Strage Crans-Montana, a Bologna i funerali di Giovanni Tamburi


Strage di Capodanno a Crans Montana, chiesa gremita a Bologna per i funerali di Giovanni Tamburi. I genitori: “Giustizia? Non oggi”

funerali giovanni tamburi

I familiari, i compagni di scuola del liceo Righi, le Istituzioni e la città di Bologna. C’è tutto il mondo di Giovanni Tamburi accorso alla cattedrale cittadina di San Pietro per dare l’ultimo saluto al ragazzo, morto nella strage di Capodanno di Crans Montana. In via indipendenza, là chiesa e già gremita all’arrivo della bara. In prima fila la famiglia, e dietro centinaia di ragazzi per commemorare “Gio”. Tra le istituzioni, presenti il sindaco Matteo Lepore, il presidente della Regione Michele de Pascale, la ministra Annamaria Bernini e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni.

I COMPAGNI DI GIOVANNI: SARAI SEMPRE CON NOI

“Non siamo qui per dirti addio, ma perchè continui a vivere in tutto ciò che hai lasciato”. A parlare così è Beatrice, compagna di classe di Giovanni Tamburi. Beatrice ha scritto un messaggio insieme ad altre ragazze del liceo Righi, che Giovanni frequentava, e lo ha letto in apertura della messa anche a nome di tutti gli studenti e le studentesse della scuola. “Ciao Gio- inizia Beatrice- continuiamo a chiederci perchè ci salutiamo così presto, perchè non ci siamo abbracciati più forte l’ultima volta che ci siamo visti, o perchè il tuo sorriso lo vedremo d’ora in poi solo nelle foto e nei video che ci sono rimasti. Ci manchi più di quanto riusciremo mai a spiegare a parole”. La morte di Giovanni, continua la studentessa, ha lasciato “uno spazio che difficilmente si riempirà. Ogni volta che qualcuno ti guardava vedeva quei tuoi occhi di ghiaccio stupendi, sempre splendenti, che emettevano un’aria pura. Nonostante tutto- aggiunge Beatrice- nessuno riusciva a toglierti quel magnifico sorriso stampato sulle labbra, ogni volta che passavi portavi luce nelle persone che incontravi e niente cambierà il ricordo del tuo sorriso”. Oggi, dunque, “non siamo qui a dirti addio- afferma la ragazza- ma perchè continui a vivere in tutto ciò che hai lasciato. E ognuno di noi vive nella speranza che un giorno ci potremo rivedere. Sei stato e sarai sempre una persona meravigliosa e insostituibile. Ti vogliamo bene e tutti te l’avremmo voluto dire di più. Solo ora abbiamo capito che bisogna apprezzare ciò che abbiamo, prima che il tempo ci costringa ad apprezzare ciò che non abbiamo più- conclude Beatrice- ciao Gio, avrai sempre un posto dentro di noi”.

