Per fumatori ed ex, funzione polmonare più bassa aumenta rischi a lungo termine


In fumatori ed ex fumatori tra 40 e 60 anni, una funzione polmonare più bassa – pur rimanendo fuori dai criteri di ostruzione – identifica un profilo di rischio a lungo termine

Alcuni fumatori potrebbero non sviluppare un tumore al polmone nel corso della vita, grazie al loro corredo genetico secondo un nuovo studio

In fumatori ed ex fumatori tra 40 e 60 anni, apparentemente “senza ostruzione” alla spirometria (FEV1/FVC ≥0,7), l’avere una funzione polmonare più bassa – pur rimanendo fuori dai criteri di ostruzione – identifica un profilo di rischio a lungo termine, caratterizzato da peggiore stato di salute percepito, maggiore carico di comorbidità respiratorie e sistemiche e sopravvivenza ridotta. 

Lo dimostrano i risultati di uno studio pubblicato su Chronic Obstructive Pulmonary Diseases: Journal of the COPD Foundation, che suggerisce come una spirometria semplice, eseguita durante la mezza età in individui con storia di fumo, possa intercettare precocemente persone a rischio e orientare interventi preventivi (prima di tutto cessazione del fumo), con un potenziale impatto sugli outcome futuri.

Razionale e obiettivi studio
Come è noto, il ricorso alla spirometria è centrale per diagnosticare l’ostruzione polmonare, ma viene eseguita meno spesso in individui di mezza età che, pur essendo “a rischio” (per esempio per storia di fumo), non hanno ancora criteri spirometrici di malattia ostruttiva. Tuttavia, alcune evidenze precedenti di letteratura suggeriscono che valori più bassi di FEV1 e FVC possano anticipare outcome sfavorevoli, come la mortalità, e associarsi a comorbidità cardiovascolari e metaboliche.

In questo contesto, lo studio ha mirato a verificare, in una coorte comunitaria di fumatori ed ex fumatori senza ostruzione al basale, se la bassa funzione polmonare (definita tramite òa percentuale predetta di FEV1 – ppFEV1) si associasse, nel lungo periodo, a peggior qualità di vita correlata alla salute (HRQoL), maggiore prevalenza/insorgenza di comorbidità e aumento della rmortalità per tutte le cause.

Disegno dello studio
Lo studio, un’analisi osservazionale longitudinale basata sulla Lovelace Smokers’ Cohort (LSC), ha reclutato fumatori correnti o ex fumatori con ≥10 pacchetti di sigarette-anno. Per questa analisi sono stati inclusi individui di 40–60 anni al basale, senza ostruzione (FEV1/FVC ≥0,7) e con almeno due misurazioni spirometriche su un periodo minimo di 18 mesi.

I partecipanti eleggibili erano 830; questi sono stati stratificati in base ai terzili di ppFEV1 al basale: LLF (low lung function, ppFEV1 <88%), terzile intermedio (non analizzato in confronto diretto) e HLF (high lung function, ppFEV1 >99%).
Le analisi principali hanno confrontato LLF e HLF (277 individui per gruppo nel campione complessivo). Un sottogruppo (87 persone: 26 LLF e 61 HLF) aveva effettuato una visita dedicata di follow-up nel 2021–2022, costituendo la coorte con follow-up di lungo periodo (~17 anni).

Gli outcome considerati includevano la mortalità per tutte le cause (anche tramite National Death Index), lo stato di salute/HRQoL misurato con il St George’s Respiratory Questionnaire (SGRQ), le comorbidità auto-riferite (tra cui sibilo resporatorio, patologie cardiovascolari, patologie polmonari croniche, diabete), e l’andamento della funzione polmonare nel tempo.

La sopravvivenza è stata valutata con modello di Cox (aggiustato per età, sesso, BMI, pacchetti di sigarette-anno, lo status di fumatore corrente e alcune comorbidità rilevanti); le associazioni con le comorbidità, inoltre, sono state valutate mediante regressione logistica aggiustata.

Risultati principali
Profilo basale: differenze cliniche già “visibili” pur senza ostruzione
Al basale, i gruppi LLF e HLF risultavano complessivamente confrontabili per molte caratteristiche, ma il gruppo LLF tendeva a essere leggermente più anziano, con maggiore prevalenza di donne e BMI più elevato.
La distinzione “cardine” era spirometrica: nel campione complessivo, la ppFEV1 media era pari circa al 79% nel gruppo LLF vs 108% in HLF, con differenze coerenti anche su FEV1 e FVC.
Quindi, pur mantenendo un rapporto FEV1/FVC medio simile e sopra soglia, la “riserva” ventilatoria era inferiore nel terzile di pazienti LLF.

