, desiderio, memoria, dominio, e specchio. Potere dispositivo di rivelazione, capace di portare in superficie ciò che già abita l’uomo” – dichiara Emanuela Rolla.

“Questo studio nasce circa due anni fa da un’esigenza personale e direi inevitabile visto i tempi che stiamo vivendo, di esplorare la tematica del potere. Nel tempo si è trasformato in un processo necessario, portandomi e portandoci – come artisti, a interrogare sul significato del potere e di quanto e come esso appartenga all’essere umano e trasformi la volontà; un processo approfondito attraverso oltre un anno di lavoro tra studio storico, analisi dei personaggi shakespeariani e degli eventi della Guerra delle Due Rose, fino alla costruzione di una drammaturgia originale.

 

Questo progetto teatrale è ispirato al Riccardo III di Shakespeare e alla figura storica del vero Riccardo Plantageneto. Attraverso una drammaturgia originale, lo spettacolo dà voce a tutte le donne del Riccardo III dí Shakespeare. L’unica figura maschile in scena è Riccardo di Gloucester, scomposto e moltiplicato, tre attori ne incarnano simultaneamente la mente, l’ombra e il corpo, frammentando il potere in una presenza plurale; e poi ci sono loro le Regine, donne, madri, figlie, mogli, ripudiate dalla corona, osservano da lontano la guerra dei maschi, ne conoscono ogni mossa, ogni vuoto, ogni ferita. È attraverso di loro che lo spettacolo interroga il Potere come trauma e come desiderio: un dispositivo che attraversa i corpi, li piega, li esclude, li arma.
Dietro ogni ascesa, un’esclusione.

Strategiche, ironiche, lucide, sono insieme specchio e minaccia per Riccardo: le sue ombre, il suo doppio mancato, la voce che la Storia ha cancellato.

Le Regine figure originali e filo conduttore del progetto, prendono la parola, in qualche modo ognuna di esse specchio di Riccardo: lo guardano, lo studiano, lo sfidano, lo bramano, esattamente come il Potere, che diventa come un teatro crudele e desiderio, che diventa come un bisogno d’amore soffocato che si traduce in dominio. Riccardo forse alter ego di tutto ciò, continua a muovere i fili come un esperto marionettista, anche in scena decide cosa evidenziare dando vita alla scenografia e illuminotecnica, come un esperto demiurgo. Si aspira alla corona, tutti!

“Ma nonostante tutto, qualcosa di poetico e vitale ci può̀, ci deve attraversare ancora”- afferma Emanuela Rolla-,  e questo “messaggio” all’interno dello spettacolo viene affidato a una presenza che attraversa la scena come possibilità̀ di scelta, come coscienza silenziosa che resiste alla deformazione del potere.

Riccardo, l’anarchia delle ombre -uno studio sul potere” vuole essere un tempo di riflessione sul fatto che il potere è qualcosa che ci abita, è una forza si, ma deformante; spesso capace di attivare i meccanismi più̀ ambigui dell’essere umano perché́ il potere è messa in scena, è desiderio, è ferita — oggi come allora.

Resta però una possibilità̀, forse l’unico vero “potere” dell’essere umano: scegliere.”