L’uscita di The Art of Leaving Blankness, disco di esordio del Giacomo Ganzerli Trio, in pubblicazione per nusica.org su tutte le piattaforme digitali dal 18 gennaio, preceduto dal singolo The Comet
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Nella pittura tradizionale cinese si chiama liúbái: “lasciare vuoto”. È lo spazio bianco non dipinto che suggerisce un paesaggio, una distanza, qualcosa che resta fuori campo e che l’occhio è chiamato a completare: una vera e propria “arte di lasciare spazi vuoti”.
Traducendo questo concetto in musica nasce The Art of Leaving Blankness, debutto discografico del Giacomo Ganzerli Trio per l’etichetta nusica.org: un lavoro di jazz contemporaneo che preferisce sottrarre piuttosto che aggiungere, lasciando a silenzi, pause e dettagli il compito di dire ciò che non viene esplicitato.
Il trio riunisce Giacomo Ganzerli alla batteria ed elettronica, Daniele Nasi al sax tenore e Michele Bonifati alla chitarra. Dopo un percorso diviso tra studi jazzistici, sonorizzazioni per film muti, rock e musica elettronica, Ganzerli firma con questo album i suoi primi brani a proprio nome, scegliendo una formazione senza basso e un forte lavoro sui suoni come cifra estetica. Nasi e Bonifati, da anni attivi sulla scena del jazz contemporaneo con progetti originali e tournée internazionali, condividono la stessa attenzione per la scrittura e per la ricerca timbrica, contribuendo a un interplay in cui i ruoli fra melodia, ritmo e tessiture si scambiano continuamente.
Nel disco, il vuoto e il silenzio non sono un’assenza, ma una zona attiva in cui il trio sceglie di non intervenire del tutto, lasciando spazio all’ascoltatore, chiamato a completare mentalmente ciò che resta fuori campo, a riempire quei margini di suono con le proprie immagini e memorie. La copertina, con una figura che cammina in un paesaggio innevato quasi interamente bianco, è l’estensione visiva di questo immaginario.
«”The Art of Leaving Blankness”, nasce dai primi brani che ho scritto pensando a persone e luoghi che mi mancano: una relazione vissuta a distanza, le strade di Lisbona, i ricordi di famiglia», racconta Giacomo Ganzerli. «Mi ha colpito l’idea, presa dalla pittura cinese, di lasciare parti del quadro non definite: non descrivi tutto, suggerisci. In musica, per me, significa scegliere di non suonare sempre, far respirare le frasi, dare peso ai silenzi. Anche la scelta del trio senza basso e l’uso di drum machine, sequencer e dei suoni e degli effetti della chitarra elettrica va in questa direzione: alleggerire il suono, togliere un po’ di terra sotto i piedi e far emergere ciò che sta in mezzo».
I brani seguono questo principio con approcci diversi. Bairro Alto apre il disco con una melodia che sale e scende come le strade dell’omonimo quartiere lisbonese, tra pendenze morbide e improvvise aperture, riflettendo il ritmo lento ma intenso di una città che Ganzerli porta nel cuore. The Comet, primo brano composto e scelto come singolo, traduce in musica una relazione vissuta a distanza: nato dalla sensazione di lontananza da una persona cara, è diventato la traiettoria di una presenza che appare e scompare, sempre un po’ oltre l’orizzonte. Crescendo è l’ultimo pezzo scritto: non nasce da una storia precisa, ma dal desiderio di mantenere un filo con un progetto precedente, attraverso una forma che si apre ampia e dinamica per poi stringersi in una sezione quasi balcanica. Nasten’ka dialoga con Le notti bianche di Dostoevskij, oscillando tra sospensione e urgenza emotiva, come i due giovani protagonisti del romanzo.
I due brani A Quiet Place e Under the Influence funzionano come un piccolo contrappunto interno al disco: il primo è quasi libero, costruito su trame elettroniche e su un tema che emerge lentamente da un paesaggio rarefatto; il secondo è interamente acustico, con una struttura compatta che guarda alla tradizione jazzistica e una forte spinta collettiva dell’ensemble. Ein Lautes Mantra, scritto a Norimberga, lavora su una clave in undici ottavi sviluppata su un ciclo di undici battute, mentre Marzo nasce dal desiderio di usare la drum machine come accompagnamento, con un tema che passa dal dodici ottavi al tre quarti e apre a un dialogo fitto tra chitarra e sax, con l’elettronica che diventa a tutti gli effetti parte dell’interplay.
