Ma quale attacco militare: Donald Trump vuole comprare la Groenlandia


Trump vuole solo comprarla, la Groenlandia, o almeno così dice Rubio: l’opzione militare sarebbe – per ora – una leva nella eventuale trattativa con la Danimarca

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L’esercito è solo uno spauracchio, per ora. Una leva per trattare. Perché in fondo Trump, la Groenlandia, vuole solo comprarla. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio cerca di raffreddare le tensioni internazionali assicurando ai parlamentari che gli Stati Uniti puntano ad “acquisire” la grande isola danese attraverso canali diplomatici ed economici. Almeno per ora. La precisazione è arrivata durante un briefing riservato con i membri delle principali commissioni per la difesa e gli affari esteri del Congresso allarmati dallo stesso Presidente che ha richiesto ai suoi collaboratori la stesura di un piano operativo aggiornato per concretizzare l’obiettivo.

L’incontro al Congresso era stato originariamente convocato per discutere della situazione venezuelana, ma inseguire l’agenda di Trump non è semplice. Le dichiarazioni bellicose rilasciate nei giorni precedenti sia da Trump che dal suo stretto consigliere Stephen Miller hanno spostato il focus.

Rubio non ha fornito dettagli tecnici su cosa significhi concretamente “acquistare la Groenlandia”, limitandosi a rassicurare sulla natura pacifica dell’operazione. Ma sulla credibilità di Rubio pesa il precedente del “bluff” venezuelano, con la diplomazia degli accordi sventolata un attimo prima del blitz militare per tradurre Maduro nelle galere americane.

L’interesse di Trump per il vasto territorio artico non è certo una novità: già durante il primo mandato aveva manifestato il desiderio di annetterlo agli Stati Uniti. La Groenlandia rappresenta un territorio autonomo con una popolazione ridotta, formalmente sotto la sovranità della Danimarca, paese membro della Nato. Come per il Venezuela, oltre alla componente strategico-militare, Trump ha più volte enfatizzato le potenziali ricchezze minerarie dell’isola, ricca di materie prime considerate essenziali per l’economia moderna. Va anche ricordato – nel tentativo faticoso di fare la tara delle migliaia di dichiarazioni bellicose che Trump produce – che all’inizio dello scorso anno, Trump aveva anche evocato l’acquisizione del Canada.

Martedì Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia – tutte storiche alleate di Washington – hanno preso posizione a difesa dell’integrità territoriale danese, affiancando la premier danese Mette Frederiksen in una dichiarazione congiunta senza precedenti. “La sicurezza artica va perseguita collettivamente, in collaborazione con gli alleati Nato inclusi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta Onu: sovranità, integrità territoriale e inviolabilità delle frontiere”, recita il comunicato congiunto. “Si tratta di principi universali che continueremo a difendere senza esitazioni.” Il documento sottolinea con fermezza che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che spetta esclusivamente a Danimarca e Groenlandia decidere sulle questioni che le riguardano.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha però gettato nuova benzina sul fuoco, rifiutandosi di escludere categoricamente un intervento militare. “Il presidente Trump ha reso pubblico che acquisire la Groenlandia rappresenta una priorità per la sicurezza nazionale americana ed è cruciale per contrastare i nostri avversari nella regione artica”, ha dichiarato in una nota ufficiale. “Il presidente e il suo staff stanno valutando molteplici opzioni per raggiungere questo importante obiettivo di politica estera, e naturalmente l’impiego delle forze armate resta sempre una possibilità per il comandante in capo.”

Domenica, a bordo dell’Air Force One, Trump aveva giustificato le sue mire sulla Groenlandia sostenendo che “il territorio è invaso da navi russe e cinesi ovunque”. Un’affermazione che non corrisponde alla realtà: sebbene Russia e Cina siano attori rilevanti nell’Artico, la Groenlandia non è circondata dalle loro flotte. Al contrario, sono proprio gli Stati Uniti a mantenere una base militare sul territorio, visitata l’anno scorso dal vicepresidente J.D. Vance insieme alla moglie Usha.

E INFATTI IN VENEZUELA…

Trump ha intanto annunciato che il Venezuela “consegnerà” 2 miliardi di dollari di greggio agli Stati Uniti, un accordo di portata significativa che sposterebbe forniture attualmente destinate alla Cina e aiuterebbe il Venezuela a evitare ulteriori tagli alla produzione. “Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e quel denaro sarà controllato da me, come Presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e americano”, ha scritto Trump sui social.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)