Eli Lilly rinforza la propria strategia per i farmaci contro l’obesità


Eli Lilly rafforza ulteriormente la propria strategia nell’obesità con una seconda collaborazione pluriennale con Nimbus Therapeutics, puntando su un nuovo farmaco orale

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Eli Lilly rafforza ulteriormente la propria strategia nell’obesità con una seconda collaborazione pluriennale con Nimbus Therapeutics, puntando su un nuovo farmaco orale in fase preclinica che potrebbe valere fino a 1,3 miliardi di dollari complessivi tra milestone di sviluppo, commerciali e di vendita.

L’accordo prevede 55 milioni di dollari di pagamenti upfront a favore di Nimbus e amplia una partnership avviata nel 2022, inizialmente focalizzata su attivatori a piccola molecola del complesso AMPK nelle malattie cardiometaboliche. Il nuovo deal estende la collaborazione anche ad altre patologie metaboliche, confermando la volontà di Lilly di presidiare il settore con un portafoglio ampio e diversificato.

AI e chimica computazionale al centro della scoperta
Nel programma di ricerca, Lilly e Nimbus sfrutteranno l’approccio proprietario della biotech di Boston basato su chimica computazionale, drug design strutturale e modelli predittivi guidati dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è sviluppare una piccola molecola “best-in-class” in grado di rispondere a un bisogno clinico ancora insoddisfatto nell’obesità, come sottolineato dalla stessa Nimbus.

«Siamo entusiasti di collaborare di nuovo con Lilly, unendo le nostre capacità di scoperta con la loro profonda esperienza nelle malattie metaboliche», ha dichiarato Peter Tummino, presidente R&D di Nimbus. Dello stesso tenore il commento di Ruth Gimeno, vicepresidente del gruppo Diabetes and Metabolic R&D di Lilly, che ha evidenziato l’abilità di Nimbus nell’affrontare sfide complesse di drug discovery.

Competizione sempre più serrata
Con la domanda globale di trattamenti per l’obesità in rapida crescita e una competizione che si gioca su efficacia, accessibilità e scalabilità produttiva, Lilly scommette ancora una volta sulle piccole molecole orali come leva strategica. Il nuovo programma con Nimbus, sebbene ancora nelle fasi iniziali, rafforza l’idea che la corsa all’obesità non si vinca con un singolo prodotto, ma con una pipeline solida e proiettata al futuro.

Obesità, Lilly nuova alleanza con Nimbus per un candidato orale innovativo
Per la seconda volta, Eli Lilly sceglie la biotech di Boston Nimbus Therapeutics per rafforzare la propria pipeline nell’obesità, siglando una collaborazione pluriennale che potrebbe valere oltre 1,3 miliardi di dollari. L’accordo include circa 55 milioni di dollari tra pagamenti upfront e near-term e si concentra sullo sviluppo di un trattamento orale innovativo per l’obesità e altre malattie metaboliche, ancora in fase preclinica.
Il nuovo deal si inserisce nel solco della partnership avviata nel 2022, quando Lilly e Nimbus avevano unito le forze per sviluppare piccole molecole attivatrici di AMPK, un regolatore chiave del metabolismo energetico cellulare, coinvolto nel passaggio dall’accumulo di grasso alla sua combustione. Quell’accordo prevedeva milestone fino a 496 milioni di dollari e, nel 2024, aveva già raggiunto un traguardo preclinico rilevante: l’identificazione di un attivatore AMPK altamente selettivo e isoforma-specifico, un obiettivo rimasto a lungo fuori portata per l’industria farmaceutica.

