Diabete di tipo 2: più attività fisica riduce il rischio di insufficienza renale


Diabete di tipo 2: effettuare livelli elevati settimanali di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa è collegato a un minor rischio di sviluppare malattia renale cronica

Uno studio delll’Università dell’Arizona evidenzia che si hanno meno benefici quando si fa attività fisica in aree molto inquinate

Effettuare livelli elevati settimanali di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa è collegato a un minor rischio di sviluppare malattia renale cronica nelle persone in sovrappeso/obese con diabete di tipo 2, secondo una ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine.

L’aumento di poco più di un’ora dell’attività settimanale è stato collegato a una riduzione del rischio del 33%, con effetti evidenti per sessioni di durata sia superiore che inferiore ai 10 minuti alla volta, indicano i risultati.

Il diabete è la principale causa di malattia renale cronica ed è responsabile del 30-50% dei casi. Inoltre il diabete associato alla malattia renale cronica è correlato a un aumento di almeno 10 volte del rischio di decesso per qualsiasi causa rispetto alla sola malattia metabiolica, hanno sottolineato i ricercatori.

Le evidenze dimostrano che nel breve termine l’esercizio migliora la funzionalità renale nelle persone con diabete di tipo 2, ma non è chiaro quali potrebbero essere i benefici nel lungo periodo, o se questi effetti siano cumulativi e/o dipendano dalla durata della sessione di attività fisica.

Analisi dei dati del trial Look AHEAD nel diabete di tipo 2
Per chiarire questi punti gli autori hanno effettuato un’analisi secondaria dei dati del trial statunitense Look AHEAD, uno studio multicentrico, randomizzato e controllato che ha confrontato gli esiti cardiovascolari di un intervento intensivo sullo stile di vita con il supporto standard del diabete e l’educazione in 5.145 adulti sovrappeso/obesi con diabete di tipo 2.

L’analisi attuale si è concentrata sul monitoraggio delle attività condotto in 8 dei 16 siti di sperimentazione, che ha coinvolto 1.746 partecipanti a Look AHEAD con un’età media di 58 anni, oltre la metà dei quali (59%) di sesso femminile.

I livelli di attività fisica da moderata a vigorosa sono stati misurati all’inizio dello studio e dopo 1, 4 e 8 anni, utilizzando un rilevatore di attività per valutare il potenziale impatto sulla progressione verso la malattia renale cronica o allo stadio terminale.

La malattia renale cronica è stata definita come un deterioramento di almeno il 30% della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR), la velocità con cui i reni rimuovono le scorie e l’acqua in eccesso dal sangue per produrre l’urina, a meno di 60 ml/min.

Benefici con poco più di un’ora al giorno di attività moderata/intensa
Il conteggio settimanale medio totale di attività fisica da moderata a vigorosa è stato di 329 minuti, il tempo cumulativo per sessioni inferiori a 10 minuti è stato di 267 minuti e per sessioni di almeno 10 minuti è stato di 41 minuti. Durante un periodo medio di monitoraggio di 12 anni, circa 1 partecipante su 3 (567) ha progredito verso una malattia renale cronica.

I soggetti che svolgevano attività fisica da moderata a vigorosa da 329 a 469 minuti ogni settimana avevano una probabilità significativamente ridotta di progressione verso la malattia renale cronica rispetto a quanti praticavano attività fisica per meno di 220 minuti.

Nel complesso, una media settimanale cumulativa più elevata di attività fisica è stata associata a un rischio inferiore del 9% ogni 100 minuti e a un rischio inferiore del 19% se la media è stata raggiunta tramite sessioni della durata di almeno 10 minuti ciascuna.

Inoltre, aumentare il conteggio settimanale di almeno un’ora nel corso dei primi 4 anni di studio è stato associato a un rischio inferiore del 33% rispetto alla maggiore diminuzione registrata con attività per 198 minuti/settimana. Tra questi soggetti è stato anche osservato un rischio inferiore di progressione per periodi di attività fisica che duravano sia più che meno di 10 minuti.

«In qualità di studio osservazionale non consente di stabilire la causa e i partecipanti erano altamente motivati, quindi potrebbero non essere ampiamente rappresentativi delle persone in sovrappeso/obese con diabete» hanno sottolineato i ricercatori. «Tuttavia questi risultati sono coerenti con l’evidenza che l’attività fisica regolare ha effetti antinfiammatori diretti e può promuovere il controllo glicemico, migliorare la sensibilità all’insulina, la pressione sanguigna, i profili lipidici e altri fattori di rischio metabolici e cardiovascolari, tutti associati alla funzionalità renale».

«Inoltre l’associazione tra attività fisica da moderata a intensa e progressione verso la malattia renale cronica era quasi lineare, senza un plateau osservabile o una soglia chiara, suggerendo che le persone con diabete dovrebbero essere incoraggiate a impegnarsi il più possibile a svolgere esercizi con questa intensità per massimizzare i benefici» hanno aggiunto.

Raccomandano che gli adulti in sovrappeso/obesi con diabete di tipo 2 dovrebbero svolgere ogni giorno poco più di un’ora (67 minuti) di attività di intensità moderata sotto forma di camminata veloce, ciclismo, jogging o nuoto per raggiungere 469 minuti ogni settimana, così da ridurre il rischio di progressione verso la malattia renale cronica.

Referenze

Liu M et al. Association of accelerometer-measured physical activity and its change with progression to chronic kidney disease in adults with type 2 diabetes and overweight/obesity. Br J Sports Med. 2024 Feb 6:bjsports-2023-107564. 

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