Sul piano sonoro, l’assenza del basso elettrico rende il terreno meno compatto e più mobile, coerente con i temi di distanza e sospensione che attraversano l’album. Accanto alla dimensione acustica si affianca una sorta di quarto elemento: Ganzerli combina alla batteria drum machine e sequencer, mentre Bonifati lavora su una chitarra ampiamente modellata da distorsori ed effetti, trasformando il suono in una trama di colori e texture che dialogano con il sax. Questo lavoro sui suoni non è un semplice arricchimento timbrico, ma entra nella scrittura: molte pagine prevedono sezioni dedicate a pattern programmati e paesaggi sonori, frutto dell’esperienza di Ganzerli nelle sonorizzazioni per film muti e nella ricerca sul sound design.
Nel background del progetto si riconoscono alcune traiettorie di ascolto: Mark Guiliana è un riferimento dichiarato per l’approccio alla batteria e al modo di costruire i progetti; sul versante compositivo Ganzerli guarda ai paesaggi melodici e dilatati di Jakob Bro e alla profondità armonica di Shai Maestro, che hanno accompagnato la scrittura dei brani. Per la dimensione più atmosferica e sperimentale il trio si avvicina invece a uno spettro sonoro che richiama il lavoro di Arve Henriksen e di compositori/sound designer come Ben Frost, fondendo melodie e armonie con trame elettroniche per dare forma a un suono contemporaneo, stratificato ma essenziale.
Il singolo The Comet sarà pubblicato il 9 gennaio, mentre l’uscita dell’album è prevista per il 18 gennaio su tutte le piattaforme digitali. La realizzazione di questo disco è finanziata in parte dal contributo della Pathways To Jazz in collaborazione con Music For Love.
Profili
Giacomo Ganzerli
Nato a Modena nel 1997, vive a Milano. Si laurea con lode in batteria jazz al Conservatorio di Mantova e approfondisce gli studi con, tra gli altri, John Riley, Horacio Hernandez, Steve Gadd e Kendrick Scott, frequentando anche un corso in produzione e promozione musicale alla Scuola Santeria di Milano. Attivo tra jazz, musica contemporanea e ambito indie/rock, lavora anche come visual artist in progetti di sonorizzazione di film muti e documentari. Nel 2024 fonda il Giacomo Ganzerli Trio, in cui integra batteria, drum machine e sequencer con sax tenore e chitarra.
Michele Bonifati
Classe 1989, si laurea con lode in Chitarra Jazz ai Conservatori di Parma e Ferrara. Si esibisce in rassegne e festival come EFG London Jazz Festival, Getxo Jazz, Edinburgh Jazz and Blues Festival, Ashkenaz Festival (Toronto) e Opus Jazz Club (Budapest), collaborando con musicisti quali Dave Douglas, Frank London, Stefano Battaglia, Javier Girotto e Pasquale Mirra. Nel 2023 pubblica per nusica.org il disco d’esordio da bandleader, Three Knots, con il gruppo Michele Bonifati Emong, selezionato per Nuova Generazione Jazz 2023; nello stesso anno viene votato Miglior Nuovo Talento nel sondaggio Top Jazz di Musica Jazz.
Daniele Nasi
Sassofonista e compositore, è originario di Reggio Emilia, cresciuto a Chicago e di base a Bologna. Dopo gli studi di pianoforte e sax, si laurea in Sassofono Jazz al Conservatorio “A. Boito” di Parma (2017) e frequenta il NY Jazz Master al Prins Claus Conservatorium di Groningen, con un semestre a New York dove studia, tra gli altri, con David Binney e Melissa Aldana. Vincitore del Premio Zelioli 2019 (Albinea Jazz) con il progetto BSDE 4tet, con cui incide Elevating Jazz Music Vol. 1 per GleAM Records, nel 2023 riceve il Premio Internazionale Giorgio Gaslini ed è oggi attivo sulla scena jazzistica europea.