Aggressione omofoba a Genova: 19enne sfregiato al viso. Domenico Cerqua è stato colpito con un coltellino all’uscita di una discoteca. Arcigay Genova: “Ferma condanna. Un atto vile, brutale”
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Il volto sfregiato con un coltellino: glielo ha puntato contro un gruppo all’uscita di una discoteca a Sampierdarena, a Genova, non risparmiandogli gli insulti. Vittima dell’episodio è un 19enne, Domenico Cerqua, professione ballerino. È stato lui stesso a denunciare l’accaduto sui social con un video su TikTok. “Più che un danno fisico, è stato un danno morale, mentale. Tutte quelle parole che mi sono state dette erano veramente pesanti. Ancora oggi mi rimbombano in testa”, racconta mostrando i segni rimasti sul viso.
IL 19ENNE A FANPAGE RACCONTA L’AGGRESSIONE OMOFOBA
“Il tutto è successo più o meno alle 5 del mattino, non c’era molta gente in strada – ha raccontato il ragazzo in un’intervista a Fanpage.it – Io sono uscito dal locale e mi sono avvicinato alla fermata dell’autobus come faccio sempre. Solitamente mi sento abbastanza sicuro, ma quella sera ho capito in fretta che c’era qualcosa di diverso, infatti ho subito telefonato alla mia amica“.
“Parlando con lei avevo distolto l’attenzione dal pericolo, ma in realtà quei ragazzi non hanno mai smesso di ridere, di osservarmi e di commentare qualsiasi cosa io facessi. Quando ho riso un po’ più forte in videochiamata con la mia amica, loro sono scattati. Io non volevo problemi, mi sono alzato e ho deciso di tornare a casa a piedi, ma purtroppo uno di loro mi ha seguito“, ha aggiunto. L’aggressore lo ha preso per il cappuccio e a quel punto lo ha colpito.
“Per fortuna in quel preciso istante è passato l’autobus. Il conducente è stato gentilissimo, mi ha aiutato a calmarmi e mi ha riaccompagnato a casa– ha ricordato-. Non sono andato in pronto soccorso perché le ferite erano superficiali, ma il giorno dopo sono andato a fare denuncia contro ignoti”.
ARCIGAY GENOVA: “UN ATTO VILE, BRUTALE”
Arcigay Genova oggi “condanna con determinazione l’aggressione omofoba”, definendola “Un atto vile, brutale, che porta inciso lo stesso messaggio di sempre: colpire, marchiare, intimidire chi è percepito come diverso“.
“A lui va tutta la nostra solidarietà -prosegue Arcigay-. Denunciare è un gesto di coraggio, soprattutto in un contesto in cui troppe persone LGBTQIA+ vengono ancora invitate al silenzio, alla prudenza, all’invisibilità come se fosse una colpa non mimetizzarsi abbastanza. Questa è violenza omofoba, alimentata da un clima culturale e politico che da anni normalizza l’odio, lo minimizza, lo giustifica”.
Inoltre, “Arcigay Genova ribadisce che nessuna persona LGBTQIA+ deve essere lasciata sola. Il nostro Centro Antidiscriminazioni è a disposizione della vittima e di chiunque subisca violenze, minacce o discriminazioni: offriamo ascolto, supporto psicologico e l’assistenza dei nostri legali, pronti a sostenere i percorsi di denuncia e tutela dei diritti. Non è solo solidarietà: è presenza concreta, quotidiana, organizzata”.
“Vivere apertamente, tornare a casa, tenere la mano di chi si ama non può essere un atto di coraggio. Finché lo sarà, continueremo a farci sentire, a stare nelle strade, nei tribunali, nei luoghi della città. Perché la sicurezza non è un privilegio, è un diritto. E l’odio non passerà nel silenzio”, conclude Arcigay.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)