TNGP svela i 5 trend della comunicazione che guideranno il 2026


Dalla fluidità dei talenti al ritorno del branding: i 5 trend del 2025 che secondo TNGP guideranno il mondo della comunicazione anche nel 2026

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Dopo anni in cui l’innovazione è stata sinonimo di velocità, oggi il futuro sembra chiedere una direzione diversa: non “fare di più”, ma “fare meglio”. Le aziende, i professionisti e i brand stanno ridefinendo le proprie priorità, alla ricerca di equilibrio tra tecnologia e umanità, tra presenza costante e selezione, tra identità e comunità.

È proprio a partire da questa riflessione che The Next Generation Platform (TNGP) – gruppo che raccoglie al suo interno le agenzie Together, Mambo, ZooCom, Artena, Offsite e Glint – ha analizzato l’evoluzione dei trend emersi nel 2025 e ne ha tracciato la traiettoria verso il 2026, individuando cinque direttrici che raccontano la trasformazione in corso del business e mondo della comunicazione.

Il talento del futuro è fluido e orizzontale

Le professioni del domani non saranno più definite da un titolo o da un ruolo, ma dalla capacità di connettere saperi, tecnologie e contesti. Quest’anno, le organizzazioni hanno sempre più ricercato curiosità, pensiero laterale e spirito di adattamento, in team sempre più snelli e agili. Le figure “ibride” – che sanno leggere i dati ma anche interpretare le persone – diventeranno ancora più centrali nel corso del 2026, potenziate anche dagli strumenti di intelligenza artificiale che amplificano le competenze invece di sostituirle.

Nel corso degli hiring svolti nel 2025, è emersa la necessità di profili trasversali: quasi il 40 % delle competenze richieste oggi è destinato a cambiare entro il 20301. Il mercato ricerca talenti versatili, in grado di combinare competenze tecniche e abilità orizzontali: pensiero laterale e critico, trasferibilità delle competenze, capacità decisionali.” commenta Francesca Sonzini, Strategy, Content & Marketing Director di TNGP.

Il paradigma dell’ecosistema: un nuovo modo di fare impresa

Si sta assistendo a grandi concentrazioni di gruppo nel mercato della comunicazione. In questo panorama resistono e prosperano realtà indipendenti, specializzate e complementari, che saranno in grado di offrire un modello aperto, basato su alleanze e contaminazioni. È il paradigma dell’ecosistema: più imprese autonome, con identità forti e distintive, che cooperano per offrire soluzioni modulari e integrate. Un modo di fare impresa che valorizza la flessibilità e mette al centro la qualità delle connessioni.

Nel 2026, questo modello si affermerà sempre di più. Secondo TNGP, infatti, potrebbero vincere le “not-agency”: realtà snelle e specializzate, in grado di rispondere alle esigenze dei clienti creando la rete di professionisti giusti, con competenze full-stack modulabili a seconda dei brief.

Il consolidamento dello Small Hobbyverse: il potere delle nicchie

Nel corso di quest’ultimo anno la ricerca di autenticità ha spinto le persone a uscire dai grandi feed impersonali per ritrovare spazi digitali e fisici più affini alle proprie passioni. Gli hobby sono diventati strumenti identitari, capaci di unire e creare community intorno a interessi specifici. Secondo l’Osservatorio TNGP, il 2026 sarà l’anno dei “micro-interessi”: hobby che diventano un vero e proprio racconto della nostra identità, dal running allo scrapbooking. I feed di Instagram e TikTok sono sempre più tematici: il 67% di chi usa social hobby apps ha la possibilità di stringere relazioni e connessioni più significative per gli interessi in comune (The Future 100, 2025).

Nel 2026 questa tendenza diventerà ancora più strategica per i brand, che troveranno proprio nelle micro-nicchie nuove opportunità di relazione, marketing e valore culturale. Trasformando i luoghi destinati alla condivisione di passioni in ecosistemi narrativi, brand e consumatori si incontreranno in modo spontaneo attraverso community takeovers, hashtag legati alla community, limited edition co-create dalle community, rewards legati a specifici interessi, partnership con hobby apps, workshop tematici e interattivi.

Coltivare le passioni – online e offline – sarà il modo più efficace per costruire connessioni autentiche e durature.

Esserci, meno e meglio

Il 2025 ha confermato i limiti della sovraesposizione digitale: con oltre 500 ore di video caricate ogni minuto su TikTok (dati Talkwalker, 2025) e il 63% degli utenti che percepisce i contenuti di brand come ripetitivi (dati Emplifi, 2025), la saturazione ha reso evidente la necessità di un cambio di ritmo.

Nel 2026 la comunicazione punterà sempre più sulla pertinenza, con strategie mirate e contenuti di alto valore simbolico. L’obiettivo non sarà più “esserci sempre”, ma esserci nel momento giusto, con messaggi curati e coerenti con l’identità del brand.

Back to basics: la rinascita del branding

La moltiplicazione delle offerte e delle alternative ha, in tempi recenti, creato un fenomeno di “paralisi della scelta”, un eccesso di stimoli che ha spinto i consumatori a cercare punti fermi. Infatti, il 74% dei clienti dichiara di abbandonare gli acquisti online a causa dell’enorme volume di opzioni. Quando potenziali clienti si trovano a scegliere tra una sovrabbondanza di proposte, spesso poco differenziate, è necessario compiere uno sforzo cognitivo che talvolta supera le loro capacità decisionali2. Il brand, in questo contesto, è tornato a essere una bussola cognitiva, capace di orientare e semplificare.

Nel 2026 l’investimento nel branding tornerà a essere una priorità strategica per le aziende: costruire un’identità riconoscibile e coerente diventerà un vantaggio competitivo, una forma di fiducia e di chiarezza in un mondo complesso.

Il 2025 è stato un anno di passaggio, in cui la comunicazione ha rallentato per ritrovare senso. I brand più solidi stanno investendo sulla rilevanza culturale, che garantisce di costruire valore nel tempo: segnali che indicano un ritorno all’essenza, dopo un lungo periodo dominato dalla quantità. È da qui che riparte il 2026: dalla capacità di scegliere, di collaborare e di mettere al centro ciò che davvero conta.” conclude Alessandro Gatti, CEO di The Next Generation Platform.

1 Future of Jobs Report 2025, World Economic Forum

2 BOF Analysis, 2025. Psicologia dello shopping, Paola Pizza 2024