Iran, continuano le proteste di piazza: Trump minaccia intervento degli USA


In Iran continuano le proteste, Trump avverte: “Stati Uniti pronti a intervenire se i manifestanti vengono uccisi”

trump

Crescono le tensioni tra America e Iran dopo le rivolte scoppiate dal 28 dicembre nel paese arabo. Secondo una testimonianza riportata dal Time, più di 200 persone sono state uccise a Teheran nelle operazioni di repressione messe in atto dall’esercito iraniano. Nelle circa 46 città coinvolte, i civili manifestano contro il costo della vita e il regime degli Ayatollah, invocando la caduta della Repubblica islamica per ottenere maggiori diritti e libertà.

Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato che varie forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per disperdere, intimidire e punire persone che stavano manifestando in gran parte in modo pacifico.

Intanto dagli Stati Uniti il sostegno alle proteste dei manifestanti è totale. Dopo l’avvertimento di Trump, che ha annunciato un intervento degli Usa se Teheran ucciderà i manifestanti, su X il segretario di Stato americano, Marco Rubio rincara la dose: “Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano”. Ad incoraggiare il popolo iraniano in rivolta è stato anche il messaggio del principe Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià deposto nel 1979, in esilio negli Usa: “Mi sto preparando a tornare in patria per stare con voi, la grande nazione dell’Iran, quando la nostra rivoluzione nazionale sarà vittoriosa. Credo che quel giorno sia molto vicino”.

Nonostante il blocco della rete internet in corso in Iran, l’appello che Pahlavi ha fatto su X, è arrivato forte e chiaro: “Miei cari compatrioti, avete ispirato l’ammirazione del mondo con il vostro coraggio e la vostra fermezza. La vostra, ancora una volta, gloriosa presenza nelle strade dell’Iran venerdì sera è stata una risposta schiacciante alle minacce del leader traditore e criminale della Repubblica Islamica”, ha scritto. Poi, la spinta ad uno sciopero nazionale e ad una rivolta ‘guidata’: “Invito i lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell’economia, in particolare dei trasporti, del petrolio, del gas e dell’energia, ad avviare un processo di sciopero a livello nazionale (…) Chiedo inoltre a tutti voi di scendere in piazza oggi e domani, sabato e domenica (10 e 11 gennaio), questa volta a partire dalle 18:00, con bandiere, immagini e simboli nazionali, e di prendere possesso degli spazi pubblici. Il nostro obiettivo non è più solo scendere in piazza; il nostro obiettivo è prepararci a conquistare e difendere i centri cittadini”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)