ZUPPI: GIOVANNI ORA È UNA STELLA CHE SPLENDE

Giovanni ora è “come una stella del cielo illuminata dalla luce di Dio. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace caro Giovanni”. È questo l’ultimo saluto del cardinale Matteo Zuppi a Giovanni Tamburi. L’arcivescovo e presidente Cei non può essere presente per celebrare, questa mattina. E così ha inviato un messaggio che viene letto all’inizio della messa. “Purtroppo non posso essere fisicamente presente questa mattina a dare l’ultimo saluto a Giovanni- scrive Zuppi- lo sono con amore addolorato e con intima comunione”. Dare l’ultimo saluto “sembra incredibile- afferma Zuppi- pensando alla bellezza della vita e alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava. Ed è così, perchè siamo fatti per vivere”. Il cardinale estende poi il suo pensiero ai tutti i giovani rimasti vittime del rogo, ai feriti che “ne porteranno a lungo le ferite” e anche “al capotreno ucciso in stazione a Bologna” l’altra sera. “Sento l’unica consolazione proprio nella luce tenera del Natale- dice Zuppi- e quell’Astro del Cielo che abbiamo celebrato scendere sulla Terra, accettando la debolezza e il limite umano: la nostra sofferenza e la nostra morte”. Il Natale, afferma l’arcivescovo, “non nè un facile sentimento a poco prezzo, è luce che lotta contro le tenebre e le vince, perchè ama fino alla fine. E perchè così la nostra vita non finisca”. In questi giorni “terribili di tanto sconforto- aggiunge Zuppi- abbiamo tutti sperimentato l’istintivo amore e la solidarietà tra di noi. Quanto è importante, e quanto ci fa bene: un vero balsamo. Ci siamo stretti ai familiari di Giovanni e lo siamo diventati un po’ tutti, i suoi familiari”. Conclude Zuppi il suo messaggio per i funerali di Giovanni: “L’amore è la risposta al male. Questo ci fa intuire il più grande amore, quello di Dio, Gesù, perchè proprio Giovanni sia sempre con noi. E noi con lui. Quella luce ci insegna a lottare sempre contro il male e contro tutto ciò che offende e distrugge il bellissimo e delicatissimo fiore che è la vita di ognuno. L’amore riempie ogni mancanza”. Don Vincenzo Passarelli, docente di religione di Giovanni, nel suo saluto concorda: “La vita non finisce, la morte è un passaggio, la vita è fatta per continuare sempre”. E sottolinea come la chiesa oggi sia “strapiena. E più della metà sono giovani: il futuro di Bologna e del mondo”. A celebrare la messa è monsignor Stefano Ottani, parroco della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, frequentata dal ragazzo. “Tutta la Chiesa di Bologna si stringe attorno a Giovanni- dice il sacerdote- ai suoi familiari e compagni di scuola, in questo momento di dolore e sgomento”. Monsignor Ottani ci tiene a esprimere “affetto e gratitudine per la presenza di Giovanni in parrocchia. Ricordiamo la sua simpatia, chiacchierava molto, faceva domande difficili, era educato e attento. Ho appreso la notizia della sua morte mentre ero in pellegrinaggio in Terra Santa e ho capito che Giovanni camminava con noi, in questo pellegrinaggio che è la vita, verso la Gerusalemme del cielo. Giovanni, reso misteriosamente partecipe della morte del Signore, sia ora partecipe della sua resurrezione. E anche noi possiamo passare dalla tristezza e dall’angoscia alla consolazione e alla speranza che non delude”.

IL PAPÀ DI GIOVANNI: FIGLIO MIGLIORE CHE SI POSSA AVERE

“Giovanni sei stato il figlio migliore che un papà possa avere”. Sono le parole del padre di Giovanni Tamburi. “Eri bello- dice il papà, al termine della cerimonia- meraviglioso non solo fuori, ma anche dentro. La tua maturità faceva sì che quando tuo fratello e le tue sorelle avevano bisogno, si rivolgessero a te. Eri il centro della vita anche delle nonne e anche a loro davi consigli. I tuoi valori e i tuoi principi, nonostante la tua giovane età, ti rendevano unico. Andavi bene a scuola perchè per te era un dovere, amavi la vita, amavi lo sport, giocavi a golf e avevi appena vinto una coppa, giocavi a pallone ed eri uno sciatore provetto. Amavi il cinema, le ragazze, ma amavi soprattutto la musica. Ti piacevano incredibilmente Battisti, De Gregori, il rock degli anni passati. Ma volevi fare anche il dj e con un tuo caro amico stavi creando un posto dove potersi trovare con tutti i ‘bro’ per ascoltare la musica”. Continua il papà di Giovanni, tra le lacrime: “Eri molto empatico, eri un trascinatore. Cosa può volere di più un papà dal suo figlio”. E aggiunge: “Dal primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te. A differenza tua, però, io ne vivrò un’altra, con un vuoto incolmabile. Ma tu no. Non potrai più andare a trovare quella ragazza per cui ti avevo già comprato il biglietto del treno. E non potrai provare la tanto agognata moto che avevamo già ordinato. Non potrai percorrere la strada spianata che avevi davanti per una vita di successi”. Il papà di Giovanni conclude: “Grazie per i 16 anni che ci hai regalato, sono stati stupendi. Ora sei salito in cielo. Sono sicuro che anche là riconosceranno la tua luce. Non posso più vederti, ma ti percepisco- E ti amerò per sempre”.

