A quasi quattro anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, familiari e amici si sono riuniti davanti al tribunale di Trieste per un sit-in, chiedendo giustizia e verità
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A quasi quattro anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, avvenuta il 15 dicembre 2021 e ritrovata cadavere il 5 gennaio dell’anno successivo, familiari e amici si sono riuniti davanti al tribunale di Trieste per un sit-in, chiedendo giustizia e verità. Ai microfoni di Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, Claudio Sterpin ha dichiarato: “Io mi sono espresso perché c’è troppa voglia di depistare e far allungare i tempi alla Procura, inventando delle stupidaggini e bufale inesistenti. Io sono convintissimo che lo fanno non per stupidità ma perché qualcuno dice di farlo”.
A sostenerlo anche la vicina di casa Gabriella: “Questi personaggi da cabaret sono risultati con una memoria al contrario, nessuno si ricordava nulla e ora dopo tre anni ricordano tutto. Ma perché lo fanno? C’è una regia dietro? Quello che fa male è che non hanno capito forse che Liliana è una vittima, è stata uccisa. Si tratta di un omicidio e dall’inizio si poteva fare di più. Ora si deve fare presto perché la famiglia non ne può più di questi personaggi”.
“Non è per niente credibile la testimonianza dei sacchi neri, Liliana faceva le prove di suicidio due anni prima? – ha fatto eco la cugina Silvia -. Non è un suicidio l’abbiamo detto dal primo giorno”. Presente anche il fratello Sergio: “Ho denunciato il pizzaiolo perché sono pagliacciate quello che ha detto. Io spero che la Procura proceda con un fermo per questo fiorire di personaggi che crescono come i funghi dopo la pioggia. Queste storie mi danno fastidio, il mio ex cognato ha ancora da dire, dovrebbe chiedere lui stesso cosa è successo, invece di depistare”.
Infine le parole dell’albergatrice: “Noi a Lilli le abbiamo voluto bene, siamo qui a chiedere giustizia e dignità. Non accettiamo di ricordarla in un sacco della spazzatura come immondizia. Vogliamo che si chiarisca tutta la verità, capire chi ha tolto la vita a Lilli e perché, deve pagare”. “La mia testimonianza è stata chiusa per un anno in un cassetto- ha ribadito Jasmine in riferimento alle sue dichiarazioni -. Tutto quello che sapevo, l’ho depositato in Procura. Noi vogliamo giustizia per Lilli, non si può più aspettare”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)