Strage Crans-Montana, al Niguarda ancora “lotta dura” per 9 pazienti, due presto trasferiti vicino casa. Da Bertolaso gli aggiornamenti sui 12 feriti
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Tra i dodici ragazzi ricoverati all‘ospedale Niguarda dopo il rogo di Crans-Montana, “ci sono due o tre situazioni molto migliorate” e un giovane che può essere considerato fuori pericolo. A fare il punto è l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante un punto stampa. “Ci sono sicuramente due persone che probabilmente nei prossimi giorni trasferiremo in altri ospedali e c’è un ragazzo, che è quello che si trova sicuramente nelle condizioni migliori: si muove, si sposta, ma comunque ha bisogno di tutta una serie di medicazioni continue, quindi possiamo dire che è fuori pericolo, ma non possiamo certo dire che il problema è risolto”.
Più complessa, spiega Bertolaso, la situazione degli altri nove pazienti: “Sono particolarmente critici, con diversi livelli di criticità. Sarà un periodo molto lungo che dovranno trascorrere in rianimazione e poi al centro ustioni”. L’assessore sottolinea però che non c’è rassegnazione: “Per quello che si può fare facciamo il possibile: non siamo pessimisti su nessuno di loro, ma la lotta è estremamente dura”.
BERTOLASO: “ELSA NON È ANCORA PRONTA A TORNARE, A TORINO APPENA POSSIBILE“
Con l’arrivo ieri sera di Leonardo Bove dall’ospedale di Zurigo, domenica sera, “siamo arrivati ad avere tutti i ragazzi che dovevano rientrare”, mentre resta ancora in Svizzera Elsa Rubino, giovane di Biella “non fit to fly” e quindi “non ancora trasportabile”. Lo spiega l’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, precisando che, se le condizioni lo consentiranno, “probabilmente verrà portata al Centro ustioni di Torino“, scelta definita “assolutamente giusta e legittima”, ma con la disponibilità del Niguarda ad accoglierla in caso di necessità.
IL RIENTRO DI LEONARDO OSTACOLATO DAL METEO
Bertolaso ricostruisce anche il complesso trasferimento da Zurigo di ieri sera, domenica 11 gennaio. “Ieri il settore aereo sopra la città era chiuso per neve. Abbiamo aspettato una finestra di mezz’ora per far partire l’unico elicottero che ha volato in Svizzera, ha caricato Leonardo e la mamma ed è atterrato a Niguarda verso le 19.30”, ringraziando Areu per “un ponte aereo che ha funzionato in modo straordinario”.
LE COMPLICANZE POLMONARI SONO LA PRIORITÀ
Sul piano clinico, l’assessore chiarisce che la sfida principale non riguarda solo le ustioni: “La questione più complicata oggi sono le situazioni polmonari, perché tutti questi ragazzi hanno respirato sostanze altamente tossiche”, con infezioni “estremamente difficili da fronteggiare” e, in alcuni casi, la presenza contemporanea di “tre o quattro microrganismi diversi”. Altissimo anche il carico assistenziale: “Ogni 48 ore devono essere sostituite completamente le medicazioni, un’operazione che dura non meno di due ore con quattro infermieri per ciascun paziente”, oltre alla gestione dei macchinari salvavita.
Bertolaso smentisce infine le voci su farmaci ‘miracolosi’, come il presunto gel di matrice israeliana: “È un farmaco banalissimo, usato normalmente nei grandi ustionati. Le scorte ci sono e non è certo questo che salverà la vita dei ragazzi”.
Sul fronte organizzativo, ricorda che Niguarda è ospedale olimpico e che è in corso una riorganizzazione delle terapie intensive dell’area metropolitana, mentre alle famiglie è garantito supporto continuo, anche psicologico. “Un’esperienza durissima- conclude- che coinvolge tutti, ma affrontata con competenza, tecnologie e una dedizione straordinaria”.
ELEONORA DAL NIGUARDA VERSO IL RITORNO A CASA NEL RIMINESE
Per una delle giovani ricoverate al Niguarda, Eleonora Palmieri, 29enne di Cattolica, dopo il rogo di Crans-Montana si apre la prospettiva di un trasferimento in una struttura più vicina alla propria residenza. A riferirlo è l’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, spiegando che “c’è una ragazza che vive in Romagna e che immagino la settimana prossima verrà trasferita in una struttura ospedaliera vicino a casa sua”. L’assessore chiarisce che il possibile spostamento riguarda pazienti che mostrano segnali di stabilizzazione, ma che il percorso di cura resta lungo. Anche in presenza di condizioni generali migliori, sottolinea Bertolaso, i pazienti ustionati necessitano ancora di trattamenti specialistici prolungati: “Necessitano ancora di un periodo abbastanza lungo comunque di terapia per quello che riguarda le ustioni”.
In particolare, aggiunge, il lavoro clinico è tutt’altro che concluso, perché “bisogna ricostruirgli tutta la parte cutanea che in questo momento è distrutta”. Un processo che impone tempi lunghi e la permanenza in strutture dedicate, anche quando lo stato generale consente una maggiore interazione o un graduale recupero. Il trasferimento verso ospedali più vicini alle famiglie viene quindi valutato con cautela e caso per caso, con l’obiettivo di garantire continuità nell’assistenza clinica.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)