Mario Burlò, l’imprenditore liberato con Trentini in Venezuela, vanta un trascorso politico nella DC piemontese e una assoluzione da accuse di concorso esterno in associazione mafiosa
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Se il titolo, immediatamente, è stato “Trentini libero”, ecco che con il cooperante liberato dopo più di un anno dal governo israeliano torna a casa anche Mario Burlò. Che ha una storia meno nota, e con più contrasti. Imprenditore torinese di 52 anni operante nel settore dell’outsourcing e alla guida di diverse società, Burlò è stato liberato dopo una detenzione durata oltre un anno in condizioni di grande incertezza.
Avvocato di professione, Burlò vanta un trascorso politico nella Democrazia Cristiana piemontese, dove ricoprì il ruolo di vice segretario regionale e consigliere provinciale a Vercelli. Nel 1994 transitò in Forza Italia, ottenendo l’elezione alla Camera dei Deputati.
Nel corso della sua carriera imprenditoriale ha scalato importanti posizioni, diventando presidente dell’Unione nazionale imprenditori e vicepresidente di PMI Italia. Il fulcro del suo successo è stata la società Outsourcing Job.
Burlò fu condannato in primo e secondo grado a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Carminus, legato a presunti collegamenti con Cosa Nostra e ‘Ndrangheta in Piemonte. Venne successivamente assolto in Cassazione.
Partito nel 2024 alla ricerca di opportunità di business, venne arrestato al confine con la Colombia e rinchiuso in un carcere la cui località rimase inizialmente sconosciuta, con comunicazioni sporadiche e controllate. Alcune fonti hanno fatto riferimento a generiche accuse di “terrorismo”, ma senza fornire dettagli o conferme ufficiali, in modo simile ad altri casi di cittadini italiani detenuti nel paese sudamericano.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)