GENITORI DI GIOVANNI TAMBURI. “PROVATE AMORE. GIUSTIZIA? NON OGGI”

“Con Giovanni era facile commuoversi”. Sono le prime parole del padre di Giovanni Tamburi all’uscita dalla Cattedrale di Bologna, dove da pochi minuti si è concluso il funerale del ragazzo morto nella strage di Crans-Montana, in Svizzera, con la voce rotta dall’emozione. Giustizia? “Oggi no- risponde- anche se ce ne sarebbe bisogno”. Anche la madre del ragazzo, Carla Masiello, davanti al carro funebre si lascia andare a un pensiero per il figlio scomparso. “Giovanni è in cielo. Il messaggio che vorrei mandare è di amore, amore, amore. Buttare via l’odio, non lasciarsi mai niente di non detto. Io e Giovanni ci dicevamo ogni giorno quanto amore provassimo l’uno per l’altro, e Giovanni lo diceva a tutti, sorrideva sempre”. Quindi, esorta di fronte ai compagni di scuola, agli amici e ai presenti, “sorridete, siate sempre forti. Io sono forte perché Giovanni è con me. Lui non è morto, è solo da un’altra parte. Rimarrà puro per sempre. Probabilmente il Signore, dato che era un angelo ha voluto evitargli le sofferenze della vita, le malattie, la vecchiaia. Ma Giovanni non mi ha abbandonato, non ha abbandonato nessuno. Giovanni è qui. E se c’è un insegnamento che deve darci questa tragedia è la speranza. La vita non finisce qui. Qua c’è solo un corpo, c’è il corpo di mio figlio, ma la sua anima è lassù. Lui è un angelo. Io di questo ne sono certa“.

LEPORE: GIOVANNI E ALESSANDRO, VITE SPEZZATE IN MODO INCREDIBILE

Una giornata di lutto per Bologna, che oggi piange Giovanni Tamburi, morto nella strage di Capodanno a Crans-Montana in Svizzera, ma anche il capotreno Alessandro Ambrosio, accoltellato a morte due giorni fa in un parcheggio riservato ai dipendenti delle ferrovie della stazione centrale. In occasione del funerale del 16enne, studente del liceo Righi, il primo cittadino dedica un pensiero alle due vittime. “Ricordiamo oggi Giovanni ma anche Alessandro, due giovani vite che sono state spezzate purtroppo in modo incredibile”, sottolinea Lepore al termine della cerimonia, davanti alla Cattedrale. “Oggi ci riuniamo ai familiari per questa tragedia, ai tanti amici e colleghi. Ovviamente siamo tutti molto colpiti per queste vite che sono state strappate in modo ingiusto e ci sarà bisogno che il nostro Paese rifletta su su quello che è accaduto in entrambi questi tragici casi”.

Nel caso di Giovanni Tamburi, “credo che oggi questa grande partecipazione di tanti giovani delle nostre scuole e del Righi sia davvero da prendere come un segnale di luce, come ci ha chiesto il padre, e anche chi lo ha accompagnato nel suo percorso, in parrocchia, nella musica, a scuola. Credo che davvero oggi dobbiamo imparare da questi ragazzi quanto sia importante essere con loro e insieme a loro. Non lasciarli mai soli. Purtroppo sappiamo che chi non ha vigilato ha delle responsabilità perché aveva la vita di questi ragazzi tra le mani, l’ha portata via. Quindi oggi è il giorno del lutto, poi verranno altri giorni nei quali bisognerà capire cosa è successo. Voglio dirlo sia nel caso della stazione del ragazzo che è stato ucciso, sia nel caso di Giovanni e di tutti i suoi amici che erano presenti la notte di Capodanno”, conclude il sindaco di Bologna.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)