Apnea ostruttiva del sonno: uomini più a rischio di perdita ossea


Gli uomini con apnea ostruttiva del sonno si caratterizzano per una densità minerale ossea volumetrica, uno spessore trabecolare e uno spessore corticale inferiori

Apnee ostruttive del sonno: le ripercussioni sul lavoro

Gli uomini con apnea ostruttiva del sonno (OSA) si caratterizzano per una densità minerale ossea volumetrica (vBMD), uno spessore trabecolare e uno spessore corticale inferiori rispetto agli uomini non affetti da OSA. Lo dimostrano i risultati di uno studio recentemente pubblicato su BMC Pulmonary Medicine. I ricercatori ipotizzano che l’effetto negativo dell’OSA influisce principalmente sul processo di osteogenesi e si presume che sia legato all’ipossiemia e all’efficienza del sonno.

Razionale e obiettivi dello studio
Ad oggi, gli studi condotti sulla relazione tra OSA e metabolismo osseo sono ancora molto limitati, ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio. Da questi studi sembra emergere che l’ipossia, l’infiammazione secondaria, la disfunzione endoteliale, lo stress ossidativo, la privazione del sonno e la resistenza alla leptina causati dall’OSA potrebbero interferire con il normale metabolismo osseo e causare l’osteoporosi.

Altri studi, invece, ipotizzano che l’ipossia intermittente da OSA possa stimolare la mobilitazione di cellule staminali mesenchimali e potenziare l’effetto osteogenico in modelli animali e che il carico meccanico prodotto dal maggior peso corporeo dei pazienti OSA possa avere un effetto positivo sulla formazione ossea.

Per quanto appena detto, quindi, si evince come ancora oggi la correlazione tra OSA e osteoporosi rimanga controversa e come non siano chiaramente determinati gli specifici meccanismi sottostanti.
La densitometria ossea a raggi X (DEXA) rappresenta l’esame comunemente utilizzato nella maggior parte degli studi che valutano la qualità dell’osso nei pazienti con OSA.

“Tuttavia – argomentano i ricercatori – questo metodo presenta i seguenti difetti: In primo luogo, i tessuti molli sovrapposti alla superficie corporea causano l’attenuazione dei raggi X e gli artefatti da indurimento del fascio. Pertanto, l’applicazione della DEXA per misurare la densità ossea di pazienti obesi (BMI ≥ 25 kg/m2) ha una scarsa accuratezza.
In secondo luogo, la DEXA può rilevare solo le caratteristiche bidimensionali dell’osso, senza quindi discriminare tra osso corticale e osso trabecolare”.

“La tomografia computerizzata quantitativa periferica a risoluzione elevata (HR-pQCT) – continuano – è un nuovo metodo di imaging non invasivo e a basse radiazioni per valutare sistematicamente la qualità dell’osso. Questa tecnologia può ricostruire la struttura tridimensionale delle ossa umane e misurare la densità minerale ossea volumetrica (vBMD). La sua sensibilità e specificità sono significativamente superiori a quelle della DEXA tradizionale. Può anche visualizzare la microstruttura ossea e calcolare i parametri di prestazione meccanica dell’osso. (…) Negli ultimi dieci anni, la sua applicazione nella ricerca clinica è aumentata in modo esponenziale, aiutando a comprendere meglio le differenze nella microstruttura ossea causate dall’età, dal sesso e da varie malattie metaboliche dell’osso”.

In questo studio, I ricercatori hanno messo a confronto gli indici del sangue periferico e i parametri HR-pQCT (compresi i parametri di geometria ossea, vBMD e microstruttura ossea) tra i gruppi di pazienti con OSA di diversa gravità e il gruppo di controllo, cercando di valutare la correlazione tra OSA e osteoporosi e di chiarire l’impatto dell’OSA sulla qualità dell’osso.

