L’inchiesta di Luca Chianca, con la collaborazione di Alessia Marzi “Bonifiche a gonfie vele”, in onda domenica 12 gennaio alle 20.30 su Rai 3 e RaiPlay a “Report”
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Per risalire al primo riferimento normativo riguardante le aree a elevato rischio di crisi ambientale, bisogna tornare indietro di circa 40 anni. Era il 1986 e con la Legge n. 349 venne istituito per la prima volta anche il Ministero dell’Ambiente. Da allora in Italia sono stati individuati 42 Siti di Interesse Nazionale (Sin) da bonificare, da Bagnoli al Sulcis Iglesiente Guspinese, ma la bonifica definitiva ha raggiunto solo il 6% dei suoli. Ne parla l’inchiesta di Luca Chianca, con la collaborazione di Alessia Marzi “Bonifiche a gonfie vele”, in onda domenica 12 gennaio alle 20.30 su Rai 3 e RaiPlay a “Report”.
In Italia, fino al 2007 non era disponibile nessun piano organico per lo studio epidemiologico delle popolazioni residenti nei Sin. Così qualche anno prima, un gruppo di ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità e del Cnr, si è messo insieme per colmare questo buco informativo e capire l’impatto sulla salute nelle aree più inquinate d’Italia. Dal 2010 l’osservatorio Sentieri ha pubblicato ben 6 rapporti approfondendo le analisi di mortalità e ricoveri per ogni Sin, dando un enorme contributo alla conoscenza dell’impatto dell’inquinamento sui territori, sviluppando una forte consapevolezza nella popolazione residente in queste aree. Dal 2023 Sentieri però ha chiuso, sollevando le critiche dei numerosi ricercatori che collaboravano con l’osservatorio. E c’è anche la questione che riguarda la contaminazione da Pfas in Veneto. In un’area vasta 500 kmq, dove vivono 140mila abitanti nessuno ha mai pensato di farne un Sin e quindi, da oltre 10 anni, nessuno ha realizzato un vero e proprio progetto di bonifica.
A seguire “Il rovescio della medaglia” di Claudia Di Pasquale, con la collaborazione di Norma Ferrara, Celeste Gonano, Giulia Sabella. Tra meno di un mese inizieranno le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, attese dal 2019, da quando l’Italia se l’è aggiudicate con un dossier di candidatura che prometteva Olimpiadi a costo zero. Il 90% degli impianti era già esistente, bisognava spendere pochi soldi per risistemarli. Mentre le nuove opere, come il Villaggio olimpico di Milano e l’arena Santa Giulia per le gare olimpiche di hockey, sarebbero state realizzate con capitali privati. Ben presto però i privati hanno iniziato a chiedere un contributo pubblico per coprire gli extracosti. Com’è andata a finire?
Per “Lab Report”, infine, Marzia Amico e Giulia Sabella, con la collaborazione di Celeste Gonano, propongono “Mens sana cercasi”. In Italia i disturbi mentali – ansia e depressione soprattutto – colpiscono una persona su sei. L’emergenza, peggiorata col Covid, non riguarda solo gli adulti, ma anche due milioni tra bambini e ragazzi che soffrono di problemi legati alla salute mentale. Chi vuole curarsi deve spesso districarsi tra liste d’attesa infinite, nel pubblico, e costi proibitivi, nel privato.