Mortalità: sopravvivenza ridotta nei soggetti con bassa funzione polmonare
Nel campione complessivo, la mortalità per tutte le cause è risultata più elevate nel gruppo LLF rispetto al gruppo HLF (16,3% vs 6,5%), con un odds ratio per LLF vs HLF pari a 2,29 (p=0,01).
L’ analisi di sopravvivenza (Kaplan–Meier e modello di Cox aggiustato) ha confermato una sopravvivenza significativamente migliore nel gruppo HLF: il confronto ha evidenziato un hazard ratio di 0,49 per HLF vs LLF (p=0,02), indicando un rischio sostanzialmente più basso di decesso nel tempo per chi aveva funzione polmonare iniziale più alta.

Comorbidità: divario che si amplia nel tempo
Quanto alle comorbidità, lo studio ha dimostrato che, al basale, le differenze di comorbidità auto-riferite tra gruppi non erano marcate o non raggiungevano la significatività statistica per diversi endpoint, mentre il quadro è cambiato nel lungo periodo.
Al follow-up di 17 anni, la prevalenza delle comorbidità è risultata in generale più elevata nel gruppo LLF, con differenze numericamente importanti soprattutto per patologie respiratorie croniche (inclusi bronchite cronica/COPD/malattie polmonari) e per diabete.

Nel sottogruppo rivalutato, la prevalenza di patologie respiratorie croniche era pari circa al 46% nel gruppo LLF vs 28% nel gruppo HLF, mentre quella di diabete è risultata pari circa al 39% nel gruppo LLF vs 13% nel gruppo HLF, suggerendo che la bassa funzione polmonare “pre-ostruzione” intercetta anche un rischio sistemico/metabolico e non solo respiratorio.

Anche il sibilo respiratori e le condizioni cardiovascolari mostravano una tendenza a essere più frequenti nel gruppo LLF nel tempo.

Stato di salute percepito: peggiore HRQoL già all’inizio, differenze clinicamente rilevanti
Il gruppo LLF presentava SGRQ totale e domini (Attività, Impatto, Sintomi) peggiori già al basale, con differenze statisticamente significative nel campione complessivo.
Nel sottogruppo con misure al basale e al follow-up, il profilo è rimasto coerente: il gruppo LLF è partito con punteggi peggiori e, pur mostrando un miglioramento medio nel tempo, ha mantenuto valori complessivamente più elevati (peggior stato di salute) rispetto a HLF.  Al contrario, nel gruppo HLF i punteggi tendevano a peggiorare leggermente nel tempo.

Gli autori hanno sottolineato che l’entità delle differenze osservate ha superato la soglia di differenza minima clinicamente importante (MCID) per l’SGRQ, quindi non si tratta solo di variazioni “statistiche”, ma di un impatto percepito e clinicamente significativo.

Traiettorie funzionali: declino simile, ma maggiore transizione verso ostruzione in LLF
Nel follow-up di lungo periodo, il declino di FEV1 è apparso qualitativamente simile tra gruppi, ma ciò che differenzia in modo pratico i due terzili è la probabilità di “attraversare” la soglia di ostruzione: nel periodo osservato, circa il 49% dei soggetti LLF è passato a FEV1/FVC <0,7 rispetto a circa il 21% dei soggetti HLF. In altre parole, partire da una funzione più bassa, pur senza ostruzione iniziale, aumenta la probabilità di evolvere verso un quadro ostruttivo nel tempo.

Implicazioni e limiti dello studio
Nel complesso, questi risultati rafforzano l’idea che, nei fumatori ed ex fumatori di mezza età, la “normalità” definita dall’assenza di ostruzione (FEV1/FVC ≥0,7) possa essere insufficiente a identificare chi è davvero a basso rischio.
Una ppFEV1 relativamente bassa (qui <88%, pur senza ostruzione) si associa ad un profilo di fragilità clinica: peggiore qualità di vita respiratoria, maggiore accumulo di comorbidità e aumento di mortalità.

Sul piano pratico, lo studio supporta l’impiego della spirometria come strumento di stratificazione del rischio anche prima che compaia l’ostruzione conclamata, in linea con la crescente attenzione verso concetti come “pre-COPD” e verso interventi precoci, soprattutto cessazione del fumo e gestione proattiva dei fattori di rischio cardiometabolici.

Quanto ai limiti dello studio, si segnalano il disegno osservazionale dello studio (che non consente di fare inferenze causali definitive), la presenza di comorbidità auto-riferite, con possibile bias misclassificazione, il numero ridotto di pazienti considerato nel follow-up nonché il numero ridotto di pazienti del gruppo LLF che ha effettuato la visita di follow-up rispetto al gruppo HLF con potenziale bias di selezione (chi sta peggio potrebbe essere mancato al follow-up, attenuando o alterando le differenze).

Bibliografia
Tesfaigzi Y et al. Low lung function in middle-aged smokers impacts health status, morbidities, and mortality: an observational analysis of the Lovelace smokers cohort. Chronic Obstr Pulm Dis. 2025; 12(5): 357-367. doi: http://doi.org/10.15326/jcopdf.2025.0605
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