Disegno dello studio e risultati principali
Sono stati arruolati nello studio pazienti afferenti ad una clinica del sonno e seguiti nel periodo compreso da agosto 2017 a febbraio 2019. I pazienti affetti da OSA, di sesso maschile e con un’età compresa tra 30 e 59 anni, avevano un BMI pari o inferiore a 30 kg/m2 o inferiore.

I ricercatori hanno ottenuto campioni di sangue a digiuno e tutti i partecipanti sono stati sottoposti a polisonnografia notturna in laboratorio. I siti di misurazione HR-pQCT erano rappresentati dalla tibia e dal radio sul lato non dominante.

Su 90 uomini con OSA reclutati nello studio, 25 erano affetti da malattia di grado lieve, 21 da malattia di grado moderato, 34 da malattia severa  e 10 senza OSA (ovvero il gruppo di controllo). L’età media (SD) dei partecipanti era di 47,13 (5,85) anni, senza differenze significative tra i gruppi. Il BMI medio era di 25,66 (2,09) kg/m2, con un indice significativamente più elevato nei pazienti con OSA grave rispetto al gruppo di controllo (P =0,036) e al gruppo con OSA lieve (P =0,021).

Passando ai risultati, è emerso che, considerando i parametri HR-pQCT, non sono state osservate differenze significative tra gruppi relativamente al radio distale.  Quanto alla tibia, i 4 gruppi di pazienti presentavano differenze significative nell’area corticale (CtAr) (F=4,797, P =0,04), in quanto la CtAr del gruppo OSA grave era significativamente più elevata rispetto ai gruppi con OSA lieve (P =0,06) e moderato (P =0,048) in un confronto a coppie.

Per quanto riguarda la vBMD, i 4 gruppi di pazienti presentavano differenze statisticamente significative della vBMD totale (F=2,990, P =0,035) e della vBMD trabecolare esterna (F=3,696, P =0,015).
I pazienti con OSA presentavano valori inferiori rispetto agli individui del gruppo di controllo. Solo la vBMD trabecolare esterna nel gruppo con OSA lieve era più bassa rispetto al gruppo di controllo (P =0,025) nel confronto a coppie.

Per quanto riguarda la microstruttura ossea, i 4 gruppi presentavano differenze significative nello spessore trabecolare (F=7,060, P =0,000) e nello spessore corticale (F=4,959, P =0,003). I 3 gruppi OSA presentavano valori medi inferiori rispetto al gruppo di controllo.

La fosfatasi alcalina è risultata associata positivamente all’indice di ipopnea e alla percentuale di tempo totale di sonno con SpO2 inferiore al 90%.

Per quanto riguarda il radio, l’età è risultata negativamente associata a molteplici indicatori di BMD e microstruttura del radio. Il BMI ha mostrato un’associazione positiva con più indicatori e una correlazione negativa con la separazione trabecolare (R= -0,261, P =0,013).

Per quanto riguarda gli indicatori del sonno, solo l’indice di apnea e ipopnea è risultato positivamente associato con lo spessore trabecolare (R=0,210, P=0,047). Più parametri del radio sono stati correlati con l’efficienza del sonno.

Da ultimo, nell’analisi di regressione condotta sugli indicatori del turnover osseo e sugli indicatori HR-pQCT, nessuno degli indicatori rilevanti che riflettono la gravità dell’OSA è risultato associato agli indicatori dell’HR-pQCT.

Riassumendo
“I risultati di questo studio hanno mostrato che l’OSA potrebbe avere un impatto negativo sul processo di osteogenesi – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro -. Tale impatto si è manifestato come diminuzione della vBMD, della corteccia tibiale e dello spessore trabecolare dell’osso, palesandosi già intorno alla mezza età”.
“Queste anomalie – continuano – potrebbero suggerire il ricorso al trattamento di ventilazione meccanica a pressione positiva continua (CPAP); sono però necessarie ulteriori conferme al riguardo”.

Bibliografia
Qiao Y et al. Early bone loss in patients with obstructive sleep apnea: a cross-sectional study. BMC Pulm Med 24, 28 (2024). https://doi.org/10.1186/s12890-024-02848-7
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