Caso Almasri: indagata Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto di Nordio


Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, è accusata di falsa testimonianza per il caso Almasri. Nordio: “Ha sempre agito nella massima correttezza e lealtà”

giusi bartolozzi

Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per la vicenda Almasri. Il reato contestato alla funzionaria è quello di falsa testimonianza: avrebbe dato false informazioni a un magistrato del Tribunale dei ministri che stava indagando sulla liberazione di Almasri. Nella vicenda – ma era già noto – sono indagati anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Bartolozzi era stata sentita dai magistrati per via del ruolo che rivestiva e per il suo coinvolgimento negli avvenimenti di quei giorni in cui venne deciso il rilascio del torturatore libico. Il ministro Nordio, assente, in quei giorni venne infatti sostituito più volte da Bartolozzi nelle riunioni riservate, a cui parteciparono i vertici dei servizi segreti. La funzionaria ha detto che ogni decisione venne presa in accordo con il ministro, ma gli inquirenti avrebbero alcuni dubbi a riguardo, in particolare sul fatto che Nordio avesse avuto modo di vedere alcuni documenti.

NORDIO: “BARTOLOZZI HA SEMPRE AGITO CON MASSIMA CORRETTEZZA”

Esprimo la mia piena e incondizionata solidarietà al mio Capo di Gabinetto. La dottoressa Giusi Bartolozzi, infatti, ha sempre agito nella massima correttezza e lealtà, informandomi tempestivamente ed esaurientemente delle varie fasi della vicenda Almasri e di tutti gli aspetti ad essa relativi. Sulla base di questi ho fondato le mie valutazioni”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

IL CASO ALMASRI

La vicenda è quella del rilascio e dell’espulsione di Osama Najeem Almasri, capo della polizia libica di Tripoli, su cui pendeva un mandato di cattura internazionale dalla Corte penale internazionale dell’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità. Il torturatore Almasri era stato arrestato in Italia dalla Digos il 19 gennaio 2025 e poi rilasciato dalla Corte d’Appello di Roma per un vizio di forma legato alla mancata comunicazione da parte del Ministero della Giustizia, per poi essere espulso dall’Italia. Successivamente, il ministro Nordio è stato iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento e peculato a seguito di un esposto presentato dall’avvocato Luigi Li Gotti. All’inizio di agosto è poi arrivata la notizia che il Tribunale dei ministri ha deciso di archiviare la posizione di Giorgia Meloni, chiedendo invece l’autorizzazione a procedere per il rinvio a giudizio di Nordio ma non solo. Anche di Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano.

BONELLI: “CASO BARTOLOZZI CONFERMA GRAVITÀ DELLO SCANDALO”

“L’iscrizione di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, per falsa testimonianza (art. 371 bis c.p.) è un fatto di enorme rilievo politico e istituzionale.
Il ministro Nordio è totalmente coinvolto in questo scandalo e ora anche il suo capo di gabinetto. Il caso Almasri rischia di diventare il Watergate italiano: mina la credibilità delle istituzioni e mette in discussione il rispetto stesso dello Stato di diritto. Liberare un criminale, assassino e stupratore non è stato solo un atto contro la legge da parte del governo Meloni, ma un atto contro la dignità dell’Italia e la morale pubblica”. Così, in una nota, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)