Iran, spari sulla folla per sedare le proteste: si parla di 65 vittime, gli ospedali sarebbero pieni di feriti e cadaveri. Khamenei: “Sabotatori”
![]()
Represse col sangue le proteste anti-governative che in Iran dilagano da quasi due settimane, a causa della crisi economica e dall’inflazione, con manifestazioni di piazza, incendi e rivolte. Le proteste hanno preso il via il 28 dicembre con migliaia di persone in strada a Teheran e nelle principali città iraniane. Il regime ha risposto con il blocco quasi totale di internet (è fermo circa il 90 per cento del traffico internet del Paese), migliaia di arresti e con un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza nelle strade. Forze di sicurezza che, stando a quanto riferito dai media locali, nelle ultime ore ha cominciato a sparare sulla folla. Nelle immagini circolate sui social si vedono le forze di sicurezza che sparano sulla folla con fucili e pistole. Le Ong hanno parlato di “65 manifestanti uccisi” e di 2 mila arresti. Ma per l’ayatollah Ali Khamenei i manifestanti sono soltanto “un gruppo di vandali e “sabotatori” dicendo: “La Repubblica Islamica non cederà di fronte ai sabotatori”. Il procuratore generale, Mohammad Movahedi Azad, ha minacciato i manifestanti evocando la pena di morte per chiunque scenda in piazza: ha detto che chi partecipa alle proteste sarà considerato un “nemico di Dio” e questo, per la legge degli ayatollah, significa meritare la pena di morte.
Il numero dei morti non è sicuro. A parlare di 65 vittime è stata l’agenzia Human rights activities. Ma un medico iraniano intervistato dal Time ha riferito che solo a Teheran sarebbero stati uccisi 217 manifestanti. Gli ospedali sarebbero affollati di feriti e cadaveri.
Khamenei ha accusato i manifestanti di protestare per compiacere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato un duro intervento nel caso di uccisioni di dimostranti da parte delle forze di sicurezza. I registi iraniani pluripremiati Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof, in una dichiarazione congiunta sui social, hanno denunciato “gli strumenti di repressione più sfacciati” usati dal regime contro milioni di manifestanti nelle strade, a partire dal blocco di internet. I due registi rivolgono anche un appello alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e ai media per “trovare immediatamente il modo di facilitare l’accesso alle informazioni vitali in Iran, attivando piattaforme di comunicazione e monitorando ciò che accade nel Paese” e non lasciare i propri concittadini indifesi.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)