Colpire AMPK: un obiettivo ambizioso per i farmaci anti-obesità
AMPK (AMP-activated protein kinase) è il principale sensore energetico della cellula e rappresenta un nodo centrale nella fisiopatologia dell’obesità perché funziona come uno switch metabolico: quando è attivata, blocca i processi di accumulo energetico (come lipogenesi e sintesi del colesterolo) e attiva quelli di consumo, aumentando l’ossidazione degli acidi grassi, l’utilizzo del glucosio e la sensibilità insulinica a livello di fegato, muscolo e tessuto adiposo, con effetti anche sul controllo dell’appetito; per questo AMPK è vista come un target altamente promettente per “spostare” l’organismo dal fat storing al fat burning, anche se la sua complessità biologica e la necessità di un’attivazione selettiva hanno finora reso difficile tradurre questo razionale in farmaci efficaci e sicuri.
Nonostante il razionale solido, colpire AMPK in modo farmacologico è complesso: AMPK è un complesso eterotrimerico con più isoforme, l’attivazione non selettiva può causare effetti off-target, servono attivatori potenti ma controllabili, preferibilmente orali.
È proprio qui che si inserisce l’interesse per piccole molecole altamente selettive, come quelle sviluppate da Nimbus Therapeutics in collaborazione con Eli Lilly, che puntano a superare limiti che hanno frenato il campo per decenni.

AI e drug discovery di precisione
Anche questa nuova collaborazione fa leva sul punto di forza di Nimbus: una piattaforma di drug discovery basata su chimica computazionale, progettazione strutturale e modelli predittivi potenziati dall’intelligenza artificiale. Grazie a questo approccio, Lilly ottiene una licenza globale sul nuovo candidato, sviluppato per rispondere a un bisogno clinico ancora insoddisfatto nell’obesità.
«Nimbus ha dimostrato un’eccezionale capacità di affrontare sfide complesse nella scoperta di nuovi farmaci», ha commentato Ruth Gimeno, responsabile R&D per diabete e malattie metaboliche di Lilly, sottolineando come la potenziale nuova terapia rappresenti «un’importante aggiunta agli sforzi dell’azienda per ampliare le opzioni terapeutiche innovative».

Una strategia di lungo periodo nell’obesità
La mossa conferma l’approccio aggressivo e sistematico di Lilly nel campo della perdita di peso. Dopo la crescita esplosiva delle vendite del dual agonista GLP-1/GIP Zepbound/Mounjaro (tirzepatide), l’azienda è ora in attesa di un possibile via libera regolatorio per orforglipron, agonista orale del GLP-1 che potrebbe arrivare sul mercato a breve.

Ma la strategia va ben oltre i prodotti di punta. Con decine di candidati anti-obesità in sviluppo a livello globale e una competizione sempre più intensa — in primis con Novo Nordisk — Lilly sta costruendo una pipeline ampia e diversificata attraverso una serie di accordi mirati. Solo nel 2025, l’azienda ha siglato:
• una collaborazione da 870 milioni di dollari con Camurus per tecnologie di rilascio a lunga durata;
• un’alleanza da 1,3 miliardi con Superluminal per piccole molecole dirette contro GPCR coinvolti nelle malattie cardiometaboliche;
• un accordo da 1,2 miliardi con SanegeneBio per lo sviluppo di terapie RNAi.

Oltre il GLP-1
Il nuovo accordo arriva in un momento cruciale. Il 2026 è atteso come un anno spartiacque per Lilly, che secondo le previsioni degli analisti potrebbe superare i 94 miliardi di dollari di ricavi annui entro il 2027. Un contributo importante dovrebbe arrivare da orforglipron, il principale candidato orale anti-obesità dell’azienda, attualmente in revisione regolatoria e con un possibile via libera già nei primi mesi dell’anno.
Dopo aver consolidato nel 2025 un vantaggio competitivo rispetto a Novo Nordisk — grazie a risultati clinici favorevoli e a una posizione di forza nel segmento dei farmaci orali — Lilly guarda ora oltre l’immediato. L’investimento su Nimbus segnala chiaramente l’intenzione di costruire il “dopo-orforglipron”, assicurandosi nuove opzioni terapeutiche a lungo termine.

In questo contesto, la nuova intesa con Nimbus assume un valore strategico chiaro: diversificare i meccanismi d’azione, puntando su piccole molecole orali e su target metabolici alternativi, per non dipendere da una sola classe farmacologica. Anche se il candidato è ancora nelle fasi iniziali, l’accordo rafforza la posizione di Lilly come uno degli attori più aggressivi e lungimiranti nella corsa globale ai trattamenti contro l’obesità.